Il Castello delle Cerimonie arriva alla Corte Europea: la famiglia Polese non si arrende alla confisca
Dopo la sentenza definitiva della Cassazione, i proprietari del celebre Grand Hotel La Sonrisa si rivolgono alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La struttura resta aperta almeno fino a gennaio 2026.
Il Grand Hotel La Sonrisa, noto al pubblico televisivo come Il Castello delle Cerimonie, torna al centro dell’attenzione non per un matrimonio da favola o una nuova puntata del reality, ma per l’ennesimo sviluppo giudiziario.
Castello delle Cerimonie, ennesimo ricorso
Dopo la sentenza definitiva della Cassazione del febbraio 2024, che ha confermato la confisca per lottizzazione abusiva, la famiglia Polese ha deciso di rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) con un ricorso ufficiale.
L’obiettivo è non solo contestare la sentenza in sé, ma fare luce su presunte violazioni procedurali, in particolare l’eccessiva durata del procedimento, avviato più di un decennio fa e basato su presunti abusi edilizi risalenti addirittura agli anni ‘70. Secondo i legali dei Polese, questo rappresenterebbe una violazione del diritto a un equo processo e dei principi di proporzionalità e tutela della proprietà privata.
Il ruolo della corte europea
È bene chiarire il ruolo della corte europea dei diritti dell’uomo, anche in questo contesto. La CEDU non ha il potere di ribaltare direttamente la sentenza di un tribunale ma potrebbe condannare lo Stato italiano a risarcimenti in caso di accertata violazione dei diritti umani. Un’eventuale decisione favorevole, quindi, non comporterebbe automaticamente la restituzione della Sonrisa alla famiglia Polese, ma potrebbe aprire nuovi scenari: inclusa una richiesta danni da parte dei gestori.
Nel frattempo, la famiglia continua a opporsi anche in sede nazionale: è infatti ancora pendente un procedimento presso la Corte d’Appello, con nuove perizie tecniche che proverebbero l’assenza di danni ambientali. Il Tar della Campania ha nel frattempo accolto la richiesta di sospensione dell’efficacia della revoca delle licenze, permettendo alla struttura di restare aperta almeno fino al 29 gennaio 2026. La Sonrisa lavorerà regolarmente a Capodanno e per alcune prenotazioni nel primo mese dell’anno nuovo.

La Sonrisa cerimonie e incertezza
Nonostante l’incertezza, le luci del Castello restano accese. Il ristorante e l’hotel, che hanno fatto la fortuna mediatica della famiglia con il reality Il Boss delle Cerimonie, proseguono la propria attività, con eventi in calendario e un personale che conta oltre 150 lavoratori. In un territorio con un alto tasso di disoccupazione, l’eventuale chiusura viene descritta dagli stessi titolari come una possibile “bomba sociale”.
Nel frattempo, il Comune di Sant’Antonio Abate ha già acquisito formalmente il bene al patrimonio pubblico e sta valutando la congruità dell’indennità di occupazione fissata in via provvisoria in 29.879 euro al mese. Un tecnico esterno è stato incaricato di effettuare una nuova stima per definire il valore esatto da applicare ai Polese fino a nuova sentenza.
Tra fiction e realtà: la fine (provvisoria) di un simbolo televisivo
Nato come luogo da sogno per matrimoni sontuosi e diventato fenomeno pop – ma anche un po’ shock – grazie alla televisione, Il Castello delle Cerimonie si trova oggi sospeso tra giustizia e racconto mediatico. Con il ricorso alla Corte Europea, la famiglia Polese gioca quella che potrebbe essere la sua ultima mossa.
Ma nel frattempo, a Sant’Antonio Abate, si continua a cucinare, decorare sale, versare spumante e sperare che questa favola kitsch, che ha fatto sorridere (e discutere) milioni di spettatori italiani, non finisca per davvero.