Cartabianca ha i soliti problemi da talk show. Ottime scenografia e grafica “da Rai 1”

Grande miglioramento del programma di Bianca Berlinguer in ottica estetica, ma permane il brutto vizio degli ospiti di interrompersi a vicenda.

In occasione della sua sesta edizione, Cartabianca ha voluto regalarsi una nuova grafica e una nuova scenografia. In entrambi i casi è un trionfo del blu, anche se a guardarlo il telespettatore potrebbe avere l’impressione di trovarsi su Rai1 e non su Rai3, canale che ospita il talk show dal 2016.

Il restyling è motivato da ragioni logistiche. Il programma da quest’anno viene trasmesso dallo Studio 3 della Dear o secondo la nuova denominazione, Studi Fabrizio Frizzi. Si tratta degli stessi studi utilizzati dalla Domenica In di Mara Venier.

Questo cambio di grafica e scenografia (confermata invece la presenza dei cubi trasparenti) risulta nel complesso molto piacevole all’occhio. Rimangono tuttavia alcuni problemi endemici al genere del talk show. Uno su tutti, il brutto vizio degli ospiti di interrompersi a vicenda. Stasera a disturbare particolarmente gli interlocutori è stato Paolo Mieli, che con i suoi interventi ha reso difficile seguire il dibattito su green pass e vaccinazione obbligatoria. L’ex sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari ha fatto Massimo Cacciari. Stiamo ricominciando a vedere in televisione il dottor Massimo Galli, in questa occasione meno catastrofico del solito a fronte della massiccia campagna vaccinale.

Sarebbe bello ogni tanto trovare dei volti nuovi e non la stessa compagnia di giro che ritroviamo nei tantissimi talk show che infestano i palinsesti della televisione generalista. Le nuove proposte degli ultimi due anni purtroppo si sono affacciate al mezzo solo per via della pandemia. La conduzione di Bianca Berlinguer si conferma autorevole, ma le suggeriremmo di invitare più ospiti femminili (tendenzialmente meno inclini ad accavallarsi verbalmente).

Mentre un tempo i talk show utilizzavano la copertina satirica, Cartabianca non ha voluto rinunciare all’ironia con un servizio di Dario Vergassola circa l’ignoranza di molti cittadini sull’appropinquarsi delle elezioni amministrative in molti Comuni d’Italia il 3 e 4 ottobre. In tanti non sanno che si vada a votare, figuriamoci i nomi dei candidati.