Eurovision 2023 non si farà in Ucraina: Regno Unito in pole

Eurovision 2023 in UK? La BBC si è candidata e EBU e UA:PBC fanno sapere che la prossima edizione non si farà in Ucraina per la guerra ancora in corso.

L’Eurovision Song Contest 2023 non si terrà in Ucraina, né a Kiev né a Mariupol. Il Paese ha ufficialmente comunicato all’EBU – European Broadcasting Union di non poter ospitare la 67esima edizione di ESC, nonostante la speranza che la vittoria della Kalush Orchestra – segno della vicinanza dei telespettatori alla causa ucraina – potesse essere un primo concreto sguardo verso un futuro di pace. Era stata questa la speranza del Supervisiore ESC Martin Ostendahl consegnando lo ‘starter kit’ di paese ospite alla responsabile della tv ucraina subito dopo la vittoria a Torino ed era stata questa la speranza che aveva portato il team ucraino ad accettare il kit come segno di ‘buon augurio’ per una rapida conclusione del conflitto. Lo stesso presidente Zelensky, ringraziando i telespettatori europei, aveva rilanciato candidando come sede dell’evento una delle città più martoriate dai russi, ovvero una “Mariupol libera e ucraina”. E invece a un mese dalla vittoria simbolica (e meritata) della Kalush Orchestra (che intanto ha messo all’asta il trofeo per comprare armi) la realtà fa capolino e la necessità di dare all’evento una prospettiva concreta ha spinto l’Unione delle tv pubbliche europee e UA:PBC a comunicare che ESC 2023 non si svolgerà in Ucraina. 

ESC 2023, l’Ucraina non può ospitarlo: il comunicato ufficiale

L’ annuncio arriva direttamente dall’EBU con un comunicato ufficiale pubblicato anche sui canali social.

 

“Dopo la vittoria di maggio, EBU ha valutato con il servizio pubblico ucraino, UA:PBC, diverse opzioni per ospitare la prossima edizione dell’ESC, già organizzata da loro nel 2017 e nel 2005. È una tradizione ormai consolidata quella che vede il paese vincitore dell’Eurovision Song Contest ospitare l’edizione successiva, previa la verifica di alcuni criteri come la fattibilità della produzione e la sicurezza di tutti i partecipanti, pubblico incluso”

si legge nella prima parte del comunicato. Sicurezza che, data la situazione, l’Ucraina non può certo assicurare.

“Dal momento che la guerra scatenata dall’invasione russa continua, l’EBU ha verificato con la UA:PBC e con partner specializzati la piena fattibilità dell’evento in merito soprattutto alla sicurezza. L’Eurovision Song Contest è una delle produzioni tv più complesse del mondo, com migliaia di persone impegnate nella sua realizzazione e richiede un anno di tempo. Di conseguenza tutti i gruppi responsabili (the Reference Group, the ESC’s governing board, si legge nella nota) con gran dispiacere, hanno dovuto concludere che, date le attuali circostanze, UA:PBC non può garantire la sicurezza necessaria per ospitare, organizzare e produrre l’ESC secondo le sue norme”.

Una decisione, dunque, presa da EBU con la UA:PBC (almeno a leggere la nota), considerato che la tv pubblica non può garantire quanto richiesto in pieno conflitto ancora in corso. È stato bello sognarlo, almeno per qualche giorno, almeno la sera della vittoria…

Il comunicato di EBU prosegue con i sentiti ringraziamenti alla tv pubblica ucraina che ha cercato ogni possibile soluzione e con l’espressione della massima vicinanza al loro dispiacere e alla loro delusione per non poter ospitare l’evento dopo la vittoria della Kalush Orchestra. In più EBU assicura che continuerà a supportare la tv ucraina in ogni modo affinché continui il suo indispensabile servizio per la popolazione.

Resta aperta però una questione…

Dove si fa Eurovision 2023?

L’EBU fa sapere di aver preso contatti con la BBC, che si è recentemente proposta per organizzare l’ESC 2023 nel Regno Unito. Ipotesi presa in considerazione anche perché l’UK si è classificata seconda con Sam Ryder e quindi più ‘titolato’, là dove avesse manifestato interesse, ad ospitare l’evento. Ricordiamo che nell’immediatezza della finale, si erano fatti avanti la Svezia con Stoccolma, città gemellata con Kiev, e la Spagna, terza con Chanel. L’Italia, invece, non ha fatto neanche la mossa di riproporsi: una edizione è andata ed evidentemente la Rai è a posto così. L’ipotesi UK prende quindi subito quota dal momento che a parlare di contatti in corso con BBC è la stessa EBU.

Chiunque sia il Paese ospitante di ESC 2023, però, EBU ci tiene a far sapere che l’evento metterà in evidenza la vittoria dell’Ucraina:

“E’ nostra piena intenzione fare in modo che la vittoria dell’Ucraina sia evidente nello show del prossimo anno. Sarà una priorità nella programmazione con il paese ospitante”.

Se sarà il Regno Unito, dove potrebbe svolgersi la 67esima edizione dell’Eurovision Song Contest?

Il primo pensiero è per l’02 Arena di Londra, anche se la Capitale ha già ospitato l’ESC nel 196o, nel 1963, nel 1968 e nel 1977; altre edizioni si sono tenute a Edimburgo nel 1972, a Brighton nel 1974, ad Harrogate nel 1982 e a Birmingham nel 1998, dopo l’ultima vittoria dell’UK nel 1997 con Katrina and the Waves e la loro Love Shine A Light, diventata fonte di ispirazione per l’edizione non competitiva del maggio 2020, in piena pandemia (quella in cui avrebbe dovuto partecipare Diodato e di cui fu, comunque, protagonista). Da dire che a fronte di 8 edizioni ospitate, il Regno Unite ne ha vinto ‘solo’ 5 (1967, 1969, 1976, 1981, 1997): nel 1960 ospitò la quinta edizione al posto dell’Olanda, che non volle organizzare un’altra edizione dopo quella del 1958 lasciando così l’onore al Regno Unito, secondo nell’edizione francese del 1959; anche nel 1963 la BBC subentrò dal momento che la Francia – già vincitrice due volte e per due volte ospitante a Cannes nel 1959 e nel 1961 – non se la sentì di organizzare una terza edizione a così breve distanza dalle precedenti; quindi subentrò a Monaco che non aveva una sede adatta per l’edizione 1972, mentre nel 1974 prese il posto del Lussemburgo che non volle organizzare l’edizione, nonostante la vittoria, per motivi economici.

Insomma, il Regno Unito (e la BBC) sono spesso state l’àncora di salvezza per l’ESC: in questa edizione, peraltro, è arrivata seconda, quindi avrebbe un ‘motivo’ in più per essere il paese ospitante.

Il paradosso è che il Regno Unito non è più nell’Unione Europea, con tutti i problemi relativi sorti per la ‘libera circolazione’ di persone e merci. Primo tra tutti la necessità di un passaporto, perché la carta d’identità – valida nei paesi membri e nei paesi Schengen – non basta più. Una frontiera, l’ennesima, nel cuore dell’Europa e anche dell’ESC.

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