Generazione 56K, il salto di The Jackal nella romantic comedy (con un po’ di amaro in bocca): la recensione in anteprima

Una storia che viaggia su due binari temporali, con tanta nostalgia e romanticismo: eppure, con i The Jackal, ci saremmo aspettati qualche risata in più

Per The Jackal il debutto fuori dai confini di internet risale al 2017, con il film “Addio fottuti musi verdi”. Non sarebbe sbagliato, però, considerare l’ingresso nel mondo della serialità il vero banco di prova per il gruppo comico napoletano che, nato nel 2005, è diventato presto famosissimo sul web e sui social network per i numerosissimi video pubblicati. Perché Generazione 56K, in uscita domani, 1° luglio 2021, su Netflix, è diretto ancora di più a quello stesso pubblico a cui The Jackal si sono rivolti in tutti questi anni.

Il titolo lo dice molto chiaramente: l’idea è quella di raccontare una storia con riferimenti che tocchino le corde della nostalgia di quei 35-40enni che negli anni Novanta hanno avuto l’onore, da bambini, di scoprire il mondo di internet.

Sempre caro mi fu quel lento modem…

Tutto parte da lì, dall’arrivo di un modem -e della relativa connessione internet- nella casa del protagonista Daniel (Alfredo Cerrone da piccolo, Angelo Spagnoletti da adulto). Quel rumore che segnava il processo di connessione alla rete diventa un accompagnamento musicale al pari di brani del calibro di “Come mai” degli 883, una colonna sonora che conferma la mission nostalgica del progetto seriale dei The Jackal.

Generazione 56K vuole infatti raccontare un prima ed un dopo l’avvento di internet, evidenziando anche con un po’ di amarezza quanto il World Wide Web abbia stravolto le vite di tutti ed, in particolare, condizionato quelle di coloro che sono cresciuti scoprendo le meraviglie della Rete. Dagli incontri reali a quelli virtuali, dalla speranza di ottenere un bacio con un regalo faticosamente acquistato all’app per trovare una scusa per andarsene via da un appuntamento se la persona incontrata non è di proprio gradimento.

Al centro degli otto episodi della serie, diretta da Francesco Ebbasta ed Alessio Maria Federici, c’è quindi una sorta di rassegnazione ai tempi moderni: il confronto continuo con il passato (la storia è divisa tra gli eventi di fine anni Novanta e quelli del presente, creando così due linee temporali) ci porta inevitabilmente a pensare che “si stava meglio prima”, anche se l’effetto è abbastanza scontato, dal momento che la linea temporale ambientata nel 1998 è costituita da una storia con al centro la spensieratezza e la sana incoscienza dei giovani protagonisti.

Ma quanto si ride in Generazione 56K?

Pensando ad una produzione che coinvolge creativamente The Jackal (la serie è prodotta da Cattleya, parte di Itv Studios), viene subito da pensare che Generazione 56K sia una serie prevalentemente comedy, dove lo sketch e l’irriverenza a cui il gruppo ci ha abituato in questi anni la faccia da padrone.

Purtroppo, non è così: negli episodi -che sono comunque da inserire nel filone comedy- la battuta sferzante, che ti fa scattare la risata immediata, non c’è o, meglio, c’è poco, troppo poco per una serie realizzata in collaborazione con alcuni tra i comici ed autori più impattanti sul pubblico degli ultimi anni (basti pensare a Gli effetti di Gomorra sulla gente).

Generazione 56K
© Ufficio Stampa Netflix

L’impressione, piuttosto, è che The Jackal abbiano voluto provare a fare un salto rispetto a quanto già facevano in passato, mettendosi al servizio di una storia che fosse moderna e nelle corde del proprio target di riferimento, sì, ma con uno sguardo meno provocatorio e più romantico.

Generazione 56K è, a tutti gli effetti, una serie tv romantica: a partire dalla storia tra il già citato Daniel e Matilda (Cristina Cappelli), con tanto di matrimonio incombente di quest’ultima, passando per l’amicizia che lega Daniel con Luca (Gianluca Fru) e Sandro (Fabio Balsamo), fino agli affetti della propria famiglia, collante tra un passato ed un presente diversissimi tra di loro e che hanno fatto perdere, in alcuni casi, una spontaneità che ha lasciato posto alle maschere indossate il più delle volte dagli adulti.

Generazione 56K, una romantic comedy made in Napoli (ma nulla di più)

Generazione 56K
© Ufficio Stampa Netflix

In definitiva, quindi, possiamo dire che Generazione 56K potrebbe lasciare l’amaro in bocca a tutti coloro che speravano di ritrovarvi quello stesso spirito goliardico e parodistico tipico dei video di The Jackal. Eppure, riproporre quello stesso formato in chiave seriale e su una piattaforma che vive di storie e non di sketch sarebbe potuto essere dannoso.

Ecco, perché, quindi, l’operazione di Generazione 56K non è riuscita del tutto, ma non è nemmeno fallita: l’impegno produttivo c’è e si vede, il cast è ben assortito, fresco e capace di immedesimarsi nel clima del racconto; la Napoli che fa da location principale riesce a dare un tocco di spensieratezza ed italianità che non guasta (ricordiamoci che la serie sarà disponibile nei 190 Paesi in cui Netflix è disponibile).

Al netto di tutto questo, però, resta il dispiacere per qualche battuta mancata, qualche situazione che sarebbe potuta degenerare nella comicità più pura e rimarcare così il tratto distintivo di The Jackal che, invece, qui si limitano a traghettare il proprio pubblico verso un racconto un po’ più maturo usando come pretesto l’effetto nostalgia ed una canzone degli 883. Ma non basta.