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Cook40, la cucina come rifugio per l’assenza di idee

La cucina diventa refugium peccatorum per un programma che manca di originalità. La recensione della prima puntata di Cook40.

La cucina è uno degli ambiti più saccheggiati in tv e si presta bene per essere utilizzata anche in programmi dallo scorso budget. Cook40, che ha esordito oggi con la conduzione di Alessandro Greco, tornato così alla conduzione di un cooking show dopo quella di Dolce Quiz, è la dimostrazione di come due postazione con fornelli e tutto l’occorrente per preparare tre piatti per un menù realizzato in soli quaranta minuti siano gli ingredienti più semplici per costruire un prodotto televisivo che non ha nulla di originale e che richiama vistosamente in questo esordio alcuni elementi attinti da un classico del genere cooking.

La gara in Cook40 sicuramente non è l’aspetto fondamentale, ma il format fatica a reggersi anche su quella che dovrebbe essere l’idea di base del concept, ovvero preparare tre piatti che costruiscano un menù in soli quaranta minuti, avvalendosi anche di tutta la strumentazione di elettrodomestici ora disponibili con facilità nelle case di molte persone. La sfida non è neanche con il tempo a disposizione: indicativo per questo il fatto che dopo i primi dieci minuti scompaia il timer .

Il giudizio, affidato ad Angelica Sepe, si affida alla sola vista dei piatti, senza che neanche vengano assaggiati. Che cosa regge quindi Cook40? Il vero elemento di rilievo è il racconto dei protagonisti della sfida, persone comuni che si raccontano a partire dal nickname scelto per partecipare al programma (in perfetto stile app messagistica destinata a fare trovare l’anima gemella).

Le somiglianze con quella che era la sfida finale della Prova del Cuoco non mancano, a partire dai colori scelti per le cucine, casualmente rosso e verde, fino al richiamo emesso dalla gallina con il suo canto per sancire la fine del tempo, citazione del più famoso gallo goduto. Alessandro Greco si mette al servizio della trasmissione, eccedendo nell’uso di epiteti ed espressioni ricorrenti, offrendo però la giusta dosa di empatia.

Anglica Sepe, chiamata a supervisionare e a giudicare infine la sfida, non si prende troppo sul serio nel ruolo di giudice e si offre come spalla a Greco, anche se è sicuramente migliorabile e allenabile il loro affiatamento, ma d’altronde è la prima puntata. Cook40 parte da poche idee e poche (ma forse buone) certezze: su quest’ultime si potrà puntare per le prossime undici settimane, con l’assenza delle prime invece bisognerà probabilmente conviverci.