Anna, ecco il teaser della serie tv Sky post-apocalittica di Niccolò Ammaniti

“Mi sono detto ‘Immaginiamo un mondo che non è mai esistito nella Storia dell’umanità, un mondo in cui ci sono solo bambini’. Quale sarebbe la loro strategia di sopravvivenza, cosa farebbero?”. E’ questa la premessa con cui Niccolò Ammaniniti ha pensato Anna, la sua seconda serie tv di cui Sky oggi ha diffuso il primo teaser trailer (lo trovate in basso) e che andrà in onda prossimamente sulla pay tv ed in streaming su Now Tv.

Anna, Sky ci porta in una Sicilia post-apocalittica

Anna, il teaser trailer della nuova serie Sky di Niccolò Ammaniti

Anna è l’adattamento televisivo dell’omonimo libro di Ammaniti (edito da Einaudi) in cui la protagonista Anna (interpretata dalla 13enne Giulia Dragotto, alla sua prima esperienza in tv e scelta tra oltre duemila candidate) si mette alla ricerca del fratellino rapito, Astor (Alessandro Pecorella, 9 anni, anche lui alla prima esperienza sul piccolo schermo).

Il contesto è quello di un racconto post-apocalittico: siamo in una Sicilia devastata da un virus che non lascia scampo agli adulti, mantenendo in vita i bambini. Anna deve muoversi in questo nuovo mondo seguendo in parte le indicazioni che le ha lasciato in un diario la madre, ma presto si renderà conto che avrà anche bisogno di nuove regole.

Composta da sei episodi (inizialmente dovevano essere otto), Anna è una produzione Sky Original commissionata da Sky Studios per Sky Italia, prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli con Lorenzo Gangarossa per Wildside, parte di Fremantle, in coproduzione con ARTE France, The New Life Company e Kwaï. Fremantle è il distributore internazionale.

Niccolò Ammaniti spiega Anna

© Sky

Intervistato da Nick Vivarelli di Variety, Ammaniti ha fornito qualche dettaglio in più sulla serie. Anna sarà ambientato “quattro anni dopo l’arrivo di questo virus che si presume abbia ucciso tutti gli adulti”, spiega l’autore, che della serie tv è anche showrunner (ha scritto gli episodi con Francesca Manieri) e regista. “Questi ragazzini crescono fino alla pubertà, poi gli ormoni attivano il virus. A quel punto muoiono rapidamente con una crisi respiratoria, un po’ come con il Covid-19”.

La pandemia è entrata prepotentemente nella produzione, in uno di quei casi in cui “la realtà supera la fantasia”. A marzo il set è stato chiuso, per poi riaprire a luglio, quando la produzione è stata conclusa. “Nella serie ci sono tutte le dinamiche che abbiamo vissuto nella vita vera”, ammette Ammaniti.

La storia prenderà spunto da quanto si può trovare nel libro, ma la volontà dell’autore è stata quella di espandere quel mondo e raccontare anche elementi che nella versione letteraria non ci sono: “Mi sono focalizzato sulla struttura sociale umana che li circonda”, ha detto, “alcuni personaggi secondari nel libro diventano più importanti”.

Anna, invece, rappresenta “la speranza, qualcosa che non muore mai. Quando tutto intorno a lei crolla, continua ad avere dentro di sé una piccola luce. Continua a credere ed a pensare, non tanto per se stessa, ma per il fratello, che è diventato come un figlio”.

Fondamentale sarà la location. E se Ammaniti ha scelto proprio la Sicilia c’è un motivo preciso, che spiega proprio lui: “Non sapevo dove collocare questi bambini, avevo bisogno di un piccolo continente. E la Sicilia lo è: c’è un vulcano, c’è il mare, ci sono le città, co-esistono cose belle e cose brutte. La Sicilia, inoltre, è sempre stata rappresentata come la terra della Mafia, di una sorta di antica memoria italiana. Qui no. Tutto quello che c’era prima ora è coperto da vegetazione o polvere, e quello che gli adulti hanno fatto è completamente inutile per i bambini”.

Come detto, la serie tv doveva essere inizialmente composta da otto episodi, ma poi il numero è sceso a sei. “L’ho deciso quando sembrava che la pandemia non ci permettesse di riprendere a girare a breve”, ha concluso Ammaniti. “Poi, fortunatamente, il lockdown ha funzionato. Ma ho pensato che avremmo potuto condensare un po’ la storia, girare di meno. Credevo che sarebbe stato utile accorciare gli episodi, e sono contento del risultato. Ad un certo punto ho fatto un taglio che è risultato troppo drastico. Mi sono detto che non era giusto, ho girato altre due settimane ed ho aggiunto qualcosa in più ad ogni episodio”.