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Da Grande, Cattelan risponde alle critiche: “E’ solo aria”

Cattelan non prende benissimo le ‘pernacchie’ ricevute in settimana e risponde con un monologo permaloso che non sembra molto “Da grande”.

27 Settembre 2021 01:15

“E’ una settimana che mi fanno le pernacchie per Da Grande […] Fanno tanto rumore, ma è solo aria. […] L’importante è fare quello che ti piace fare! Non importa cosa dice la gente”

E’ uno dei passaggi clou del monologo con cui Alessandro Cattelan ha chiuso la sua breve, ma direi intensa, esperienza nel prime time domenicale di Rai 1. Una chiusura piuttosto puntuta con la quale la giovane promessa della televisione italiana ha risposto indirettamente (?) alle critiche piovute sul suo programma. La risposta alle critiche arriva sotto forma di (ennesimo) breve monologo, questa volta ‘ispirato’ dalle figlie. La metafora è offerta da un racconto che ha per protagonista la più piccola, di 5 anni, che venerdì sera – come racconta il padre in diretta tv – era un po’ agitata e non riusciva a dormire perché non voleva andare più a scuola nonostante le piaccia molto. Il motivo? Un compagno di classe le fa le pernacchie quando prova i balli per la recita di classe.

“Le ho detto: ‘No, Olivia! Non ti devi far sconfiggere dalle pernacchie! Devi andare! Devi insistere! Non farti fermare dalle pernacchie!’ […] Per convincerla, ho cercato nel pozzo della mia vita e le ho detto: ‘Olivia, a me è una settimana che mi fanno le pernacchie. Capita… Ti sono sembrato meno papà del solito perché la gente mi fa le pernacchie? No? Ecco, per me sei sempre Olivia, anche se il tuo compagno ti fa le pernacchie. Non ti far fermare dalle pernacchie, perché fanno tanto rumore, ma sono aria, non ti fanno niente. E soprattutto le pernacchie non devono mai farti smettere di fare quello che ami fare: ti piace ballare? E allora balla, cazz0! Fregatene, balla! Divertiti! Non importa quello che dice la gente…’ “

dice giustamente un padre alla sua bambina. Ma non si può lggere solo così, ovviamente, visto il protagonista e il contesto.Piuttosto è una dichiarazione significativa dello spirito con cui il conduttore ha affrontato questo debutto sull’Ammiraglia Rai, cui è approdato con uno show-evento sul quale Rai 1 ha puntato molto, economicamente e televisivamente. Un aneddoto che dice molto anche della costruzione dello show tout-court.

Birra in mano, atteggiamento dinoccolato, Cattelan non nasconde l’amaro che ha accumulato in questa settimana e che ha iniziato a ‘spurgare’ fin dalle prime battute della seconda puntata, evidentemente intenzionato a non far passare in cavalleria le critiche ricevute. Immaginiamo non guardi ai leoni da tastiera che si nascondono sui social che non meritano neanche un commento.

Se l’aneddoto della figlia è significativo del modo in cui la “giovane promessa” ha vissuto questa prima esperienza nel prime time di Rai 1, lo è forse ancor di più un altro passaggio, candidato a essere una vera e propria chiave per leggere il personaggio Cattelan:

“Questa settimana sono stato accusato di essere arrivato su Rai 1 troppo Cattelan: mi avete fatto il più bel complimento della mia vita.”

Una catchphrase, praticamente. Un’affermazione che conferma la bontà di parte delle critiche rivolte al programma, nonostante l’intento sia quello di contestarle; rappresenta la quintessenza stessa delle critiche rivolte al suo essere sempre uguale, indipendentemente dal contesto. Essere se stessi è fondamentale, lo si dice sempre: esserlo a prescindere può rivelarsi però anche un limite. Diciamo che la frase può aver evocato in qualcuno battute cult di nobiluomini romani di inizio ‘800…

A suggello arriva anche l’esibizione su Wonderwall, degli Oasis, successo del 1995 dal testo direi didascalico rispetto alla situazione. Cattelan sceglie un brano di 26 anni fa. Una canzone giovane negli anni ’90, quella che Cattelan canta da quando aveva 16 anni perché è il suo modo per scaricare:

“Riuscire a fregarsene della gente non è sempre facile… poi dipende dai caratteri: io tendenzialmente riesco a farmi scivolare le cose abbastanza addosso, però a volte è difficile. E allora volevo salutarvi col mio rimedio ai periodi in cui sono sotto pressione. Io mi rifugio sempre nella stessa canzone da quando avevo 16 anni e ancora adesso che sono diventato grande… “.

racconta. E chiosa:

“Se conoscete le parole cantatela, anche perché vuol, dire che siete nel posto giusto”.

Per cui se non l’avete mai sentita potete cambiare canale: questo sembra il sottotesto.

Da grande

Da Grande, dunque, è paritito per essere al di fuori del canone ed è finito guardandosi l’ombelico: quello che doveva essere uno show rivoluzionario ha aperto con Don Matteo/Don Massimo/ Raoul Bova e ha continuato con una sfilata di volti rassicuranti ed eroici (Serena Rossi, Tamberi, Jacobs), per approdare a Bella Thorne e e Benji che hanno presentato il proprio film (introdotti da una gag sul ritardo sullo stile di quanto fatto la settimana scorsa con Bonolis). Quindi la chiosa autoreferenziale sulle pernacchie che lascia un retrogusto amarissimo e che rende ancor meno memorabili le due domeniche trascorse insieme.

Da Grande ha finito per confermare i suoi limiti invece di impegnarsi a superarli. Eppure cosa vuol dire diventare adulti da grande lo ha perfettamente spiegato Lillo con un monologo che è arrivato allo stomaco,  senza retorica ma con la forza dell’esperienza vissuta, quella dei 26 giorni in terapia intensiva per Covid. C’è differenza tra essere grandi e adulti, dice Lillo, che brilla come mai finora in questo anno che gli ha cambiato la vita. Il suo monologo è la cosa più potente vista in due settimane di programma.

Ah, ma come è finita con la piccola Olivia? “Non lo sappiamo ancora. Domani, visto che è lunedì, scopriremo se tornerà a scuola o meno” risponde il papà. E domani è anche giorno di verdetti Auditel, come ogni giorno.