Home Notizie Canzonissima, la finale: Fabrizio Moro vince, i Jalisse si redimono. Ma la giuria resta il vero problema di questa edizione | Sintesi e pagelle

Canzonissima, la finale: Fabrizio Moro vince, i Jalisse si redimono. Ma la giuria resta il vero problema di questa edizione | Sintesi e pagelle

Si è chiusa la prima edizione della nuova edizione di Canzonissima. Ha vinto Fabrizio Moro con Il mio canto libero di Lucio Battisti. Ha perso Le pagelle della serata e un bilancio finale tra esibizioni e presenza

26 Aprile 2026 09:46

Fabrizio Moro ha vinto la prima edizione della nuova Canzonissima con Il Mio Canto Libero, superclassico di Lucio Battisti. E su questo torneremo dopo. Ma per togliersi immediatamente il dente e l’ascesso, ecco una domanda che aleggia sulla sin dalla prima puntata e che la finale di ieri sera non ha risolto: a cosa serve esattamente la giuria?

Canzonissima: ma a che serviva la giuria

Non è una domanda retorica. Simona Izzo, Pierluigi Pardo, Caterina Balivo, Francesca Fialdini, Claudio Cecchetto, Riccardo Rossi e Giacomo Maiolini sono sette persone con carriere rispettabili in campi e ambiti diversi, riunite attorno a un bancone con l’incarico implicito di dire qualcosa di sensato sulla musica italiana.

A volte tutte insieme, altre sovrapponendosi, ma nella maggior parte dei casi perché sono lì apposta. E non se ne sentiva assolutamente la necessità. Con tutto il rispetto per ognuno di loro singolarmente, la scelta è stata semplicemente sbagliata: un’accozzaglia di voci e pareri poco omogenei, e questo ci sta, ma soprattutto poco integrati e completi. Con l’impressione che ognuno di loro avesse qualcosa da dire a tutti i costi dopo aver fatto qualche ricerca disciplinata tuttavia senza saperne abbastanza. Forse ne sarebbero bastati tre: magari addirittura più bravi. Assante, Salvatori, Castaldo (per altro voce Rai a Sanremo). Avevano tutti altri impegni?

Il risultato, nel corso delle sei puntate, è stato spesso quello di un dibattito tra ospiti di un talk show che si trovano a commentare una gara di canto per caso.

La finale, che aveva come tema Il successo del cuore e ha visto ogni artista tornare sul palco con il brano a cui è più affezionato, non ha cambiato questa dinamica. Ha semmai confermato che il programma funziona — quando funziona — nonostante la giuria, non grazie a essa.

Canzonissima, cosa è successo nella finale

La serata si è sviluppata in due fasi. Nella prima, gli artisti si sono esibiti con i propri brani: ha vinto la puntata Riccardo Cocciante con Margherita. Nella seconda, i sei vincitori delle puntate precedenti si sono sfidati nella finalissima: Fabrizio Moro con Il mio canto libero, Arisa con La leva calcistica della classe ’68, Vittorio Grigolo con Caruso, Arisa ancora con La notte, Leo Gassmann con Un senso e Cocciante con Margherita. Il voto combinato dei concorrenti, della giuria e del pubblico da casa ha premiato Moro con pieno merito, anche se forse non è stata la cosa migliore in assoluto della serata.

Milly Carlucci ha aperto la serata annunciando, con evidente soddisfazione, che Canzonissima tornerà nella stagione 2027. D’altronde la conferma era nell’aria da settimane — gli ascolti hanno tenuto, il format non ha fatto disastri contro una corazzata come Amici, andando anzi a ritagliarsi uno spazio e a rosicchiare preziosissimi punti di share. La Carlucci che rivendica il successo ad alta voce chiude il cerchio.

Nel mezzo della serata, spazio anche a Sal Da Vinci come ospite anche come momento di lancio dell’Eurovision Song Contest, in programma dal 12 maggio, con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini annunciati come voci italiane di commento della manifestazione.

Canzonissima Elio e le Storie Tese
Canzonissima, Elio e le Storie Tese portano in prima serata Servi della Gleba – Credits RAI (TVBlog.it)

Le pagelle

Fabrizio Moro — Il mio canto libero (Lucio Battisti): 7

Ha vinto, e la vittoria ha una sua logica: Il mio canto libero è uno dei brani più amati del repertorio italiano, e Moro lo ha portato con una coerenza di lettura che si è mantenuta attraverso le sei puntate. Il ‘problema’, che tuttavia è una cifra stilistica dell’interprete, è la tendenza di Fabrizio ad alzare molto il tono nelle sue esibizioni. E questo aggiunge intensità e senso emozionale ma a volte toglie spessore a una voce che è veramente particolare e unica nel suo genere e che a volte si apprezza solo dal vivo, a teatro.

L’impressione è che la TV non gli renda sufficiente giustizia. È uno dei pochi interpreti davvero riconoscibili in grado di rendere propria qualsiasi canzone: il pubblico evidentemente ha capito questo, e lo ha premiato. Tecnicamente non la cosa migliore in assoluto vista in questa edizione: ma probabilmente la più coinvolgente, questo sì.

Arisa — Canta ancora: 9

È stata indiscutibilmente una delle protagoniste assolute dell’edizione non solo per le due vittorie parziali che la rendevano una delle favorite assolute di questa finale ma per una qualità di massima davvero straordinaria, altissima.

Canta ancora è un brano che si è caricato di un peso specifico grazie al suo utilizzo nel film Il ragazzo dai pantaloni rosa, e Arisa lo tratta con la misura che merita: nessun eccesso, nessuna dimostrazione muscolare, solo voce con una ricca gamma di sfumature e colori che rendono la interpretazione viva e passionale. La sua voce, che su certi repertori ha la capacità di far sembrare tutto semplice quando non lo è affatto. Impeccabile.

I Jalisse — Fiumi di parole: 8

Hanno aspettato fino alla finale per farlo, ma alla fine lo hanno fatto: i Jalisse hanno portato Fiumi di parole sul palco di Canzonissima, con l’orchestra che questa volta le dà esattamente il piglio ritmato che nelle puntate precedenti mancava. Il brano non è invecchiato come certa critica sostiene — è un pezzo che sa stare in piedi da solo, e Alessandra Drusian qui ha un contesto che giustifica persino le sue note più acute.

Claudio Cecchetto ha colto l’occasione per invocare un loro ritorno a Sanremo. Loro, saggiamente, hanno risposto che questa volta sarebbe meglio non vincere. Portano sulle spalle il marchio della macchietta, della citazione, del meme. Ma sono cantanti veri e questa canzone merita di essere ricordata come uno dei brani colonna della musica italiana anni ’90.

Canzonissima, Arisa
Arisa, due vittorie a Canzonissima – Credits Rai (TVBlog.it)

Elio e le Storie Tese — Servi della gleba: 10 e lode

Presentarsi travestiti da Mirko e i Bee Hive — la band del cartone animato Kiss Me Licia — per cantare Servi della gleba in prima serata su Rai Uno è un atto che va oltre la valutazione musicale. La faccia di Milly Carlucci durante l’annuncio del brano vale da sola più di metà dell’edizione. La loro presenza in questa Canzonissima è stata, nel complesso, la scelta più intelligente del casting.

Ora… chi conosce il testo della canzone a memoria già saprà che cantarla con tutti suoi doppi sensi, nemmeno troppo nascosti nel cuore del sabato sera nazional-popolare merita un voto a parte e fuori scala. Senza contare il fatto che pur non essendo uno dei loro brani più difficili è complicatissima. Saremmo curiosi di vedere la partitura dell’orchestra. Ma l’orchestra l’abbiamo vista durante l’esibizione, suonavano felici e distesi, sorridenti, come nell’ora di ricreazione.

Peccato per la versione, leggermente contratta e per quel finale liberatorio che Faso parzialmente censura. Impagabili, vincitori morali: a mani basse. La Rai è il mio piccione, noi il suo monumento.

Malika Ayane — Senza fare sul serio: 7.5

Un pezzo che merita palchi più grandi di quelli che viene solitamente concesso, e Malika lo sa. Lo canta con quella precisione ironica che è la sua cifra, senza forzare, senza cercarne la grandiosità. Una delle esibizioni più riuscite della serata, in silenzio, come spesso accade alle cose fatte bene.

Riccardo Cocciante — Margherita: 8.5

Margherita è una di quelle canzoni che regge il peso dei decenni senza cedere. La voce di Cocciante è cambiata, la lettura è meno tagliente, sofferta e rabbiosa di quella originale, ma l’anima del brano — quello strazio che entra dentro senza chiedere alcun permesso — è rimasta intatta. Ha vinto la puntata meritatamente.

Fausto Leali — Mi manchi: 7.5

Una voce che spettinerebbe chiunque, su un brano che è un cult assoluto. Leali è arrivato a questa finale dimostrando puntata dopo puntata che certi timbri non si deteriorano, si sedimentano. Prezioso, forse una delle presenze più garbate che meritava tutto lo spazio che ha occupato.

perché canzonissima di milly carlucci rischia di saltare
La nuova Canzonissima di Milly Carlucci: ci sarà una seconda edizione l’anno prossimo – Credits RAIPlay (TVBlog.it)

Irene Grandi — Bruci la città: 7

Qualche imprecisione, l’orchestra che non sempre sorregge la potenza del brano nel modo giusto. Ma Irene Grandi è una delle poche artiste di questa edizione che ha dimostrato di avere ancora qualcosa da dire nel mainstream, e Bruci la città — scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle, scartata da Sanremo 2007 e poi diventata un successo estivo — è la conferma che certe canzoni trovano il loro momento quando vogliono.

Enrico Ruggeri — Peter Pan: 7

Grande brano, interpretazione che compensa con la presenza scenica quello che la voce da sola non riuscirebbe a sostenere interamente anche perché Ruggeri è reduce da problemi e interventi, seri, che al momento non gli rendono completamente giustizia. Peter Pan ha un ritornello che non smette mai di funzionare, un classico. Promosso.

Vittorio Grigolo — E lucevan le stelle: 7

Grigolo in questa edizione ha partecipato a un campionato a parte. Il repertorio operistico in prima serata ha una sua legittimità, e il tenore la usa con la consapevolezza di chi sa che il suo pubblico non è necessariamente quello del sabato sera generalista. Ha il merito di portare l’eccellenza classica dove di solito non arriva.

Michele Bravi — Genitore 3: 6.5

Canzone nuova portata a Canzonissima come trampolino promozionale — operazione legittima, praticata anche da altri in questa edizione. Il brano riflette sulla genitorialità per le coppie omosessuali, tema che merita la prima serata. Merita più di un ascolto.

Elettra Lamborghini — Voilà: 6

Ha avuto il merito di non prendersi troppo sul serio, e di dircelo lei stessa: appena finita l’esibizione ha ammesso con disarmante franchezza che Voilà non è una canzonissima, ma che al programma ci teneva lo stesso. Apprezzabile l’onestà. Meno apprezzabile lo sguardo fisso sul gobbo per tutta la durata dell’esibizione. Sei puntate, anche i testi del proprio repertorio si possono imparare.

Leo Gassmann — Girasole: 5.5

Leo Gassmann ha talento, un cognome importante e alle spalle un talent, tre Festival e un disco. Quello che ancora manca è una direzione. Girasole è un pezzo leggero e solare che parla d’amore — l’ennesimo — portato a Canzonissima come prossimo singolo. Fuori contesto nel programma e, per quanto si possa giudicare, anche fuori contesto nel percorso di un artista che prima o poi dovrà decidere cosa vuole dire.

Canzonissima, Milly Carlucci
Canzonissima, torna con Milly Carlucci 51 anni dopo la sua ultima edizione – Credits RAI (TVBlog.it)

Milly Carlucci — conduzione: 7.5

Ha gestito sei puntate con la consueta competenza e qualche lampo di ironia autentica, come lo svenimento mimato davanti all’annuncio di Servi della gleba. Il programma lo ha tenuto in piedi lei, non il regolamento.

La giuria — voto complessivo all’edizione: 5

Punto debole dichiarato, confermato, mai risolto. In sei puntate la giuria ha oscillato tra interventi pertinenti e momenti in cui sembrava più interessata a esistere in scena che a valutare le esibizioni. Maiolini ha portato competenza ma anche ego, in parti uguali. Cecchetto è apparso spesso spento e fuori contesto.

Balivo e Fialdini hanno avuto pochissimo spazio per distinguersi. Simona Izzo si è guadagnata una promozione tardiva in finale, quando ha avuto il buon senso di ridere di se stessa. Il problema non è chi siedeva al bancone: è che non era chiaro a nessuno, probabilmente neanche agli autori, cosa la giuria dovesse effettivamente fare.

Canzonissima 2026 — bilancio dell’edizione: 6

Un esperimento riuscito a metà. Il format ha tenuto nonostante troppe dilatazioni decisamente verbose, il cast ha avuto momenti di grande televisione, e la decisione di riportare in scena artisti e canzoni che il mainstream aveva dimenticato ha funzionato meglio di quanto ci si potesse aspettare.

I problemi strutturali — il regolamento variabile, la giuria mal definita, la tendenza a trasformare la gara in una vetrina promozionale — non sono stati risolti. Tornerà nel 2027, e autori e conduttrice avranno un anno per pensarci.