Home Notizie Elena Pero, la voce del tennis diventa un simbolo: l’ultima grande lezione di un’icona

Elena Pero, la voce del tennis diventa un simbolo: l’ultima grande lezione di un’icona

Elena Pero è morta a 60 anni. Il mondo dello sport e dell’informazione rende omaggio alla voce del tennis che ha lasciato una lezione importante per gli appassionati e chi intende coltivare l’ambizione del racconto giornalistico.

25 Settembre 2026 20:00

Elena Pero è morta a 60 anni, ma resterà nell’immaginario collettivo di tutti. Sembra una frase fatta, una certezza intrisa di retorica, che magari non sarebbe piaciuta alla nota giornalista. Una donna puntuale, pragmatica e assolutamente lucida. Persona consapevole fino all’ultimo istante di vita vissuta, ma per capirlo occorre partire dall’inizio. Una gioventù piena d’ambizione, la volontà di diventare giornalista e il Battesimo di Rino Tommasi che l’aveva voluta a TelePiù dopo il praticantato da professionista.

Una vera e propria investitura che rompeva anche un tabù: a raccontare lo sport, il tennis, non c’erano esclusivamente gli uomini. Lei voleva stare a contatto con i giganti del settore, come Clerici, per dimostrare che una voce può arrivare lontano. Persino dove non sembrerebbe essere possibile. Lei ha dimostrato, non solo con le telecronache, che il giornalismo – il racconto sportivo – è sudore, rispetto e sacrificio.

Sudore, rispetto e sacrificio

I colleghi e le colleghe che la ricordano oggi, da Pierluigi Pardo a Riccardo Trevisani, fino a Mariangela Pira e Gaia Piccardi (che ha realizzato un toccante articolo sul Corriere della Sera), oltre a sottolineare la capacità di lavorare in maniera impeccabile della donna tornano indietro nei cassetti della memoria e tirano fuori aneddoti importanti. In tutte queste rimembranze, ricorre un aspetto fondamentale: la precisione di una professionista che non si accontentava mai. Rino Tommasi le cerchiava i refusi negli elaborati scritti e la costringeva a fare costantemente quello che oggi, i più giovani, definiscono rewatch. Rivedeva le proprie telecronache di prova per migliorare e migliorarsi.

Elena Pero è morta a 60 anni
Elena Pero è morta a 60 anni (Screenshot X) – TvBlog

Una sana abitudine che ha conservato sino all’ultimo. Non ha mai smesso di fare il suo lavoro perchè, per lei, il tennis non era un impiego ma una passione. Si divertiva a giocare, quando poteva, ma il luccichio negli occhi lo aveva quando raccontava le imprese dei campioni. L’ultimo, in ordine di tempo, Jannik Sinner e la seconda vittoria consecutiva sui giardini di Wimbledon. Proprio in quel contesto qualche collega aveva iniziato a sospettare qualcosa: un caldo oltre la media, ma Pero aveva sempre freddo. Campanello d’allarme a cui nessuno aveva dato peso, ma alcuni dubbi avevano iniziato a prendere corpo.

Wimbledon, l’ultima impresa

Sospetti che scivolarono via di fronte alla grinta che la donna, cronista e telecronista, mostrava ad ogni punto realizzato dal campione altoatesino. “Quando vince Sinner, io mi diverto sempre”, aveva detto. Una lezione che tutti dovranno – loro malgrado – ricordare. Elena Pero non lavorava: si divertiva. Era una professionista che non faceva fatica ad ammettere che il suo lavoro era l’intero mondo e modo entro cui sentiva di stare. Lascia, dopo una lunga malattia, la figlia Martina e il marito Sergio con cui ha condiviso tutto. I quali, però, sapevano e sanno che lo sport per lei era linfa vitale.

Elena Pero addio alla nota giornalista
Elena Pero addio alla nota giornalista sportiva (Screenshot Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Una fonte di energia e voglia inesauribile che faceva trapelare a piccole dosi. Voce soave, educata, pronta. Sempre al posto giusto, con le parole giuste e le frasi da evitare. Selezionava tutto, a volte troppo. Al punto che i commenti social, prima della dipartita, erano divisivi: chi ne riconosceva il talento e chi, invece, la riteneva troppo imballata. Esageratamente composta. Senza enfasi. Pero non dava peso a commenti di questo genere perchè sapeva benissimo che i complimenti passano e gli insulti o le critiche, quando arrivano da persone non competenti in materia, hanno valore infimo.

Il rispetto della professione

Oggi il giornalismo, non solo sportivo, è diventato iperbole. Pero, invece, insegna il valore della pacatezza. L’importanza della diplomazia e la necessità di equilibrio. Nel racconto e soprattutto nelle analisi. Ecco perchè le sue telecronache rimarranno scolpite nella memoria: Elena Pero ha sempre avuto il rispetto della professione, riconoscendo quanto contasse informare nella maniera migliore. Il giornalismo grazie a lei era ancora un servizio, anziché un mezzo per esporsi. La nota cronista era ancora una di quelle che sapeva fare un passo indietro per raccontare quello che le accadeva intorno, invece di prendersi la scena.

Chi informa dovrebbe tenerlo sempre a mente: non è il protagonista di una storia o, come in questo caso, di un’impresa ma colui o colei che ne agevola il racconto. Elena Pero è diventata grande, immortale per chi l’ha amata e apprezzata, proprio perché ha saputo conservare un’etica professionale e un’umiltà fuori dal comune. Il successo derivante dal sudore, equazione che funziona sempre. Chi, invece, prova a fare il contrario – ovvero a ottenere successo senza sudare – rischia di perdersi. La rotta di Pero era sempre la stessa: quella che non le ha fatto rinunciare neppure a un impegno. Dato che sapeva quanto le era costato, in termini di fatica, raggiungerlo.

Serenità e potenza

La soddisfazione migliore, per una professionista ma non solo, è godere i frutti del proprio lavoro a prescindere dalla stima altrui. Elena Pero stava bene con sè stessa perchè è riuscita ad avere una vita, tra alti e bassi, a sua immagine e somiglianza. Non è poco, anzi: è tutto. Ecco perché, oggi, i grandi campioni si fermano e il giornalismo italiano le rende omaggio. La sua voce trasmetteva serenità e potenza. Tutte qualità che, d’ora in poi, andranno ricercate altrove. In chi avrà il coraggio e la determinazione di seguire le sue orme.

Una lezione, quella di Elena Pero, che torna attuale partita dopo partita. Un evento alla volta, per ricordare a tutti che il giornalismo è una passione e deve tornare a essere il motore di ogni accadimento. Il tennis è tornato a essere grande anche grazie a chi ha saputo raccontarlo. Oggi questo sport perde la sua voce migliore a livello contemporaneo, ma conserva la voglia di raccontare. Forse è quello a cui Elena ha sempre ambito, sebbene molti avrebbero preferito scoprirlo in altra maniera. Lontano dalla sofferenza di queste ore disgraziate che portano via una vita troppo presto, ma lasciano ancora spazio per un ultimo saluto accorato. Non un addio, ma un grazie che potrebbe persino, idealmente, fermare il tempo e perdersi nella malinconia.