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Drusilla e L’Almanacco del giorno dopo è una trasmissione “eleganzissima” che parla con intelligenza delle tematiche LGBTQIA+

Il personaggio interpretato da Gianluca Gori parla degli insulti omofobi e razzisti subiti da Prince per la sua fluidità.

Una trasmissione elegante, intelligente ed esilarante al punto giusto. C’erano molti dubbi sulla riuscita de Drusilla e L’Almanacco del giorno dopo se non altro per la collocazione oraria del programma di Drusilla Foer, il personaggio interpretato da Gianluca Gori.

L’Almanacco, nonostante la concorrenza agguerritissima dei telegiornali delle 20, sta invece riscontrando il gradimento del pubblico: la prima puntata è stata vista da 796.000 telespettatori con il 5.15 per cento di share. La seconda non ha avuto alcun calo fisiologico al contrario delle altre produzioni estive, anzi ha fatto anche meglio: 823.000 telespettatori con il 5.3 per cento di share.

Finora una scommessa vinta considerando non solo che si tratta del debutto in solitaria per Drusilla, ma anche i numerosi insuccessi inanellati da Rai 2, basti pensare al pomeriggio di produzioni targate Raiplay Tu non sai chi sono io e Corpo di ballo cancellato dopo tre giorni dalla rete, a seguito di ascolti intorno all’1 per cento di share.

La nostra Giorgia Iovane a proposito de L’Almanacco ha scritto che si tratta di un alieno in tv. L’impostazione teatrale di Drusilla Foer è innegabile, tra l’altro al suo fianco c’è il fido pianista Di Leo, già visto in Eleganzissima, lo spettacolo portato in giro per i teatri italiani. Il suo musicista si rifiuta di parlarle, così come il collaboratore Germano, rendendo più esilaranti le interazioni con la protagonista.

Ma già nella prima puntata sono emerse tematiche legate alla queerness come la fluidità. L’argomento è stato tirato in ballo a proposito di Prince, del quale ricorreva la nascita il 7 giugno. Dice infatti Drusilla:

“Prince era anche un grande anticonformista. Pensate che nei primi anni Duemila per contrasti con la sua casa discografica, arriva a compiere una scelta inaudita per una star di quella fama. Sceglie di rinunciare al proprio nome per farsi chiamare con un simbolo grafico, con un logo. Vedete? Si tratta della compenetrazione tra il simbolo sessuale maschile e quello femminile. E allude al fatto che queste componenti possono convivere dentro di noi serenamente. Si parla tanto di fluidità oggigiorno. Beh, Prince ne parlava decenni fa. Moderno, vero? Sì”.

Poi continua citando un episodio che l’avrebbe vista spettatrice:

“Sa, Di Leo, che nel 1981 c’ero anch’io quando nel 1981 Prince aprì il concerto dei Rolling Stone. Era vestito in maniera molto audace, molto eccentrico, e il pubblico lo ricoprì di insulti omofobi e razzisti. Gli tirò dietro la qualsiasi, anche un pollo arrosto. Per fortuna queste cose succedono sempre meno, anche se per i miei gusti sempre troppo. Mi raccomando, se non conoscete Prince, ascoltate tutta la sua musica, guardate i video sul web e fatevi ispirare dalla sua creatività rivoluzionaria. Ricordatevi che la creatività non è mai una minaccia. Tra l’altro conosco uomini in giacca e cravatta che sono realmente un pericolo per l’umanità. Quindi evviva il rock, evviva la trasgressione, evviva Prince”.

Infine, l’omaggio con Purple rain, uno dei suoi pezzi più iconici.