Alfonso Signorini e l’editoriale sul silenzio: “Tacere è eleganza morale” dopo l’audizione in Procura
Il conduttore del Grande Fratello ascoltato ieri dalla Procura di Milano nell’indagine Medugno. Oggi su Chi esce il suo editoriale: una riflessione sul valore del silenzio senza riferimenti diretti al caso
Alfonso Signorini è stato ascoltato ieri, 7 gennaio, dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine per violenza sessuale ed estorsione nata dalla denuncia dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip Antonio Medugno. Il giornalista e conduttore televisivo si è presentato accompagnato dai suoi legali Daniela Missaglia e Domenico Aiello.
Oggi, giovedì 8 gennaio, sul numero di Chi in edicola è uscito il suo classico editoriale. Non un riferimento diretto a quanto accaduto dopo la messa online della puntata di “Falsissimo”, il programma YouTube di Fabrizio Corona, ma una sorta di celebrazione del silenzio.
L’editoriale: “Il silenzio è diventato un atto sovversivo”
“Care lettrici, cari lettori, c’è stato un tempo in cui il silenzio faceva paura. Oggi fa scandalo. In una società dove tutti parlano, commentano, urlano, spiegano, si giustificano, si assolvono e si condannano in tempo reale, il silenzio è diventato un atto sovversivo. Quasi una provocazione. Perché il silenzio, oggi, non è assenza: è una scelta”, scrive Signorini.
Il direttore editoriale di Chi – carica che al momento ha mantenuto, a differenza della conduzione televisiva da cui si è autosospeso – prosegue con una riflessione sulla società contemporanea: “Viviamo immersi in un rumore continuo. Non solo acustico, ma mentale, emotivo, morale. Un flusso ininterrotto di parole che non chiedono ascolto, ma attenzione. Like, share, titoli acchiappa-click, dichiarazioni ‘rubate’, smentite gridate più delle accuse. Tutto deve essere detto, subito”.

Il silenzio e il senso del limite
Secondo Alfonso Signorini, “tacere, a volte, è un gesto di lucidità, persino di eleganza morale” e “il silenzio è anche questo: una selezione naturale dei propri interlocutori”. Il conduttore spiega che il silenzio “rivela una cosa che oggi manca terribilmente: il senso del limite. Il limite tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Tra ciò che è opinabile e ciò che è sacro”.
Un lungo testo che si conclude con la considerazione che “una parola detta dopo il silenzio vale doppio. Una frase pensata pesa più di cento dichiarazioni impulsive. E un silenzio scelto può fare molto più rumore di qualsiasi urlo”.
La chiosa finale: “In fondo, il vero atto rivoluzionario oggi non è parlare. È sapere quando e con chi farlo. Alla prossima!”. Una frase che alcuni lettori potrebbero interpretare come riferimento indiretto alle vicende personali del conduttore.
L’inchiesta prosegue
L’editoriale arriva a poche ore dall’audizione in Procura, ma Signorini sceglie di non commentare direttamente la vicenda giudiziaria, affidando la sua posizione a una riflessione filosofica sul valore del silenzio nell’era dei social media e della comunicazione compulsiva.
L’indagine che coinvolge anche Fabrizio Corona e Antonio Medugno prosegue intanto con ulteriori accertamenti da parte della Procura di Milano. Non si escludono nelle prossime settimane nuove audizioni e l’acquisizione di ulteriori testimonianze.