Da noi… a ruota libera, la fatica di dare compiutezza a un programma d’interviste scialbe

Da noi… a ruota libera è rimasto un programma vuoto, fatto d’interviste e momenti ipercostruiti, senza un tratto distintivo forte.

Nella definizione di “happening show” c’è tutto il senso dell’incompiutezza con cui Da noi… a ruota libera deve confrontarsi. Giunto alla sua quarta edizione, il programma di Francesca Fialdini non riesce a maturare in un progetto i cui tratti siano riconoscibili e definiti.

Il format prevede che ogni settimana la conduttrice accolga nel suo studio diversi personaggi da intervistare, con modalità più o meno giocose. Le interviste di Francesca Fialdini toccano diverse corde, da quelle più emozionali a quelle più spensierate e allegre, senza però lasciare il segno né per le esternazioni degli ospiti né per lo stile della stessa conduttrice, che non possiede una propria cifra nell’intervistare, ma si adatta di volta in volta alle idee pensate dalla squadra autoriale.

In una tv sempre più piena di interviste, quelle di Da noi… a ruota libera non riescono a distinguersi per personalità e contenuti ed è un peccato perché probabilmente il programma avrebbe potuto avere tutto un altro senso se fosse rimasto ancorato all’idea iniziale di raccontare storie di persone comuni, a cui si alternassero saltuariamente quelle di personaggi famosi.

L’idea di dare spazio a persone che hanno fatto realmente “girare la ruota” si sarebbe così potuta davvero mettere a fuoco, mentre ora pare un mero escamotage da tirare fuori nell’arco di un’intervista per porre una domanda di più sulla vita della celebrità di turno. È stato più semplice rinunciare negli anni a questa componente, che coltivarla con fatica in una tv dove di autentici people show ce ne sono sempre meno.

Così Da noi… a ruota libera è diventato l’ennesimo programma d’interviste, che non si segnala però né per brillantezza né per originalità: un programma pigro (il casting di ospiti per la prima puntata ne è la prova, con un’intervista di cinquanta minuti ad Amanda Lear) che non cerca d’inventarsi niente se non dei giochi e delle modalità per compiere ogni settimana le varie interviste.

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