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Discovery: bloccata in Polonia legge che mira a colpire le proprietà straniera dei media

Il presidente Andrzej Duda ha bloccato un progetto che avrebbe messo in pericolo l’indipendenza di TVN, canale del gruppo statunitense.

Solo qualche giorno fa vi avevamo parlato dell’acquisizione di Euronews da parte di un gruppo vicino al presidente ungherese Viktor Orbàn. Nell’Europa orientale la situazione per radio, tv e giornali non è delle migliori anche per quanto riguarda la Polonia, dove si stava per varare un progetto di legge mirante a colpire le proprietà straniere dei mass media. Il presidente della Repubblica Duda ha tuttavia bloccato tutto.

La legge se approvata avrebbe costretto il gruppo statunitense Discovery a cedere le sue quote di TVN24, canale di informazione ritenuto uno dei pochissimi indipendenti nel Paese. Duda ha spiegato di aver messo il veto sulla legge a seguito delle numerose proteste che si sono avute in Polonia e per aver voluto evitare dei danni economici.

Il testo era stato approvato lo scorso 17 dicembre dalla Camera bassa del Parlamento e avrebbe impedito a qualsiasi proprietà extra-europea, quindi al di fuori dello Spazio Economico Europeo, di possedere più del 49% di emittenti radiofoniche o televisive. La legge era stata promossa dal partito di destra Diritto e Giustizia, il cui leader, il primo ministro Mateusz Morawiecki, aveva dichiarato che il suo obiettivo sarebbe stato quello di vietare la vendita di mass media a investitori arabi, russi e cinesi. Ma secondo molti osservatori, il fine non era altro che quello di colpire TVN24, il maggiore canale privato presente in Polonia.

Questo si spiega col fatto che oltre a essere un network indipendente, TVN24 negli anni non si è risparmiato in servizi decisamente critici contro il governo di centrodestra polacco, con buona parte della popolazione che ha visto questo progetto di legge come un tentativo per metterla a tacere e un attacco al pluralismo dei mass media.

Secondo Il Sole 24 Ore, il gruppo statunitense aveva minacciato di fare ricorso contro la Polonia presso un tribunale per gli arbitrati internazionali.