Elisa Pomarelli, il documentario sulla ragazza uccisa dall’amico in quanto lesbica su Crime + Investigation

Uccisa due volte – Il caso Pomarelli ricostruisce la vicenda sul canale 119 della piattaforma Sky.

Nel mese del Pride ecco Uccisa due volte – Il Caso Pomarelli, una nuova produzione originale in prima visione assoluta da martedì 28 giugno alle 22.55 su Crime+Investigation (canale 119 della piattaforma Sky, presente anche tra i canali aggiuntivi di Prime Video), che narra la vicenda di un femminicidio di matrice omofobica che è passato abbastanza sottotraccia dal punto di vista mediatico.

Siamo nel 2019. Massimo Sebastiani e Elisa Pomarelli scompaiono tra le colline piacentine e vengono avvistati l’ultima volta insieme all’interno di una trattoria, poi la coppia sparisce.

Iniziano interminabili ricerche,nel corso delle quali la famiglia Pomarelli spera di poter ritrovare con tutte le sue forze la ragazza. Il timore è che Sebastiani l’abbia rapita. Al tredicesimo giorno di ricerche, le forze dell’ordine riescono a trovare l’uomo, che rivela di aver ucciso Elisa. Spiega di essere stato innamorato di lei ma che quest’ultima non lo ricambiava.

Pomarelli viene uccisa solo per aver dichiarato il suo orientamento sessuale. Massimo Sebastiani è stato poi condannato a vent’anni di carcere. La sentenza è arrivata al termine di un processo con rito abbreviato. Il procuratore Grazia Pradella aveva invece chiesto ventiquattro anni di carcere per l’imputato.

L’ingiustizia ha una sua continuazione anche  nel corso del processo, visto che all’imputato non vengono riconosciute le aggravanti previste per femminicidio, in quanto il rito abbreviato era stato concesso sulla base di una perizia psichiatrica. Naturalmente non viene riconosciuta neanche l’aggravante di stampo omofobico, in quanto manca ancora una legge contro l’omolesbobitransfobia (il disegno di legge Zan è stato affossato l’anno scorso dal Senato della Repubblica).

Il documentario ripercorre questa tragica vicenda mostrandoci non solo un caso di femminicidio ma anche delle difficoltà del nostro sistema giudiziario e mediatico nel proteggere e tutelare le persone LGBTQIA+ all’interno di una società che rende come invisibile l’orientamento sessuale lesbico e non riconosce per di più l’omolesbobitransfobia come violenza.