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Benigni da Biagi a tre giorni dal voto. Vent’anni fa l’intervista che diede forma all’editto bulgaro

10 maggio 2001: a ‘Il Fatto’ Biagi intervista Benigni, che prende di mira Berlusconi a tre giorni dal voto. Una puntata che entrerà nella storia

Se il famigerato ‘editto bulgaro’ è un mostro a tre teste, almeno il trentatré virgole tre per cento di questo mostro prende vita il 10 maggio 2001. Quella sera, infatti, Enzo Biagi accoglie Roberto Benigni al Fatto, per un faccia a faccia che da lì a pochi istanti genererà un polverone.

Mancano appena tre giorni alle Politiche che vedono scontrarsi Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli, mentre il fatidico silenzio elettorale scatterà ventisette ore dopo. Insomma, siamo agli sgoccioli di una sfida tesa e senza esclusione di colpi.

E’ la stagione del contratto con gli italiani firmato da Vespa, dei manifesti 6×3 sul ‘milione di posti di lavoro’, della rivista autocelebrativa “Una storia italiana” che Silvio fa trovare in tutte le cassette postali, di Corrado Guzzanti che reinterpreta un Rutelli in chiave sordiana e della sorella, Sabina che, sempre all’Ottavo Nano, sfotte il Cavaliere. Ma, in chiave televisiva, è anche e soprattutto la stagione di Michele Santoro, Daniele Luttazzi e, per l’appunto, di Biagi.

Il clima in quei mesi è incandescente e a testimoniarlo è proprio la telefonata di Berlusconi a Il raggio verde, fatta per contestare una narrazione a suo dire faziosa: “Complimenti per questi processi in diretta. Santoro, lei è un dipendente del servizio pubblico, si contenga”. Solo due giorni prima, a Satyricon, Luttazzi aveva accolto Marco Travaglio per parlare del suo libro “L’odore dei soldi”, che cominciava con un quesito che non aveva bisogno di troppe interpretazioni: “Cavaliere, dove ha preso i soldi?”.

Fino ad arrivare al Fatto. Già dai primi secondi ci si accorge che non sarà una puntata qualunque. “Non voglio parlare di politica, sono qui per parlare di Berlusconi”, esordisce Benigni. “Voglio essere equidistante: Berlusconi non mi piace, Rutelli sì”.

E’ soltanto l’antipasto. “Accadono cose spettacolari, inaudite – insiste l’attore – il Papa che è entrato per la prima volta in una moschea, bambini geneticamente modificati, Berlusconi probabile presidente del Consiglio”.

Benigni è un fiume in piena e Biagi – che non sembra colto alla sprovvista – sta al gioco. “Berlusconi vuol essere sempre il protagonista. Al matrimonio vuol essere lo sposo, al funerale vuole essere il morto. Il contratto con gli italiani ormai è un cult. Quella cassetta lì l’ho registrata proprio. L’ho messa tra Totò e Peppino, e Walter Chiari e Sarchiapone”.

Le proteste scoppiano ancora prima che scattino i titoli di coda. La Casa delle Libertà insorge e denuncia la violazione della par condicio. Il presidente della commissione di vigilanza della Rai Mario Landolfi non usa mezzi termini: “Abbiamo assistito all’ennesima porcata”. Di “show bieco e penoso” parla invece Luca Barbareschi: “Biagi poteva evitare di scendere a colpi così bassi come quello di buttarsi in una campagna elettorale. Poteva essere un padre della Patria; ha preferito rovinarsi l’immagine con cose di bassa lega”.

Il Fatto finisce sulla bocca di tutti, con il centrosinistra che ovviamente si schiera dalla parte di Biagi. Un’attenzione che regala il record d’ascolti al programma che registra 7.620.000 spettatori e il 30,6% di share.

La puntata viene in qualche modo replicata poche ore dopo a Il raggio verde. Santoro ripropone alcuni frammenti del faccia a faccia e in studio a commentarli c’è nientemeno che Rutelli. Berlusconi nel frattempo si consola col suo amato Milan che nella ‘stracittadina’ rifila sei gol all’Inter. Gioia che verrà bissata la domenica col trionfo alle urne. Questa però è un’altra storia.