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Diego Antonelli: “Siamo pronti al lancio del nuovo RaiNews.it. Il circolo degli anelli sotto l’albero? Era una serata complicata”

Non è solo il volto social di Il circolo degli anelli. Diego Antonelli è da poco vicedirettore di Rai News 24 con delega al nuovo portale Rai

Lo avrete visto a Il circolo degli anelli, ma Diego Antonelli è molto di più di “quello che segue i social” nel programma di Alessandra De Stefano. Classe 1970, viene assunto in Rai nel 2016, voluto da Carlo Verdelli, allora direttore dell’Offerta informativa, che lo definisce nel suo libro Roma non perdona – Come la politica si è ripresa la Rai “giovane uomo di valori antichi”. La sua missione da quando entra nello staff del Bianconiglio, come definisce Verdelli il team di persone che lo hanno affiancato nella sua breve e poco fortunata esperienza in Rai, è quella di occuparsi del progetto digitale dedicato all’informazione, con la creazione di un apposito portale. Oggi, dopo cinque anni, questo progetto lo ha portato ha compimento e nei prossimi giorni vedrà la luce.

Partiamo dal dato di ieri sera: Il circolo degli anelli sotto l’albero ha totalizzato solo 359.000 telespettatori pari all’1,96% di share. Vi aspettavate numeri diversi?

Eravamo consapevoli di essere in una serata molto complicata. Sul fronte sportivo c’era Juventus-Cagliari, su Rai 1 c’era l’ultima puntata di una serie fortissima come Blanca. Ci eravamo già detti fra noi che non ci aspettavamo un risultato importante. Il circolo anche questa estate è cresciuto con il tempo, quindi con una sola serata era difficile ripetere i risultati raggiunti con le ultime puntate di agosto.

Avete probabilmente pagato, insieme ad un contesto diverso, lo scotto di non potervi rivolgere a un pubblico diverso rispetto a quello che vi aveva già conosciuto…

In questo abbiamo pagato la mancanza di continuità. Tornando in onda dopo più di quattro mesi dall’ultima puntata di Il circolo degli anelli abbiamo potuto rivolgerci solo a chi già ci conosceva e quindi in una serata singola e così complicata era difficile fare meglio di così.

Non credi che Il circolo abbia pagato anche il fatto di essere divenuto vittima della “bolla di Twitter”, dove il programma risultava ed è risultato anche ieri sera fra gli argomenti più commentati, ma ovviamente questo seguito non è proporzionale alle persone davanti alla tv?

Non mi piacciono i corner web nelle trasmissioni e quando Alessandra (De Stefano, ndr) mi ha chiesto di partecipare alla trasmissione per colmare la lacuna dei diritti web per le Olimpiadi ho pensato che si potesse fare un esperimento, con la contaminazione che avrei portato tramite una finestra sempre aperta sui social, intervenendo durante la trasmissione senza spazi predefiniti. Questa estate abbiamo tentato di fare digital literacy, facendo scoprire che cosa sono ad esempio gif o trandig topic a chi non lo sapeva: con Sara (Simeoni, ndr), persona intelligentissima, ho trovato la giusta spalla.

Com’è nato il tuo coinvolgimento nella trasmissione? Tu, seppur giornalista di lungo corso, non avevi mai fatto tv in video…

Io e Alessandra, che già ci conoscevamo e avevamo lavorato insieme perché lei aveva la delega per il web su Rai Sport, all’inizio dell’anno facevamo parte della stessa commissione d’esame per l’assunzione di giornalisti della TgR. E da lì lei mi ha parlato di questo progetto che stava nascendo allora nella sua mente.

La tua avventura in Rai parte nel 2016 con la chiamata da parte di Carlo Verdelli. Che cosa ricordi di quella proposta? Tu insieme a Francesco Merlo, che però fu assunto a tempo determinato in quanto pensionato, sei stato l’unico esterno a entrare nella sua squadra…

Carlo, che non è uno che ti chiama per fare gli auguri di buon Natale, mi ha chiamato il 24 dicembre 2015. Quando mi ha fatto la proposta di entrare nella sua squadra in Rai, non ho potuto dire di no, perché per me professionalmente è un padre, una persona che come direttore mi ha cambiato la vita. Purtroppo la Rai all’epoca non ha messo Carlo nelle condizioni di lavorare ed è stato un peccato perché il progetto era molto bello ed attuale.

Tu però sei sopravvissuto. Da novembre 2021 sei vicedirettore di Rai News 24 con delega al web.

Gli amministratori delegati che si sono succeduti mi hanno sempre detto che bisognava partire con il portale web e io mi sono sempre tenuto pronto. Con Milena Gabanelli, che poi se n’è andata, abbiamo realizzato una versione beta e adesso con Fuortes finalmente si parte. 

C’è una data per il lancio del nuovo portale? Quali sono i numeri della redazione che sta lavorando al progetto?

Partiremo prima della fine dell’anno, con un sito che è già disponibile dalla metà di novembre. Alla redazione già esistente di RaiNews.it, che rimarrà il nome del portale, come ha voluto l’ad Fuortes, si sono aggiunti da novembre circa quindici giornalisti tramite un job posting, per un totale complessivo pari a una quarantina di giornalisti. La restante parte di redazione, dove io stesso mi sono trasferito rinunciando al piano della direzione a Saxa Rubra, è composta da 8 social media manager, 6 grafici che stanno al desk interactive storytelling e alcuni sviluppatori.

In che cosa consiste il lancio del nuovo portale? Quale saranno le novità di RaiNews.it?

Innanzitutto ci sarà una nuova veste grafica per il sito, che diventerà il sito dell’informazione Rai con la chiusura dei siti online di Tg1, Tg2 e Tg3. Noi cercheremo di concentrare e accogliere i contenuti di tutte le testate giornalistiche della Rai, con la TgR e Rai Sport che continueranno ad esistere con le loro pagine web, delle quali noi ospiteremo i contenuti di interesse nazionale.

Fuortes vi ha dato un obiettivo da conseguire da qui al prossimo anno?

Io penso che il portale della Rai in quanto tale debba giocarsi le prime posizioni dell’informazione online in Italia. Purtroppo si parte in una situazione di grande svantaggio rispetto ai player principali come Corriere, Repubblica e TgCom. Bisogna quindi darsi un po’ di tempo perché non c’è nulla di più liturgico del modo in cui ci si informa. Con il desk interactive storytelling svilupperemo prodotti videografici sofisticati rivolti soprattutto a un pubblico giovane, che la Rai in tv fatica a conquistare. Come Servizio Pubblico abbiamo il vantaggio di non dover cercare il profitto con la raccolta pubblicitaria, potendoci permettere l’informazione più utile possibile per i nostri lettori.

La nuova immagine comunicativa di RaiNews.it passerà anche dai social. Come vi coordinerete con i profili social delle testati principali Rai?

Il posizionamento di ogni singolo prodotto anche social è una scelta strategica che spetta all’azienda nella persona dell’ad e di Elena Capparelli, in qualità di direttrice dei Contenuti Digitali. Nel mio disegno è previsto tutto, ovvero sia che un unico canale possa fare news e promuovere i contenuti delle altre testate sia che un canale spara solo le notizie, quello di Rai News, e gli altri fanno promozione esclusivamente del loro prodotto.

Con RaiNews.it, nonostante di base vi appoggiate su Rai News 24, siete antesignani di un progetto di fusione delle news Rai. Non hai timori nel fatto che sul vostro sito convergeranno le notizie provenienti da testate diverse?

Partire protetti, all’interno di una struttura più grande, credo che sia un vantaggio: con il neo direttore di Rai News 24 Paolo Petrecca ho poi un ottimo rapporto. L’unico problema potrà essere esclusivamente di ordine interno, nel caso in cui da parte delle altre testate ci fosse una forma di resistenza per un mancato riconoscimento. Dato che però tutti i direttori hanno accettato di chiudere i loro siti e noi ci siamo messi a disposizione per sfruttare al meglio il lavoro fatto dagli altri, penso veramente che anche questo eventuale problema possiamo superarlo. I tempi sono maturi e i direttori sono consapevoli di non avere forze da disperdere per fare un prodotto loro che viva di identità propria.

È da cinque anni che segui la nascita di questo progetto sempre rinviato. Dopo una lunga gestazione siete arrivati allo start: qual è la sensazione a pochi giorni dalla partenza?

In Rai in questi anni ho ricevuto offerte per andare a fare altro ogni volta che si vedeva che il progetto finiva nel pantano. Ho sempre rifiutato perché ho sempre temuto che alla fine il progetto potesse partire senza di me. Alla fine non è stato così, ma credo che il destino fosse ineluttabile: il mondo dell’informazione da vent’anni va in quella direzione, non si tornerà indietro.