Berlusconi, un compleanno in tv: com’è cambiato il piccolo schermo con Mediaset
Silvio Berlusconi oggi avrebbe compiuto 89 anni. La dipartita, due anni fa, non cancella il cambiamento che ha garantito sul piccolo schermo.
Silvio Berlusconi, 89 anni da ricordare. Il compianto ex Presidente del Consiglio è passato a miglior vita due anni fa, ma l’eredità – non solo in termini economici – che ha lasciato sul piano sociale, culturale e politico resta molto importante. A prescindere dalla vita intensa che ha vissuto, tra alti e bassi, processi ed encomi, resta una figura della contemporaneità. Di quelle con cui si è obbligati a fare i conti sempre e comunque, perchè le scelte che ha compiuto hanno indirizzato – e per certi versi cambiato – un Paese.
È possibile notarlo oggi, un compleanno che ci sarebbe stato (se il Cavaliere fosse ancora in vita) ma nella sostanza c’è comunque. Uno dei rari casi in cui, qualcuno, che sia celebrità o persona comune, viene ricordato anche da morto perchè le sue idee continuano a camminare attraverso eredi, appassionati e fedelissimi. Anche antagonisti, di qualsiasi tipo, che a Berlusconi non son mai mancati.
Berlusconi, un’eredità senza tempo
Un uomo, televisivamente parlando, rilevante perchè è stato in grado di cambiare il concetto di televisione generalista alla radice. Garantendo un’alternativa a quello che veniva definito Servizio Pubblico. Ancora oggi si chiama così, ma in correlazione – all’interno del palinsesto italiano – ci sono le reti private. La tv privata, per antonomasia, è la sua: in Italia, il concetto di concorrenza televisiva si deve a Berlusconi. Non a caso, tra i tanti appellativi che ha avuto, lo chiamavano anche Sua Emittenza.

Appellativo tutt’altro che casuale perchè Berlusconi, con le televisioni private prima ancora che con la politica, ha costruito un impero su cui basare anche la successiva discesa in campo. La sintesi giornalistica, che plasma anche il valore del tempo, fa sembrare le due cose consequenziali ma non è affatto così.
Gli inizi da TeleMilano
Berlusconi ha prima pensato e ingrandito alla sua maniera il mezzo televisivo per poi – solo in un secondo momento – occuparsi della cosa pubblica modificando interamente il concetto di concorrenza e propaganda. Tutto comincia nel 1976 quando Silvio Berlusconi era, in buona sostanza, ancora un imprenditore edilizio e acquista TeleMilano da Giacomo Properzy. Si trattava di un’emittente via cavo. Quest’ultima aveva debiti proprio nei confronti della Edilnord, azienda che faceva capo a Silvio Berlusconi.
Quindi, per appianare le pendenze, B acquista l’emittente e ne gestisce le prestazioni. I programmi di quell’emittente venivano trasmessi in un condominio di Milano Due, altro nome che – con il tempo – non solo sarà familiare ma diventerà una sorta di quartier generale da cui partirà la scalata berlusconiana. Tre anni dopo, nel 1979, TeleMilano – ormai di Berlusconi – entra dentro Fininvest: una società per azioni di proprietà del Cavaliere che permetteva la trasmissione di programmi in Lombardia. Già acclarata la fine del monopolio televisivo di Stato.
La nascita del “pizzone”
A fronte di questo non era comunque consentito nel nostro Paese trasmettere in diretta sul territorio nazionale, ma l’ostacolo venne aggirato con quello che successivamente verrà definito dai libri di storia “pizzone”. Un programma pre-registrato su una cassetta VHS che veniva spedita a decine e decine di emittenti sul territorio nazionale in modo da essere trasmesso in contemporanea con i medesimi spot, senza che i contenuti potessero definirsi in diretta. Questo valse a Berlusconi anche l’appellativo di signore della cassettina.
In tal senso, il primo esperimento di tv commerciale fu proprio I sogni nel cassetto, condotto da Mike Bongiorno. Si trattava di un gioco a premi, a condurlo – non a caso – Berlusconi scelse proprio colui che fino a quel momento era il volto di punta della Rai, avendo presentato Arrivi e partenze. Primo programma della televisione di Stato. I tempi stavano cambiando.
Da questa certezza arriva un’altra intuizione di quello che sarebbe poi diventato il leader di Forza Italia: per aumentare l’interesse degli inserzionisti e stuzzicare potenziali nuovi partner, Berlusconi prima strappa i diritti per la Copa de Ora organizzata in Uruguay alla Rai e successivamente prosegue a portare in azienda volti noti dell’allora tv pubblica. Non solo Bongiorno, ma anche Gigi Sabani, Corrado, Loretta Goggi, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
Il primo polo televisivo privato
Il concetto di concorrenza comincia a prendere forma e assumere anche nuovi tratti: la battaglia televisiva anima anche il tele-mercato, con pezzi pregiati che cominciano a lasciare la Rai verso un altrove più promettente. Berlusconi ipnotizzava tutti con la prospettiva di un universo in espansione. Nell’82 arriva l’acquisto di Italia Uno, due anni dopo è la volta di Rete 4. Nasce il primo polo televisivo in opposizione alla Rai: tre canali da una parte, tre canali dall’altra. Seguono – alle soglie degli anni Novanta – le cosiddette Leggi Berlusconi: tre Decreti nominati fra l’84 e l’85 dal Governo Craxi.
I quali permettevano delle norme transitorie in attesa di un riordino complessivo di tutto il sistema radiotelevisivo italiano. Da quest’esigenza nascerà, poi, la più conosciuta Legge Mammì che permise ai canali di Berlusconi la trasmissione continua nonostante le denunce della Rai. Si registra anche un esposto dell’Associazione Nazionale Teleradio Indipendenti. Secondo il quale le videocassette in simultanea erano contro il Decreto presidenziale del 1973 che puniva chi esercita impianti di telecomunicazioni senza aver ottenuto prima le adeguate autorizzazioni. Ormai, però, il duopolio era realtà e consentito anche dalla legge con l’apporto di Mammì.
L’amicizia con Galliani
Una situazione che permise, fra le altre cose, a Berlusconi di conoscere l’amico e collega Adriano Galliani che lo seguì prima in quest’avventura televisiva e poi nelle esperienze politiche e calcistiche (la presidenza di Milan e Monza) che hanno contraddistinto la carriera del Cav. Da questi parametri nacque poi un nuovo concetto di gestione dello spazio televisivo, si dovettero rimodulare e creare confini per non invadere la libertà di espressione televisiva altrui.
Ciascuno doveva avere il proprio spazio e la propria possibilità di trasmissione. Senza entrare in conflitto d’interessi, questa è poi un’altra questione che assumerà contorni importanti con la discesa in campo a livello politico di Berlusconi: il dualismo si basava fondamentalmente sul fatto che un leader politico potesse avere il controllo di tv e telegiornali per gestire, eventualmente, la propaganda elettorale. Argomento che oggi esiste, ma è stato derubricato a secondario perchè dei paletti – in qualche maniera – sono stati messi anche con alcune leggi non sempre condivise dai vari governi.
La pluralità televisiva
Se esiste la pluralità televisiva e un’offerta sempre più ricca, in Italia, lo si deve alla visione di un imprenditore che ha cercato – con ogni mezzo possibile – di allargare l’orizzonte del piccolo schermo. Pagando, anche, talvolta, in prima persona. Berlusconi ha influenzato generazioni del tubo catodico ridisegnando i parametri di un universo ancora in divenire.
Ora Mediaset, in mano al figlio Piersilvio, è una certezza anche a livello internazionale ma determinate idee passano dai valori fondanti berlusconiani che possono essere sintetizzati in una frase: “La libertà è ciò che sta alla base della capacità di amare, di creare e di fare”. Persino quella di cambiare canale, ma Berlusconi non si accontenta e decide di cambiare la tv. Ecco perché il suo compleanno, ancora oggi e malgrado tutto, resta fra le prime ricorrenze di giornata. Senza questo genetliaco, non ci sarebbe l’attuale panorama televisivo italiano e il concetto di rete sarebbe molto diverso.