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Edizione Straordinaria, i tasselli mancanti di un documentario pulito

90 minuti di Edizione Straordinaria non sono bastati per ricordare tutti gli eventi drammatici che hanno cambiato la storia nel Mondo.

Ieri sera Rai 3 ha portato un regalo di natale anticipato ai vintagisti. Edizione Straordinaria, per la regia di Walter Veltroni, è stato tra gli argomenti più discussi su twitter, addirittura balzando in vetta ai trending topic del social, affiancandosi al secondo hashtag più citato “Ciao Stefano” in onda su Rai 1. Il film-documentario è stata l’occasione per raccontare 66 anni di eventi che hanno stravolto la vita sociale, economica e politica del nostro paese e non solo del nostro.

Le documentazioni delle notizie che hanno stravolto la storia hanno riacceso le memorie di tanti e aggiornato quelle dei più giovani. Fatti e personaggi che probabilmente per alcuni hanno detto tanto, mentre per tanti altri ciò che si è visto vale semplicemente la conoscenza di un nome o di una semplice notizia. Edizione Straordinaria ha reso omaggio al giornalismo e ai grandi nomi che hanno raccontato le tragedie italiane e mondiali. Un confezionamento donato senza intrecci narrativi, ma solo ed esclusivamente attraverso il potere dell’immagine.

Tutto bene sin qui no? Ora veniamo al nodo da sciogliere. Ieri sera in collegamento con Massimo Gramellini a Le parole della settimana, Veltroni ha dichiarato che il lavoro del film è durata la bellezza di un anno. Ha aggiunto però che l’ultima parte del doc è stato costruito e montato durante l’inizio del lockdown, quindi con non poca difficoltà.

La prima parte di Edizione Straordinaria è stato un turbine di eventi citati (ne riportiamo solo alcuni): il dramma del Vajont, la strage di Piazza Fontana, l’indimenticabile diretta fiume dell’approdo dell’uomo sulla luna così come le tristi morti del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, dei Giudici Falcone e Borsellino, il disastro dello Space Shuttle Challenger del 1986, il lungo e sofferto documento sulla morte del piccolo Alfredino Rampi denominato da tanti il primo vero ‘reality show’ della tv italiana.

Edizione Straordinaria, il terremoto in Umbria e Marche e la tragedia nella Val di Stava

Sino alla metà degli anni ’90 quasi tutti i fatti giornalistici di carattere ‘straordinario’ hanno avuto un loro angolo all’interno del film, ma tanti altri no. Vogliamo ricordare ad esempio la tragedia della Val di Stava (nel Trentino), quando – in piena estate 1985 – un’ondata di fango si portò via la vita di 268 persone. Anche in quel caso le tre reti Rai interruppero le loro trasmissioni per dare conto di quanto accadde con edizioni straordinarie.

Anche il passaggio tra il 1997 e il 1998 ha peccato di qualche assenza. Viene sì ricordata l’alluvione di Sarno e Quindici del 1998, ma non il drammatico terremoto in Umbria e Marche pochi mesi prima, nel settembre 1997. Sono gli anni 2000 però a subìre uno sprint di lacune.

Il sisma di San Giuliano di Puglia, Linate, la Costa Concordia: il ricordo aggiunto al ricordo

Gli attentati alle Twin Towers del 2001 e l’altrettanto grave attacco alle nostre forze armate a Nassiriya in Iraq del 2003 sono state giustamente inserite, ma nessuno può dimenticare tragedie italiane che richiesero edizioni straordinarie come: l’incidente all’aeroporto di Linate dell’8 ottobre 2001, l’aereo schiantato sul Pirellone di Milano nell’aprile 2002, l’omicidio di Marco Biagi a Bologna da parte delle Nuove Brigate Rosse nel marzo 2002. Ancora, il sisma a San Giuliano di Puglia in pieno autunno 2002 e quelli dell’Emilia Romagna dieci anni dopo e del centro Italia nel 2016 così come la tragedia di Rigopiano nell’inverno 2017 e il naufragio della Costa Concordia ormai quasi 9 anni fa.

Non solo Italia, ma anche Mondo. Nel film non sono stati compresi gli attacchi avvenuti in Spagna nel marzo 2004, quelli di Londra nell’estate del 2005 o l’escalation di violenza islamica che scaturì continui attentati dal 2015 in poi (tolti i drammatici fatti del 13 novembre 2015 in Francia che, invece, sono stati inseriti nel montaggio).

Eventi che in un modo o nell’altro hanno cambiato il normale vivere non solo a livello locale e quindi in questo caso nel nostro paese, ma anche a livello globale. Attenzione però, il nostro non è un modo per contestare le scelte di Veltroni, tutt’altro! Il nostro è un modo per aggiungere il ricordo al ricordo, di allungare attraverso le parole un documentario che di per sé è stato pulito ed esaustivo in 90 minuti di storia. Magari l’idea di un secondo o più appuntamenti suddivisi in decenni da trasmettere una volta a settimana non sarebbe stata poi così sbagliata. Non si poteva pretendere di più e questo è più che comprensibile, ma la nostra storia – lo sappiamo – nel bene e nel male dice e continuerà a dire tanto, ma tanto di più. Sempre.

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