Elisabetta Aldrovandi: “Onorata di partecipare a Ore 14 e Storie Italiane, la professionalità è fondamentale quando ci si occupa di cronaca nera”

TvBlog ha intervistato Elisabetta Aldrovandi, avvocato e opinionista in talk show in onda sulle reti Rai come Storie Italiane e Ore 14.

Nella stagione televisiva che sta volgendo al termine, l’abbiamo vista in programmi d’approfondimento giornalistico Rai come Storie Italiane, in onda su Rai 1 e condotto da Eleonora Daniele, e Ore 14, in onda nel primo pomeriggio su Rai 2 e condotto da Milo Infante. Elisabetta Aldrovandi, avvocato e docente di criminologia e vittimologia, ha commentato in tv, in qualità di opinionista, fatti riguardanti la stretta attualità e casi di cronaca nera.

TvBlog ha intervistato Elisabetta Aldrovandi con cui ci siamo soffermati sulla sua esperienza in televisione, iniziata nel 2017, e sul modo con il quale la tv affronta temi delicati come omicidi e reati violenti.

Elisabetta Aldrovandi: “Tuttologi in tv? Io mi occupo solo di ciò che riguarda le mie competenze”

In questa stagione televisiva è stata ospite più volte a Storie Italiane e a Ore 14. Nelle passate stagioni, è stata presente in altri programmi come La vita in diretta e Unomattina. Come ha iniziato e come valuta la sua esperienza televisiva?

Ho iniziato a frequentare l’ambiente televisivo per caso, nel 2017, dopo una partecipazione a La vita in diretta in cui avevo accompagnato un ragazzo vittima di gravissime lesioni con l’acido, da parte della sua ex. Intervenni in puntata, e da allora, con frequenza regolare, sono stata invitata per parlare di casi di cronaca, sia nella stagione invernale sia in quella estiva, aggiungendo poi Unomattina, fino al marzo 2020. L’arrivo del COVID ha ovviamente cambiato tutto, e terminata la prima fase emergenziale, ho ricominciato, prima a Ore 14 su Rai 2 e, negli ultimi mesi, anche a Storie Italiane su Rai 1. Inoltre, sono ospite di alcune trasmissioni su Telelombardia e Antenna Tre. Quella televisiva è un’esperienza molto interessante, che offre la possibilità di approfondire casi di cronaca sotto diverse angolazioni, e mi dà la possibilità di fornire contributi che, spero, possano essere utili come spunti di riflessione.

Cronaca nera e tv, un binomio che, in passato, spesso ha generato polemiche a causa del modo in cui venivano trattati i fatti di cronaca. Oggi, secondo lei, la tv come tratta i casi di cronaca nera e di attualità?

Il numero elevato di trasmissioni che si occupano di cronaca nera risponde all’esigenza del pubblico, che evidentemente è interessato a indagare assieme a giornalisti e ospiti, su presunti assassini, moventi, intrecci amorosi. Questo fa sì che, a volte, vi sia una rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, che rischia di impedire il giusto e doveroso approfondimento che certi casi meritano, soprattutto quando si tratta di omicidi o violenze sessuali. Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che nelle trasmissioni alle quali partecipo, e cui ho partecipato in passato, tutti, dagli autori ai conduttori, sono molto attenti alle notizie e alle fonti, e integerrimi nel voler raccontare ai telespettatori la verità reale di fatti e situazioni. Il che mi rende particolarmente onorata di potervi partecipare, perché ritengo la professionalità un requisito fondamentale per chi si occupa di casi di cronaca nera.

Quali sono i limiti che non si dovrebbero superare e quali sono gli errori in cui si rischia di cadere quando si affrontano temi così delicati?

Il limite del rispetto della dignità umana, sia essa quella della vittima e dei suoi familiari, sia del presunto carnefice. Il modo, professionale ma empatico, con cui una persona che ha subito un grave reato viene intervistata, così come la capacità di mantenere il giusto autocontrollo e distacco anche di fronte a persone indiziate di gravi delitti, è fondamentale per chi si approccia a parlare di casi che vanno oltre il fatto di reato, ma coinvolgono emotivamente e tendono, a volte, a trasformare assassini o stupratori in “star” televisive.

C’è stato un caso di cronaca particolarmente difficile da analizzare in tv?

I più complicati ma i più affascinanti, da un punto di vista giuridico e criminologico, sono quelli in cui l’autore del delitto è sconosciuto, o meglio, ci sono indizi contrastanti che portano a sospettare di più persone, ma nessuno di essi risulta determinante per la colpevolezza. Quelli in cui l’assassino confessa subito, per quanto la confessione non esclude il processo, o che avvengono davanti a più testimoni o telecamere, sono differenti, perché, più che ragionare su chi sia il colpevole, ci si sofferma a riflettere su moventi e circostanze.

In tv, vediamo spesso “tuttologi” che passano con facilità da un argomento all’altro. Lei che ne pensa?

Personalmente, in televisione, mi occupo esclusivamente di ciò che riguarda la mia professione e le mie competenze. Non mi sentirei a mio agio a trattare pubblicamente di argomenti per i quali non ho studiato o non ho un titolo apposito, perché in quel caso darei una semplice opinione personale, e non qualificata da preparazione o professionalità specifica.

Per chi non la conoscesse, lei, fuori dalla tv, di cosa si occupa?

Sono avvocato da oltre vent’anni, nonché docente di criminologia e vittimologia presso una facoltà triennale di Milano. Inoltre, sono Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, una grande famiglia in cui hanno trovato casa sia le vittime di gravissimi reati che i loro familiari. L’Osservatorio è una delle poche associazioni regolarmente chiamata in audizione in Commissione Giustizia alla Camera e al Senato quando si trattano disegni di legge relativi alle vittime, come, per esempio, quello introduttivo del “codice rosso” e la riforma in tema di contrasto alla violenza domestica. Infine, ricopro la carica di garante regionale per la tutela delle vittime di reato per la regione Lombardia, prima regione in Italia ad aver pensato a questa figura, per sensibilizzare e supportare le vittime di gravi reati.

In tv, secondo lei, manca uno spazio dove aiutare direttamente persone vittime di ingiustizie e reati violenti?

Penso che la tv e gli altri mezzi di informazione possano avere la funzione di cassa di risonanza per vittime di gravi reati e per i loro familiari, che così possono far sentire la loro voce che forse, altrimenti, rimarrebbe inascoltata. A chi dice che i mezzi di informazione “sfruttano” il dolore di persone che hanno subito gravi reati, rispondo che spesso sono loro a voler raccontare la loro storia, per sentirsi meno sole e soprattutto per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni verso l’indifferenza e l’abbandono che troppo spesso le vittime subiscono. Il coraggio delle vittime è un tema su cui si parla poco, ma è molto importante. Oltre il fatto di reato ci sono sofferenze, traumi, senso di ingiustizia, che le vittime vivono ben oltre dopo che si spengono le luci delle telecamere.

Da spettatrice, quali sono i programmi televisivi che apprezza e i motivi?

Ovviamente amo tutti i programmi in cui si trattano casi di cronaca nera, in cui si cerca di approfondire i temi affrontando diversi punti di vista. Poi, i talk show che raccontano l’attualità. E, anche se non si tratta propriamente di programmi, sono appassionata di telefilm e film gialli, soprattutto quelli cosiddetti “vintage”, come Il tenente Colombo, La signora in giallo o i film di Hitchcock, in particolare quelli degli anni quaranta, che adoro.

Dove la vedremo nella prossima stagione televisiva?

Non so ovviamente nulla, perché le ospitate televisive non sono concordate in anticipo e non ho nessun legame contrattuale, essendo tutte le mie partecipazioni a carattere gratuito. Se si riterrà gradita la mia presenza, sarò onorata di rendermi utile e dare il mio contributo.