Arena Suzuki 60 70 80, Amadeus si fa i suoi Migliori (Capod)Anni del Festivalbar

Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 si presenta come una playlist piaciona perfetta per la radio: gli over 40 la cantano tutta, ma certi revival fanno male…

“Non si è mai vista prima d’ora una discoteca su Rai 1! Questa è la discoteca più grande d’Europa!*”

dice Amadeus sul medley anni ’70 dei Santa Esmeralda che arriva diretto da una playlist di Capodanno e piomba nel mezzo della prima puntata di Arena Suzuki ’60 ’70 ’80. E in effetti si può dire che su Rai 1 si balla e si fa discoteca (anche per quelli a casa) solitamente col Veglione di San Silvestro da tempo saldamente in mano proprio ad Amadeus. Così nel prime time autunnale del sabato sera di Rai 1 compare un mash-up che mescola L’Anno che Verrà con la sua dimensione danzereccia da festa in casa, il momento nostalgia sul genere I Migliori Anni (che però arriva come una tranvata addosso ai quarantenni Peter Pan) e l’aspetto collection di grandi hit che solo un Best of del Festivalbar può offrire. Amadeus si confeziona un perfetto abito su misura patchwork e vintage con la complicità dell’Arena di Verona, ormai set di ogni programma musicale Rai (per fortuna anche della lirica).

Arena Suzuki 60 70 80

Sfugge il motivo per cui io seduta sul divano a casa dovrei divertirmi vedendo ballare altri altrove: non è che i neuroni specchio si attivano a ogni stacco sul pubblico che si diverte in Arena, eh. In questo è più efficace la voce di Amadeus in versione dj che inanella sul finale Sweet dreams are made of this, I Feel Love, I was made for loving you e scalda il cuore di chi non le sente da un po’.

La playlist, infatti, si fa cantare tutta, sempre che si siano superati gli ‘anta’ (anche perché dubito che quelli più giovani siano davanti a Rai 1). I 40/50enni sono i più sollecitati in questo revival di solite hit – non si scava nei successi di nicchia, ma si mettono in fila i grandissimi successi, quelli che nei veglioni di Capodanno non mancano mai per l’appunto – ma proprio il target d’elezione è il più ‘maltrattato’. Perché? Ma perché il programma piazza subito gli Europe (che fai, non metti The Final Countdown nell’Anteprima per fare il conto alla rovescia) e ti schiaffeggia con quello che dicono sia Joey Tempest ma tu te lo ricordi molto, molto, diverso. Personalmente avrei preferito ricordarlo com’era e invece così il programma mi sbatte in faccia cosa sono io 35 anni dopo e per di più di sabato sera, ché già la settimana è stata difficile. ‘Na cattiveria bella e buona.

Compaiono quindi i nonni degli Europe e la zia di Samantha Fox. La parte del leone la fanno, invece, gli ospiti nostrani, quelli che sei abituato a vedere e non ti fanno più effetto: penso a Loredana Berté e Orietta Berti che  ormai sono di casa e non fai quasi più caso alla loro trasformazione. Diciamo anche che offrono i momenti migliori dello show musicale, con la Bertè uber alles: si conferma un animale da palco, live e televisivo, con il miglior blocco offerto tra repertorio, interpretazione, voce.

Arena Suzuki ’60 ’70 ’80, una playlist piaciona perfetta per la radio

Molti si concedono il live ed è un piacere: Johathan Righeira, Tozzi (che cambia la pronuncia di ‘Gloria’ a ogni inciso), gli stessi Europe, giusto per citarne alcuni. Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 è senza dubbio uno spettacolo ‘piacione’ visto che si fa cantare – come detto – dall’inizio alla fine, ma per tanti motivi sarebbe stato perfetto in radio (e una ‘anticipazione’ dello show era stata fatta da Amadeus su RTL 102,5 a inizio mese).

Uno dei motivi per cui sarebbe stato meglio lasciarlo alla radio è il già citato effetto “vecchiaia a valanga” che ti prende appena vedi un tuo idolo dell’infanzia/adolescenza ormai pronto al Trono Over. L’altro è la regia televisiva, affidata a Stefano Vicario, che tiene fede al suo ‘stacchismo’ a-narrativo e che si sfoga con i 6000 in Arena dopo un Sanremo a platea vuota. Non gli pare vero poter inquadrare pubblico vivente e continua a staccare sul pubblico mascherinato che balla, pensando così di creare atmosfera avvolgente e trainante oltre lo schermo, ma finendo per rendere ancora maggiore la distanza tra l’interno casa di chi guarda in tv e l’esterno Arena in cui si diverte il pubblico. Sul resto ci siamo già espressi più volte: diciamo che la mano si riconosce alla prima inquadratura mossa sul movimento dell’artista, al primo zoom sfocato, sulla steadycam che impalla, al primo stacco. E dire che è tutto registrato. E dire anche che l’Arena si era vestita ottimamente per la resa televisiva.

Amadeus, meglio solo…

Amadeus si diverte, si vede. Ci fa piacere. Il programma è davvero fatto di musica e i suoi interventi fanno da guida alla serata: non c’è bisogno di occupare tempo e spazio e quindi fa il conduttore e soprattutto rispolvera l’ottimo piglio da dj. Ribadiamo che quando sta da solo è meglio: il mestiere c’è, può lasciarsi andare senza camminare sulle uova conto terzi. Sarebbe ora facesse un Festival per conto suo, magari in DJ style (asciutto, veloce, coinvolgente offrendo un Sanremo in metà tempo), ma pare che anche questa volta voglia il suo ‘portafortuna’. Intanto cantiamo i successi anni ’60 ’70 ’80 che lo sponsor ha portato all’Arena.

 

  • NB. Ricordiamo che le discoteche in Italia sono chiuse per rispettare le norme Anticovid.