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Ballando con le stelle, la versione francese si svolge in un altro pianeta

In Italia è Ballando con le stelle, ma in Francia si chiama DALS – Danse avec le stars. Tutte le curiosità sul format in onda su TF1

Noi saremo pure bravi a portare a casa i trofei meritatissimi, ci mancherebbe, saremo pure bravi ad arrivare primi in tante manifestazioni (il 2021 basta che lo nomini e in Italia può dire tanto), ma diciamo pure che altrove c’è chi sa fare meglio di noi e in altri ambiti.

Ci trasferiamo su TF1, una delle numerose reti generaliste francesi più viste. Ogni venerdì in prima serata va in onda Danse avec le stars che, anche per i meno avvezzi con la lingua francese, è abbastanza chiaro che si tratti di Ballando con le stelle.

Abbiamo avuto modo di visionare tramite My TF1 (la piattaforma streaming dove recuperare le trasmissioni andate in onda sull’emittente) una delle puntate dell’edizione tuttora in onda. Venerdì 15 ottobre è stato trasmesso il quinto appuntamento. È stato seguito da 3.948.000 telespettatori (share del 20,9%) risultando il prime time più visto quella sera. Le differenze che caratterizzano questa versione dalla nostra non sono poche.

Partiamo dal primo dettaglio che non passa inosservato e sul quale noi per primi abbiamo cercato di tirare avanti una battaglia (ormai persa): l’orario della fine del programma. Se nella televisione italiana la prima serata si è trasformata in un drammatico tiro alla corda con chiusure monster trascinate sino all’1 / 1:30 del mattino, in Francia di fare tardi non ne hanno proprio voglia. Così, se Ballando termina alle 24:50, Danse aver le stars inizia alle 21:05 chiudendo baracca e burattini alle sacrosante 23:30 minuto più, minuto meno.

Ciò vuol dire che in 2 ore e 25 minuti e soli tre blocchi pubblicitari, una trasmissione con un tot di coppie da far esibire (nella scorsa puntata nove, ma all’inizio erano 13) riesce a fare tutto in un tempo umano.

Il fattore principale è uno: il ritmo. Via le polemiche, via gli orpelli, via i commentatori a bordo campo o i ballerini per una notte, i protagonisti sono i VIP e i loro maestri, i maestri e i VIP. La ricetta a la carte è semplice, ci sono quattro giudici: il coreografo Chris Marques (l’unico rimasto dalle scorse edizioni) e tre nuove entrate di questa stagione, niente popò di meno che lo stilista Jean Paul Gaultier, la ballerina e coreografa Denitsa Ikonomova e il primo ballerino del Balletto dell’Opera di Parigi François Alu, insomma roba di poco conto vero?

Il meccanismo di DALS (iniziali del programma usato come diminutivo per i social) è pressoché simile, ma anche qua le differenze ci sono eccome.

Per ogni puntata ci sono due manche, l’una completamente differente dall’altra. La prima è la classica giostra delle esibizioni preparate durante la settimana, ogni coppia viene poi sottoposta ad una sorta di promozione da parte dei giudici. I quattro esperti esprimono il loro voto, in più hanno a disposizione un temuto buzz rosso che, se premuto da solo uno dei giudici, nonostante l’ammonizione non cambia il percorso della coppia appena esibita, se invece i buzz sono premuti da due o più giudici il significato è ballottaggio immediato.

Si stila una classifica, la coppia con il punteggio più alto passa direttamente alla puntata successiva senza affrontare altre manche, le altre coppie affrontano un secondo step. Si cambia totalmente registro e dinamiche. Nella puntata che abbiamo seguito, ad esempio, le coppie promosse hanno affrontato una prova a tempo che li obbligava a ballare su un unico genere. I giudici, secondo un range di voti, hanno assegnato il punteggio più alto alla coppia più meritevole, fino a scendere. La coppia che si è ritrovata all’ultimo posto è finita automaticamente in ballottaggio con le altre già decise in precedenza.

Dunque a proclamare chi rischia l’eliminazione e chi passa direttamente alla puntata successiva senza passare dalla seconda manche non è il pubblico, ma la giuria (mossa che non è un punto a favore del programma, onestamente). Può capitare che ad essere al ballottaggio possano andare due, o addirittura tutte le coppie aumentando il tasso della tensione a dismisura.

Solo nel ballottaggio viene dato un contentino al pubblico a casa: il loro compito è salvare solo una (e solo una) delle coppie che rischiano l’addio al programma, la vera patata bollente dei restanti salvataggi e dell’eliminazione ufficiale è in mano ai giudici.

Per quanto riguarda le altre curiosità che ruotano attorno a DALS, i brani ballati da ogni coppia non vengono suonati da un’orchestra live, bensì sono tutti originali. La durata totale di presenza della coppia in video, dal filmato di presentazione alla fine del giudizio, non supera i 7/8 minuti al contrario della nostra versione in cui (se va bene e non parte la polemica) si raggiungono persino i 10 minuti.

Lo studio (si trasmette dallo Studio 217 di La Plaine Saint-Denis) è decisamente più spazioso rispetto alla pista dell’auditorium Rai di Roma. L’ambiente non è quello dei grandi saloni delle feste così come siamo abituati a vedere sin dagli inizi di Ballando con le stelle (2005), ma più essenziale e coperto di ledwall (postazioni dei giudici comprese). Le scenografie utilizzate per ogni performance sono in stile minimalista, ma direttamente collegate ad una narrazione e al significato che si vuole dare ad un ballo.

Nella rosa dei concorrenti di quest’anno spiccano soprattutto due personaggi: una superstar del burlesque conosciuta in tutto il mondo, Dita Von Teese. In più Bilal Hassani, ovvero il rappresentante dell’Eurovision per la Francia nel 2019, anno in cui per l’Italia gareggiò Mahmood.

Un’altra curiosità che ci riguarda orgogliosamente da vicino è la scelta musicale per una delle coppie in gara e che casualmente abbiamo captato nella nostra analisi di DALS. Nella quinta puntata di venerdì 15 l’attrice Auriélie Pons e il suo maestro Adrien Caby per il loro paso doble hanno deciso di puntare in alto ballando sul ritmo di I wanna be your slave dei Maneskin. Risultato? Standing ovation alla fine della performance e promozione assicurata dopo una settimana non proprio semplicissima.

TF1 tiene particolarmente al format, per questo la rete regala a Danse avec le stars una prima e una seconda serata di continuità. Viene spezzettata in due parti precise: la prima – della quale vi abbiamo ampiamente parlato – è dedicata alla gara, mentre la seconda è una sorta di Dopo Ballando, un dibattito sulla puntata chiamato L’after danse o più semplicemente La suite. I ballerini e i VIP guadagnano il centro del palco che si trasforma in un salottino kitsch per discutere sulla preparazione della settimana, farci del cazzeggio attorno e magari mandare involontariamente a letto i telespettatori per la noia dato che questo segmento ha proprio poco da dire.

Nel complesso Danse avec le stars così come l’abbiamo visionato in ‘un altro pianeta‘ sarebbe accettabile nella sua fisionomia di scaletta e dinamiche anche in Italia. Perché non provarci in futuro?