Friends: The Reunion è una celebrazione/compromesso che ci ricorda la potenza delle sit-com. La recensione in anteprima

La reunion è stata pensata incredibilmente bene, riuscendo a toccare le giuste corde emotive ed a ricordarci la potenza delle sit-com

“E voi che ci fate qui?”
“Aspettavamo te!” (da Friends: The Reunion)

Questo breve scambio di battute riassume il rapporto tra il pubblico che da ventisette anni a questa parte ha seguito o sta seguendo Friends ed il suo cast. Per diciassette anni, ovvero da quando la serie si è conclusa nel 2004, i sei protagonisti non si sono più ritrovati insieme nella stessa stanza davanti alle telecamere. Un evento simile fu sfiorato durante lo speciale del 2016 in onore del regista James Burrow, ma all’appello mancava Matthew Perry, impegnato in una tournée teatrale. La reunion di Friends l’ha reso finalmente possibile, e da domani, giovedì 27 maggio 2021, il risultato sarà visibile non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia su Sky e Now.

I sei del Central Perk sono giunti così ad una sorta di compromesso: se la reunion di Friends si deve fare, che non sia un sequel o un revival, ma una celebrazione di quei dieci anni che hanno cambiato la loro vita e che hanno regalato al pubblico televisivo un prodotto che ancora oggi genera fan.

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E così è stato: coerenti con loro stessi, quella che Hbo Max ha voluto realizzare è un ibrido mai visto prima nell’era televisiva in cui remake, revival e reunion sceneggiate sono quasi la norma. Friends: The Reunion è un lungo (quasi due ore) amarcord in cui interviste, sketch e reinterpretazioni di alcune mitiche scene prendono vita riuscendo a non stancare e, soprattutto, a non destare fastidio tra i telespettatori.

Perché, ammettiamolo: se Friends tornasse in tv con un sequel o sul grande schermo con un film -ipotesi che tutto il cast, ancora una volta, ha negato di aver mai preso in considerazione- saremmo tutti contenti per i primi cinque minuti. Poi, partirebbe inevitabilmente il confronto: ed a vincere, lo sappiamo già, sarebbe il passato, la nostalgia, la voglia di tornare a scoprire se Ross (David Schwimmer) e Rachel (Jennifer Aniston) si metteranno insieme, se Joey (Matt LeBlanc) otterrà quella parte che tanto desidera, quale sarà la prossima sarcastica battuta di Chandler (Perry), quale sarà la nuova sfida di Monica (Courteney Cox) e se Phoebe (Lisa Kudrow) ne combinerà un’altra della sue.

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Quando parliamo di reunion televisive, è inevitabile che il risultato finale lasci sempre un po’ a desiderare, proprio per questo: è un po’ come se ci facessero entrare nella camera o nella casa in cui siamo cresciuti ma, invece di godercela per pochi istanti, ci dicessero “Ecco, ora abiti di nuovo qui”.

I creatori Marta Kauffman (di cui vi consigliamo l’adorabile Grace and Frankie su Netflix) e David Crane, con Friends, hanno voluto raccontare una fase della vita che, nel momento in cui si forma la propria famiglia, inevitabilmente finisce. E con The Reunion, hanno voluto invitarci ad una rimpatriata che durasse giusto il tempo di qualche lacrime e di numerose risate.

Sebbene sia un “unscripted” (ovvero senza una sceneggiatura vera e propria alle spalle), questo speciale è stato pensato, ideato e realizzato dannatamente bene: ogni momento -alcuni di più, altri di meno- vanno a toccare determinate corde emotive, con l’intento da parte dei produttori esecutivi (tra cui anche i sei membri del cast, che così hanno avuto anche il loro posto al tavolo delle decisioni) di consacrare Friends come qualcosa di davvero unico ed irripetibile.

Manco a dirlo, i momenti meno riusciti sono quelli con la partecipazione delle guest-star, elementi utili solo a sottolineare la popolarità di Friends anche tra i “vip”. Tra i momenti più toccanti, invece, il racconto dei fan nel mondo, che rivelano quanto questa sit-com li abbia aiutati nelle fasi difficili della loro vita. E che se ridere è terapeutico, riuscire a scrivere la giusta battuta è incredibilmente difficile.

Friends reunion

Friends: The Reunion non ci lascerà nulla di nuovo rispetto a quanto già sapessimo sulla serie tv o sul suo cast, tranne una cosa. Ovvero che la sit-com/comedy resta uno dei generi più potenti della tv: spesso considerata come prodotto di Serie B per la sua durata ridotta, l’assenza di pezzi grossi nel cast o le sue intenzioni puramente comiche, la sit-com è in realtà la vera cartina di tornasole che la tv ci offre quando si deve raccontare la società e la sua evoluzione.

Tra una risata e l’altra, i personaggi che ne emergono riescono sempre ad incarnare situazioni e fenomeni paralleli ai tempi che i telespettatori vivono, metabolizzando eventi, notizie e sentimenti comuni in poche efficaci battute. Un lavoro non da poco, che va rispettato anche quando si fa un reunion. E quella di Friends c’è riuscita.

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