BellaMa’: un talk generazionale disordinato, che alimenta solo stereotipi

BellaMa’, il nuovo programma di Rai 2 condotto da Pierluigi Diaco, è un programma fuori fuoco e attinge a tante trasmissioni del passato.

“Troppo” è la parola che, istantaneamente, si ha la forte tentazione di esclamare (volendo essere magnanimi) al termine della visione della prima puntata di BellaMa’: troppi contenuti, troppe velleità, troppi registri, troppa la fretta di voler costruire un immaginario al fine di fidelizzare subito il pubblico.

BellaMa’, unica vera novità di questo inizio stagione, in onda oggi su Rai 2, è sostanzialmente un talk show, che vira a volte sul game, a volte sul talent, a volte sul libero cazzeggio, più per riempire le oltre due ore di trasmissione che per reale aspirazione.

È un programma che straborda di paradossi e il primo è rappresentato dal conduttore, Pierluigi Diaco. Difficile, ad esempio, dimenticarsi di colpo delle sue dichiarazioni sulla “dittatura dei social” e vederlo oggi proporsi come trait d’union tra i ragazzi di oggi, la Generazione Z, e gli adulti, chiamati Boomer più per sottolineare la loro incapacità di comprendere i giovani che per motivi anagrafici.

Diaco, in questa prima puntata, ha tentato di mostrare una nuova versione di se stesso, à la page, e ostentando, in molte occasioni, un accento romanesco alla Bonolis al fine di instaurare immediatamente un feeling con i numerosi ospiti in studio. Un atteggiamento forzato che non ha aiutato anche perché, in altri casi, la sua retorica viene puntualmente fuori (“Questa sincerità è bellissima”, “Abbiamo scomodato l’oro della Rai ossia le teche”).

Ciò che è emerso, più che altro, è stata la sua palpabile urgenza di creare dei tópoi, degli schemi da ripetere nelle puntate successive, e di creare dei personaggi alla È sempre mezzogiorno: dalla signora Carolina (“la nostra Lady Gaga”), che risponde a casaccio su domande sui social (“Carolina, cos’è una tag?”, “Carolina, cos’è una live su Twitch?”), alle signore Carmela e Maria Luisa (“le nostre Thelma e Louise”), in studio con riviste di gossip e i ferri per l’uncinetto.

Il confronto/scontro generazionale ha ispirato e ispira innumerevoli lavori, è un tema evergreen, sempre attuale.

BellaMa’ si propone come un “talent di parola” che vuole stimolare l’ascolto e la comprensione reciproca ma, proposto com’è, per ora alimenta solo stereotipi, in un’atmosfera densa di “che cos’è?”, “che significa?”, “ah boh, non lo so”. I giovani appaiono come frivoli e gli adulti come maestrini o, peggio ancora, come rimbambiti.

Il secondo paradosso è che BellaMa’ attinge eloquentemente a tanti programmi. In primis, verrebbe da dire che il programma di Rai 2 è una sorta di Amici moderno (per Amici, ovviamente, si intende il talk andato in onda negli anni ’90 e non il talent attuale) ma “moderno” non è un aggettivo che si addice nonostante i tanti elementi che riconducono alla contemporaneità: una band indie pop, un dottore del web che spiega la nuova terminologia, i tantissimi riferimenti ai social.

Dallo studio classico ad un quiz accomodato alla meglio e ispirato a Parola Mia, passando per l’intervista, elemento di continuità con i programmi precedenti di Diaco, Io e Te e Ti Sento, BellaMa’, alla fine, è un talk vecchio stile e la sua voglia di apparire giovane è paragonabile ad un settantenne con la felpa di Supreme e la Dark Polo Gang alle cuffiette.

La prof. Lucia Rossetti ricorda Il Collegio, i provini ricordano Chi ha incastrato Peter Pan?, ma tutti, con un leggero lavoro di memoria, possono tirar fuori altri programmi ai quali BellaMa’ fa l’occhiolino.

In mezzo a tutto questo, c’è una gara, infine, con punti a disposizione, una partita sulla quale si perde velocemente il filo (terzo paradosso), distratti dalla mole di contenuti che vengono proposti e dalle tante persone presenti in studio: Giovani vs Boomer, titolari e aspiranti, più una folta schiera di opinionisti, anche essi divisi tra ragazzi e adulti.

A metà puntata, c’è un ospite del giorno (oggi Iva Zanicchi, domani Valeria Marini) che viene interpellato da entrambi gli schieramenti e che diventa oggetto di prove, come la prova dei Reel.

L’ultima parte appare come un dibattito classico, con temi semplici: “A cosa serve la scuola?”, “L’amore è per sempre?”.

Tenere sempre il ritmo alto per due ore è arduo, considerando, poi, che oggi l’entusiasmo iniziale si è spento quasi subito.

BellaMa’ è un programma molto fuori fuoco, non negli intenti ma nella realizzazione, un nodo gordiano da risolvere, è una trasmissione che, nella chiara voglia di voler essere trasversale, rischia di non rappresentare né i giovani, né gli adulti.