Antonio Tocci: “Battiti live è la mia casa, ma sto facendo gavetta anche con altri progetti. In Italia ci sono pochi giovani autori”

Antonio Tocci, uno dei più giovani autori nel panorama televisivo italiano, racconta a TvBlog i primi passi della sua carriera.

In queste ore, con la messa in onda dei due appuntamenti su Rai 1 di Da grande, si sta tanto parlando fra gli addetti ai lavori di quelli che potrebbero essere i volti televisivi del futuro, partendo da Alessandro Cattelan, appena sbarcato in Rai, e allargando il discorso non solo ad altri nomi, ma anche a un ragionamento più ampio.

Poco si parla, invece, delle professionalità che lavorano dietro le telecamere, anche queste spesso con un età largamente superiore ai 40 anni. L’età sicuramente non può essere in alcun modo metro di giudizio né in senso positivo né in senso negativo, ma, spinti da questo dibattito su un ringiovanimento anagrafico della tv, siamo andati a intervistare uno dei più giovani autori tv attualmente presenti. Stiamo parlando di Antonio Tocci, venticinquenne da tre anni autore di Battiti live.

Quali sono i tuoi inizi nel mondo televisivo?

Io sono legato al mondo dell’audiovisivo fin da piccolo, quando ho realizzato con mezzi molto casalinghi una web serie con i miei amici. Terminato il liceo, ho frequentato un corso di comunicazione, media e pubblicità alla IULM di Milano ed è lì che tutto è partito. C’è stato un job day con Mediaset e due mie amiche hanno lasciato il mio curriculum. Il giorno dopo sono stato subito chiamato e mi è stato proposto uno stage in cui mi sarei occupato della realizzazione dei promo per Italia 1 e per le digitaline. Al termine dello stage mi è stato chiesto di realizzare i promo di Battiti live, nella prima edizione che sarebbe andata in onda su Italia 1. Ed è lì che ho conosciuto la mia “mamma televisiva”, la produttrice Viviana Aguzzi, che mi ha portato nella redazione della Gialappa’s con lei.

Hai fatto parte della redazione della Gialappa’s per due anni. Che cosa ti ha dato professionalmente quest’esperienza?

Con loro ho fatto Mai dire Grande Fratello, Mai dire Isola, Balalaika e Mai dire goal. Sono stati due anni altamente formativi e il lavoro che ho fatto è stato soprattutto di tipo autorale. Con la Gialappa’s credo di aver fatto la vera televisione: oggi si punta molto sull’aspetto visivo, mentre quella dei Gialappi è una tv artigianale, che mi ha dato delle importanti basi.

Battiti live ha dato una svolta alla tua carriera. Chi è stata la persona più importante per questo importante salto professionale?

Sicuramente Alan Palmieri, conduttore e direttore artistico di Battiti live. È stata ai tempi una persona visionaria perché ha deciso di investire su un giovane. Con Marco Pantaleo, che è stato il mio maestro come autore, mi ha aperto un mondo fatto di scalette, contatti con gli artisti e tutto quanto prevede la macchina di Battiti.

Qual è l’insegnamento professionale che ti ha dato Battiti live in queste edizioni?

Battiti mi ha portato a scoprire la versatilità richiesta dal tipo di programma, che è uno show musicale in diretta. Ho avuto modo di lavorare davvero con grandi professionisti.

Nella tua breve carriera ha già avuto modo di lavorare in vari generi televisivi, dal game show con Caduta libera al cooking show con Piatto ricco, fino al recente Voglio essere un mago. A quale genere ti senti più vicino?

Sicuramente Battiti live è la mia trasmissione del cuore, anche perché mi lega un ricordo d’infanzia, e uno show musicale del genere lo sento profondamente nelle mie corde. Le altre opportunità mi hanno permesso però di sperimentare più generi, aiutandomi a crescere professionalmente, dato che ancora sto facendo la mia gavetta. Con Caduta libera, ad esempio, ho sperimentato i primi casting online a causa del Covid.

Chi consideri come maestri dal punto di vista professionale?

Insieme a Marco Pantaleo, sicuramente Angelo Mandelli con il quale ho fatto i casting di Caduta libera. Un grande autore con una lunga storia professionale alle spalle.

Nelle redazioni dei programmi e nei gruppi autorali dei programmi credi che ci sia spazio per i giovani?

Nelle redazioni ci sono tanti giovani della mia età con grandi capacità, che però non hanno avuto la fortuna di fare il salto professionale che ho fatto io. Come autore, infatti, ho sempre lavorato con persone più grandi. In Italia si fatica purtroppo a scommettere e a puntare sui giovani. Voglio essere un mago è stato forse l’unico progetto in cui ho visto un importante investimento in giovani come collaboratori ai testi.

In quale programma sogni di lavorare come autore? Hai già in mente un tuo progetto televisivo?

Il sogno sarebbe indubbiamente Sanremo. Ho però anche dei miei progetti, dei format per i quali ho già avuto dei confronti al momento positivi. Uno di questi è un format di un reality che vuole ibridare vari generi e linguaggi, prendendo in considerazione anche gli altri media.