Benedetta Rinaldi: “La chiamata di Di Mare mi ha salvata: non mi sarei mai fatta ricollocare da lui”

Ora alla guida di Elisir con Michele Mirabella, Benedetta Rinaldi ripercorre gli ultimi anni, dall’addio a UnoMattina al ritorno in video

Ha iniziato a lavorare a 19 anni e non si è mai fermata, se non fosse arrivata nell’estate 2019 la notizia della sua esclusione da UnoMattina. Si è risollevata anche dopo quella Benedetta Rinaldi, che dal settembre 2020 conduce su Rai3 Elisir.

UnoMattina è stata la tua grande opportunità professionale. Nonostante la chiusura “burrascosa”, come ricordi quei due anni?

Li ricordo esattamente come sono andati. È stata un’esperienza molto bella da un punto di vista umano, sia con il gruppo di lavoro, che già conoscevo dalle edizioni estive, sia con Franco (Di Mare, ndr). Il tandem con lui era inedito, ma ci siamo trovati benissimo, anche perché Franco non è uno che marca il territorio: le medie d’ascolto di quelle due edizioni credo che siano la dimostrazione del lavoro che abbiamo fatto. Per quella rottura, che non fu consensuale, rimane invece la stessa amarezza.

Nel 2020 sei poi tornata in onda su Rai3, con Elisir. A volerti è stato proprio Di Mare, da direttore. Quanto è stata per te importante la sua chiamata?

Io non glielo avrei mai chiesto di farmi tornare alla conduzione. Quando lui però mi ha chiamata, ricordo ancora le parole che gli ho detto: “Ti prego Franco, salvami!”. Ne stavo uscendo pazza, perché quando finalmente mi sembrava che tutto si stesse allineando nella mia vita ho dovuto sperimentare la perdita immotivata del mio lavoro.

Con Di Mare avete affrontato gli alti e bassi di una conduzione quotidiana. 15 febbraio 2018: annunci in diretta a Milly Carlucci la notizia della morte di Bibi Ballandi; seguono polemiche e indignazioni varie. Hai temuto in quel momento delle possibili conseguenze sul fronte lavorativo e ti sei pentita di quell’annuncio dato in onda?

Quello che è stato visto allora non è quello che realmente è accaduto. Sicuramente avrei potuto oppormi, mentre io mi sono affidata alla scelta di chi mi aveva portato quel foglio da dietro le quinte. All’epoca fui accusata sui social di voler cavalcare il dolore, tv che reputo personalmente di non aver mai fatto. Si trattò di una grossa ingenuità.

Di Mare non è stato però il tuo unico partner alla conduzione. Escluso Mirabella con il quale fai attualmente coppia, negli ultimi anni hai condotto con Gerardo Greco, Duilio Giammaria, Alessio Zucchini, Alessandro Greco, Umberto Broccoli e Paolo Poggio. Quello con cui ti sei trovata meglio e quello con cui ti sei trovata peggio?

Con Franco ho trovato un completamento e un aumento della mia consapevolezza televisiva, grazie anche a un’affinità caratteriale e di humor. Con Gerardo Greco ho pagato forse l’inesperienza, non avendo la scioltezza che oggi ormai possiedo, trovandomi in un contesto che non conoscevo e che affrontavo per la prima volta.

Un programma da sola dopo tutti questi anni lo desidereresti?

Io ho fatto un percorso un po’ al contrario. Ho iniziato da sola su Rai Italia e su Rai3 ho fatto anche un programma che si chiamava Gap – Generazioni alla prova. Poi credo che questa mia riconosciuta serenità e malleabilità nei rapporti con i colleghi sia diventata una sorta di pass per le conduzioni di coppia. Se ci fosse però un progetto interessante in cui venisse richiesta una conduzione non di coppia, ci sarei.

Com’è condurre un programma di divulgazione scientifica come Elisir in un contesto pandemico?

Sicuramente è caduto a fagiolo: io amo la tv di servizio e credo che in questo momento una trasmissione più di servizio di Elisir non si possa desiderare. Parlando di salute si parla di un comparto toccato in prima linea dal Covid, non solo per la situazione pandemica, ma anche per le conseguenze di essa sull’intero sistema sanitario. A volte arrivano sui social commenti da persone contrarie al vaccino che ti danno il termometro del pensiero alternativo alla scienza.

Elisir è diventata la tua casa televisiva. Come ti trovi con Michele Mirabella?

Il mio dubbio all’inizio era su come mi avrebbe accolto Michele, che non conoscevo benissimo e che vedevo sempre così ieratico. Credo che invece alla fine lo sforzo maggiore di apertura nei miei confronti lo abbia fatto lui, perché ero io che entravo a casa sua e non di certo il contrario. 

Confermi che per accaparrarsi Benedetta Rinaldi non servono cachet stellari? Dopo l’esclusione da UnoMattina dichiarasti: “Ho sperato si rendessero pubblici gli stipendi così mandavano anche il messaggio solidale per sostenermi”.

Ovviamente esistono lavori retribuiti molto peggio, ma il mio resta uno stipendio normale, forse molto sottostimato rispetto ad altri colleghi. Avendo perso il lavoro e avendo capito che l’importante per me è lavorare, ho retrocesso ancora più in secondo piano il discorso economico.