Anni 20, un rotocalco informativo troppo debole per il prime time

Il nuovo programma condotto dalla giornalista Francesca Parisella punta molto sulle inchieste, ma pare più adatto a una seconda serata

Anni 20 ha il grande pregio di non essere in un talk show: in un giovedì sera già affollato da Piazzapulita e Dritto e Rovescio, per fortuna il telespettatore non deve sorbirsi l’onere di assistere a dibattiti che il più delle volte generano confusione.

Piazzapulita tuttavia propone delle inchieste molto interessanti, su tutte quella di Alessio Lasta all’interno dell’ospedale di Cremona durante il primo lockdown, oggi ricordata dal diretto interessato nel corso della diretta social con TvTalk. Ed è principalmente di inchieste che sembra nutrirsi Anni 20, il nuovo programma informativo condotto da Francesca Parisella.

La conduttrice, poco nota al grande pubblico, si giostra abilmente tra i tanti servizi, dalle dark kitchen proposte dalle multinazionali ai ristoranti in ginocchio fino ai reduci di San Patrignano tema già al centro del doc Sanpa rilasciato da Netflix a dicembre, passando per il fenomeno della trap, con una breve intervista a Random durante Sanremo e un colloquio con Enrico Ruggeri in studio. Ecco, a volte si ha l’impressione che Anni 20 voglia sfruttare l’onda dei fenomeni mediatici del momento per guadagnare più appeal possibile in una fascia difficile come il prime time del giovedì sera.

Nel complesso, Anni 20 appare troppo debole per reggere due ore in prima serata, con inchieste ben confezionate ma poco coinvolgenti.

 

Anni 20, anticipazioni e ospiti prima puntata 11 marzo 2021

Rai2 non rinuncia a presidiare con l’informazione lo slot della prima serata. Dopo l’esperimento di Seconda linea, talk show condotto da Francesca Fagnani e Alessandro Giuli chiuso dopo soltanto due puntate, la rete diretta da Ludovico Di Meo ci riprova stasera alle 21.20 con Anni 20, un nuovo programma di inchieste condotto da Francesca Parisella, già vista a Matrix, Quarta Repubblica e lo stesso Seconda linea.

Anni 20 si presenta come un magazine che punta a raccontare senza filtri la realtà del nuovo decennio e per farlo si avvarrà di un nutrito gruppo di inviati, proveniente da tv, web e carta stampata: Simona Arrigoni (al timone della rubrica Sei alle sei de La Vita in Diretta Estate di Beppe Convertini e Lisa Marzoli) Filippo Barone (sul web circola questo video di un battibecco con l’allora presidente della Bce Mario Draghi quando era invitato de La Gabbia), Paolo Chiariello (Frontiere, Cronache in Diretta, Unomattina) Salvatore Dama (Libero), Carmine Gazzanni (Linkiesta, Donna Moderna) Marica Giannini (Tgcom24),  Maria Teresa Giarratano (Sereno Variabile) Filomena Leone, Marco Piccaluga (Sky Tg 24), Emanuela Pala (Quarta Repubblica) Francesco Palese, (Seconda Linea), Roberta Piccardi (Il posto giusto), Carlo Puca (Panorama), Alessandro Sansoni (direttore del magazine online CulturaIdentità).

Al centro della prima puntata il cibo che arriva a domicilio dalle dark kitchen, le cucine low cost proposte ai ristoratori da alcune multinazionali del delivery. Ma anche le lunghe liste d’attesa per i malati non Covid, l’inarrestabile fenomeno dell’immigrazione, due interviste sul mondo della droga da San Patrignano, che ha riacquistato una certa notorietà dopo il doc Sanpa proposto da Netflix.

Infine, il fenomeno dei trapper: la conduttrice Francesca Parisella ne parlerà con il cantante Enrico Ruggeri, trionfatore a Sanremo 1933 con Mistero. Previsti interventi di Alessandro Giuli, che era proprio al timone di Seconda linea, all’interno del quale la Parisella aveva un piccolo spazio, sancendo un ribaltamento dei ruoli.

La sfida di proporre un nuovo programma informativo affidandolo a un volto poco conosciuto al grande pubblico appare complicata (il giovedì sera è già parecchio affollato con i competitor Piazzapulita e Dritto e Rovescio, per non parlare della fiction Che Dio ci aiuti), ma la scelta di puntare sulle inchieste invece dell’abusatissimo talk show potrebbe dare qualche speranza. Un’altra piacevole novità consiste nella durata di sole due ore, magari non lungimirante ai fini dello share ma una forma di rispetto nei confronti del telespettatore.

 

 

 

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