Emigratis: la stessa gag ripetuta per tre ore

Emigratis cambia la forma, per rendersi più adatto al pubblico di Canale 5, ma la sostanza rimane la stessa delle altre tre edizioni.

Emigratis arriva su Canale 5 a quattro anni dall’ultima edizione andata in onda su Italia 1, con un upgrade non indifferente a livello di qualità, di post-produzione e soprattutto di budget.

Se il programma è intoccabile dal punto di vista dei contenuti, con quel finto politicamente scorretto che non ha innovato alcun linguaggio televisivo (e che ha costretto Mediaset ad apportare un bollino rosso fisso per tutta la serata e un disclaimer a inizio puntata), l’operazione Emigratis su Canale 5, quindi, ha riguardato soprattutto la forma.

Via le risate finte, post-produzione pesante, una veste da docu-reality per un programma che è stato ripulito il più possibile al fine di presentarlo al pubblico di Canale 5 che, nonostante si ritrovi 8 ore di Grande Fratello Vip in prime time ogni settimana, è pur sempre il pubblico di un’ammiraglia.

Dell’intelligenza artistica e comunicativa di Pio e Amedeo, ne abbiamo già ampiamente parlato.

Pio e Amedeo sono riusciti a creare uno zoccolo duro di fan convinti che la loro comicità debba far divertire per forza e che se esistono spettatori ai quali la loro comicità non risulta divertente è semplicemente perché non la capiscono.

Quando un artista instilla questo tipo di convinzione a chi li segue, sostanzialmente, ha già vinto tutto quello che c’era da vincere.

In Emigratis, però, non c’è niente da capire e la perseveranza con cui si sopravvaluta un programma che nasce, sì, da un’intuizione simpatica (i servizi a Le Iene), di cui l’idea è stata spremuta come un limone per tre lunghissime stagioni, è a suo modo ammirevole.

Emigratis non è Il Senso della Vita dei Monty Python, non è il Rabelais di Paolo Rossi, non è uno spettacolo di Alessandro Bergonzoni e non è nemmeno Neripoppins di Neri Marcorè, giusto per citare un programma comico abbastanza recente. Perfino la semplice comicità surreale di Valerio Lundini è degna di maggiore analisi.

Emigratis è la stessa gag per tre ore, è la rappresentazione dell’italiano medio all’estero, i telespettatori, fan e detrattori, l’hanno capito e lo sanno ma c’è anche un’altra cosa incredibile da aggiungere: Pio e Amedeo possono anche non far ridere.

La loro comicità, sostanzialmente senza scrittura, che si basa su un canovaccio con il quale si prova a dare una narrazione ben precisa ad ogni singola puntata (a volte, il tutto viene compattato alla bell’e meglio), può anche essere considerata di mediocre fattura, soprattutto se reiterata per un prime time di tre ore.

Inaudito, come si possa pensare che gli italiani medi, populisti e qualunquisti, messi in scena da Pio e Amedeo possano risultare degli escamotage per trattare argomenti ben più seri come la crisi climatica, la guerra, il caro bollette o il reddito di cittadinanza.

Non c’è spessore, non c’è analisi critica, non c’è punto di vista, non c’è la satira.

Quello che rimarrà al pubblico, al termine di questa prima puntata della quarta edizione, è l’immagine di Pio e Amedeo che ballano nudi davanti a Neymar e battute del calibro di “Posso donarti un organo?” o “Ti faccio provare il mio, di microfono!”.

E nient’altro.