Belve senza vip potrebbe rivitalizzare il talk show: perchè l’ascolto delle persone comuni è una risorsa
Belve farà i casting a persone comuni. Non solo interviste ai vip, ma anche a coloro che vogliono e possono dire qualcosa di importante senza essere conosciuti. I vantaggi di questa scelta inattesa.
“Che belva si sente?” ormai è una domanda cult. Il programma di Francesca Fagnani è diventato talmente polarizzante da influenzare anche il gergo di tutti i giorni. L’espressione la sentiamo addirittura in strada, al mercato o dal parrucchiere. Quando qualcuno vuole fare una domanda indiscreta, imita la conduttrice del programma di Rai2.
L’effetto Belve, sul piano dialettico, è lo stesso che ha avuto – in passato – La Ruota della Fortuna: “Compro una vocale” lo dice chiunque quando non riesce a esprimersi come vorrebbe. Questo significa che un programma televisivo diventa consuetudine e motivo di aggregazione. Se in passato era più facile che accadesse, oggi è quasi un miracolo. La colpa o il merito, dipende dai punti di vista, è dell’on demand. Tutti guardano tutto a qualsiasi ora: non esiste più l’attesa di un programma specifico.
Belve, il talk show di Francesca Fagnani apre a persone comuni
Belve è l’eccezione che conferma la regola: la trasmissione della Fagnani diventa un appuntamento fisso che riunisce le famiglie, alimenta gruppi di ascolto. È sufficiente fare un rapido sondaggio per capire quanti – dentro e fuori i social – aspettano le nuove puntate. Infatti l’esordio della nuova edizione ha fatto numeri impressionanti, considerando gli standard del canale di riferimento.
Belve è il terzo programma più visto del martedì sera. 12,9% per Rai2 è un capitale che vale oro. Una cifra simile coinvolge anche il resto delle proposte del canale. Chi fa da gancio o traino al talk show della Fagnani, comunque, ci guadagna. Dal punto di vista della resa, però, le cose sono cambiate. Il pubblico resiste, ma gli schemi e le dinamiche del programma iniziano a essere sempre uguali. Prima i vip erano in soggezione davanti alle domande scomode della Fagnani. Ora è tutto più possibilista e meno pungente.
I motivi della scelta autorale
La redazione del programma, dunque, si è fatta una domanda: come dare vita ulteriore a un programma che già rende senza snaturarlo? La risposta, dopo attenta riflessione, è arrivata. Aprendo alle persone comuni. Non solo vip a essere intervistati dalla Fagnani, ma anche persone qualunque. Signor nessuno che possono trovare la ribalta, all’interno del programma Rai, per una sera. I famosi 15 minuti di gloria, citati da Andy Warhol, ma su larga scala.

Quella che era soltanto una suggestione diventa realtà: Francesca Fagnani apre i casting. Chiunque può candidarsi nella speranza di essere richiamato o richiamata per un’intervista belvica. I più smaliziati avranno pensato che lo stratagemma sia figlio della volontà di aver aperto le porte a Rita De Crescenzo. TikToker alla ribalta più per la sua aura social che per effettive prerogative televisive. Dunque, Belve, dopo il tentativo con la content creator, apre le porte a tutti. O meglio: a chiunque abbia qualcosa da dire. Senza bisogno di essere conosciuto o conosciuta. Candidarsi per partecipare alla trasmissione è semplice: è sufficiente mandare una mail a belveprovini@rai.it.
L’esempio di Maurizio Costanzo e la sua “eredità”
Francesca Fagnani prende a modello Maurizio Costanzo: il compianto cronista e conduttore televisivo, durante il Costanzo Show, aveva nel proprio parterre persone illustri ma anche tanti sconosciuti che sarebbero successivamente diventati pezzi da novanta del piccolo e grande schermo. Valerio Mastandrea e Ricky Memphis docet. L’eredità di Costanzo, dunque, viene messa a disposizione di un contenitore diverso. L’occasione giusta per ravvivare anche il concetto di talk show.
Le vicende dei vip sicuramente incuriosiscono, ma il racconto delle persone comuni (che potranno avere l’opportunità di sentirsi importanti per una sera) potrebbe sorprendere. Magari questa dimensione tornerà a essere un valore aggiunto per la televisione del futuro, sempre più a caccia di autenticità.