Elena Testi: “La scrittura è la mia grande passione, ma può convivere con la tv”

Elena Testi, inviata dal 2019 di Tagadà, racconta: “Andrea Salerno e Tiziana Panella fanno crescere le nuove leve del giornalismo”

Inviata dal 2019 di Tagadà, Elena Testi porta avanti la sua carriera giornalistica fra televisione e carta stampata. Sabato 16 ottobre ha ricevuto a Trieste per l’inchiesta dal titolo I bambini dell’era Covid abbandonati ai loro incubi il Premio Stampa Italiana intitolato a Marco Luchetta, giornalista rimasto ucciso da una granata croata mentre stava realizzando un servizio per uno speciale del Tg1.

Rappresenti una rarità nel panorama giornalistico italiano: non mi vengono infatti in mente molti altri esempi di giornalisti che coniugano carta stampata e televisione. È così?

Io ho iniziato indubbiamente dalla carta stampata, poi è arrivata la televisione con la scuola di giornalismo di Perugia. La scrittura resta la mia grande passione e grazie a La7 ho potuto continuare a collaborare con L’espresso. Il lavoro televisivo, che mi porta a viaggiare per tutta Italia, mi fornisce anche tanti spunti da poter cogliere e approfondire maggiormente sulla carta stampata.

Quando si sono uniti fra di loro nel tuo percorso professionale carta stampata e giornalismo televisivo?

Queste due diverse dimensioni si sono sposate fra loro quando sono arrivata a La7. All’inizio è stato un matrimonio un po’ difficile perché la televisione costringe a lavorare h24 e a continui spostamenti, però questo mi dà anche la possibilità di seguire in prima persona eventi, purtroppo anche tragici, come la drammatica scena delle bare sui carri di Bergamo, che posso andare poi a raccontare su L’espresso, dove continuo a collaborare grazie alla fiducia e alla stima di Marco Damilano.

La tua prima esperienza televisiva è stata però in un contesto molto diverso da quello di Tagadà, ovvero il tribunale di Forum. Qual è il tuo ricordo?

A Forum ho fatto i conti con un modo di fare televisione diverso dal giornalismo. Io credo che ogni esperienza che si allontani dal tuo sentire rappresenti un arricchimento. Ricordo con grande affetto quell’esperienza anche perché mi ha dato la possibilità di lavorare con una grande conduttrice come Barbara Palombelli. È una persona a cui sono legata non solo professionalmente, ma anche da una sincera amicizia. Barbara mi segue sempre ed è una delle mie più grandi fan: lei ama far e vedere crescere le persone che le sono state vicine negli anni.

Nel 2019 arrivi a La7 dopo una stagione a Forum. Qual è stato il viatico che ti ha permesso di arrivare su questa rete?

Ho sempre voluto lavorare a La7 perché ritenevo che quella fosse casa mia. Ho iniziato così a mandare delle mail alla vicedirettrice Elisabetta Arnaboldi, che mi hai chiamato poi per un colloquio. Siamo rimaste a parlare per un’ora e mi ha chiesto di lavorare quell’estate per In onda. Quando stava per finire la stagione, il capo autore Giuseppe Ciulla mi ha chiesto di rimane a La7 su Tagadà e mi sono trovata spiazzata perché non volevo tradire la fiducia di Barbara. Poi, dopo un colloquio con il direttore Andrea Salerno e Elisabetta Arnaboldi, chiamai proprio Barbara Palombelli e mi confrontai con lei, che mi disse: “È giusto che tu fai queste esperienze anche con altri emittenti televisive. Se poi va male, io ti riaccolgo a braccia aperte”.

A Tagadà a formare la squadra di inviati siete tutti under 40. La questione anagrafica incide in un lavoro che richiede di essere costantemente in viaggio o è una pura casualità?

Penso che non sia una questione legata all’età dato che ci sono bravissimi colleghi del tg più grandi anagraficamente. Il merito è sicuramente invece di Andrea Salerno e Tiziana Panella, perché quando uno è un giornalista affermato credo che abbia il dovere di formare le nuove leve. Non è una casualità, credo che sia la precisa volontà di formare i giornalisti che verranno. Tiziana è poi un’insegnante attenta e una grande professionista. Non ci può essere scuola migliore.

Per il tuo futuro immagini di continuare a portare avanti insieme carta stampata e giornalismo televisivo?

Io ho un’esigenza fisica per la scrittura: se non scrivo sto male, così come se non faccio l’inviata. Quindi credo che continuerò così. Magari un giorno mi dedicherò a qualcosa di più approfondito come la scrittura di un libro…

Per il lato televisivo ti vedi al momento solo come inviata o ambiresti anche a una conduzione da studio?

In questo momento, tornando a quanto detto prima, ho anche l’età “giusta” per fare l’inviata e non so neanche se sarei in grado di sostenere una conduzione. Ci sono bravissimi inviati che in conduzione non rendono. Poi vedremo, tanto queste scelte non dipendono da me: per il momento faccio molto volentieri l’inviata.

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