Avvocato Ligas, gran finale su Sky: Argentero ha trovato il ruolo della svolta
C’è voluto un bastardo. Dopo anni di protagonisti rassicuranti, eroi tormentati ma fondamentalmente buoni, medici dal cuore d’oro e commissari con la coscienza pulita, la fiction italiana di qualità ha trovato il suo anti-eroe vero nel Lorenzo Ligas di Luca Argentero
“È un personaggio che ha molte ombre, sicuramente molto diverso da me e che a volte mi fa pensare per i suoi atteggiamenti strafottenti e di sfida. Penso che alla gente piaccia anche per questo…”
Commentando così il suo avvocato Lorenzo Ligas, legale cinico, senza scrupoli, diretto e sfrontato ai limiti della maleducazione, un uomo che viaggia a gin tonic ed eccessi, Luca Argentero ha sicuramente fotografato una delle caratteristiche più interessanti della serie di cui tutti parlano. Ligas si è appena conclusa su Sky con il suo sesto e ultimo episodio e l’atmosfera che si vive in rete e sui forum è quella del plebiscito: perché tutti ovviamente chiedono un seguito.
Ligas, Luca Argentero diventa avvocato
Nel sesto e ultimo episodio della serie, la tensione si concentra su due fronti paralleli che Ligas non riesce a tenere separati come vorrebbe. Sul piano professionale, la commissione disciplinare che potrebbe radiarlo dall’albo rappresenta la resa dei conti con tutti gli eccessi e le scorciatoie di una carriera costruita sull’intelligenza e sul cinismo in parti uguali.
Sul piano personale, l’annuncio di Patrizia — l’ex moglie interpretata da Gaia Messerklinger — di aver preso una decisione destinata a cambiare per sempre il loro rapporto arriva nel momento peggiore possibile.
L’ultimo caso della prima serie
In tutto questo, nel mezzo, c’è un nuovo caso: una storica commerciante aggredita nel suo negozio, un uomo accusato — Patrick — che si dichiara innocente e sostiene di aver cambiato vita. Ligas e Marta decidono di difenderlo, e naturalmente Ligas sceglie una strategia poco convenzionale, spingendosi oltre i limiti della legalità e della prudenza. Come sempre. Convinto di aver già toccato il fondo, scoprirà che le cose possono peggiorare ancora.
Il finale non offre risoluzioni nette. Ligas resta sospeso, coerente con la sua natura: brillante, fragile, incapace di essere davvero lineare. È la scelta giusta, narrativamente e caratterialmente.
Argentero e il ruolo che ridefinisce una carriera
Luca Argentero ha candidamente ammesso che in questi panni fa e dice tutto quello che non farebbe né direbbe nella vita reale. È una confessione che vale più di qualsiasi dichiarazione promozionale, perché spiega perché Ligas abbia funzionato così bene: c’è una libertà nella performance che non si vede spesso nella fiction italiana, dove gli attori sono spesso intrappolati in personaggi costruiti per non disturbare.
Ligas disturba eccome. È donnaiolo, cinico, allergico alle regole, capace di mettersi nei guai con una precisione quasi artistica. Ha una figlia che ama ma fatica a conquistare del tutto, una ex moglie che lo compatisce ma gli sta alla larga, una giovane praticante — Marta Carati, interpretata da Marina Occhionero — che è la sua unica vera sponda in una Milano veloce e spietata. E poi ci sono i gin tonic, infiniti, a segnare il confine mobile tra l’esaltazione e la disperazione.

Moralmente subdolo, un vincente scorretto
Quello che Luca Argentero ha costruito in sei episodi è un personaggio che la fiction italiana non aveva mai osato davvero: un protagonista moralmente ambiguo senza redenzione garantita, in cui l’intelligenza e l’autodistruzione convivono senza che l’una cancelli l’altra.
Il confronto con il suo Doc — sei anni di successi Rai con il medico più buono e tormentato della televisione italiana — è inevitabile e illuminante: sono due facce della stessa carriera, anche se quella di Ligas sembra la faccia inevitabilmente più realista.
Il legal drama che mancava
Avvocato Ligas è il primo legal drama targato Sky, tratto dal romanzo Un caso complicato per l’avvocato Ligas di Gianluca Ferraris. La scelta di ambientarlo a Milano — con il Tribunale come palcoscenico ricorrente — non è solo scenografica: è politica. Il tribunale di Milano è il luogo dove si sono consumati alcuni dei fatti più traumatici della storia recente di questo paese, e la serie lo usa come sfondo senza mai diventare un documentario.
La regia è di Fabio Paladini, la scrittura affidata a un team che include Federico Baccomo e Leonardo Valenti. La produzione è di Sky Studios e Fabula Pictures. I numeri hanno premiato il progetto fin da subito oltre un milione di spettatori complessivi già nella prima settimana, quasi un milione di media nei primi due episodi, un 73% di permanenza che colloca l’Avvocato Ligas tra i migliori debutti Sky degli ultimi anni.
Avvocato Ligas, seconda stagione e il materiale già pronto
L’ufficialità di una seconda stagione non c’è ancora, ma i segnali sono chiari. Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios Italia, aveva già parlato durante la conferenza stampa di presentazione di una possibile seconda e terza stagione da realizzare consecutivamente. Il finale aperto sembra costruito apposta per lasciare spazio a nuovi sviluppi.
Il materiale narrativo non manca: oltre a Perdenti esiste già un secondo romanzo di Ferraris dedicato al personaggio, La mantide, con Ligas protagonista di una nuova vicenda giudiziaria. Una produzione già rodata, un protagonista che ha trovato il ruolo della svolta, un pubblico che ha risposto. Le premesse per continuare ci sono tutte.
Avvocato Ligas ha dimostrato che il pubblico italiano era pronto per un legal drama grigio, moralmente ambiguo, lontano dai protagonisti rassicuranti a cui eravamo abituati. Era ora.
L’ultimo episodio si chiude con un interessante colpo di scena familiare: la seconda serie potrebbe concretizzarsi dopo l’estate.