Home Anteprime L’altro ispettore, la nuova serie Rai sulla sicurezza sul lavoro. Alessio Vassallo a TvBlog: “È stata dura, un’emorragia che sembra non finire mai”

L’altro ispettore, la nuova serie Rai sulla sicurezza sul lavoro. Alessio Vassallo a TvBlog: “È stata dura, un’emorragia che sembra non finire mai”

A partire dal 2 dicembre, va in onda su Rai 1 la nuova miniserie che affronta il tema della sicurezza sul lavoro.

25 Novembre 2025 15:00

Su Rai 1 arriva la nuova serie tv L’altro Ispettore, diretta dalla regista Paola Randi. “Un ispettore senza pistola, che per risolvere i suoi casi non usa la violenza, ma la gentilezza, la competenza, lo studio, l’intelligenza, l’empatia”, ha raccontato quest’ultima. La serie è coprodotta da Rai FictionAnele-RaiCom e in onda per tre serate a partire da martedì 2 dicembre su Rai 1. Al centro della serie – scritta da Salvatore De Mola, Andrea Valagussa, Paola Randi ed Emanuela Rizzuto, e liberamente tratta dai romanzi di Pasquale Sgrò, che è anche consulente del progetto – i temi del lavoro e della cultura della sicurezza.

La trama della serie tv

L’ispettore del lavoro Domenico Dodaro è una vera e propria leggenda: l’incorruttibile che non guarda in faccia nessuno, colui che ha contribuito a sconfiggere un’imponente rete di caporali fra la Calabria e la Basilicata. Per gli amici, però, Domenico è semplicemente Mimmo ed è il papà di Mimì, una bambina sveglia e combattiva. Appena arrivato a Lucca tenendo sua figlia per mano, l’uomo è visibilmente emozionato: per decisione della sede centrale dell’ispettorato è stato trasferito proprio nella città toscana dov’è nato e cresciuto.

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L’altro ispettore in arrivo su Rai 1 – tvblog.it

Questo non può che fargli bene in un momento della vita in cui deve fare i conti con la morte prematura dell’amata moglie, Laura. E, per fortuna, pronta ad accoglierlo e a farlo sentire a casa, a Lucca c’è la sua famiglia: la madre Carla, la sorella Lucrezia con il suo nuovo ragazzo, Dissenso, e soprattutto Alessandro, amico di famiglia, solare e ironico, che lavora come mental coach da quando è costretto in sedia a rotelle e che ospita Mimmo e Mimì a casa sua. Alessandro era un caro amico e collega di Pietro Dodaro, padre di Mimmo, rimasto vittima di un incidente nel cantiere dove lavorava quando Mimmo era solo un adolescente. Lo stesso incidente in cui Alessandro ha perso l’uso delle gambe.

Quando Mimmo arriva a Lucca, è evidente a tutti che, in realtà, è Mimì a occuparsi del padre e non viceversa. E non che questa attività risulti poco faticosa per la bambina, già abbastanza impegnata con la scuola e con il suo sport preferito: il calcio. Tener testa alla distrazione di suo padre non è facile, soprattutto quando Mimmo si porta a casa il lavoro. Ed è così che, alleandosi con il suo nuovo migliore amico Alessandro, Mimì decide di tener fede alla promessa fatta a sua madre in punto di morte: far sì che Mimmo trovi una nuova fidanzata. Quando conosce Raffaella – la pm con cui Mimmo collabora su ogni caso, nonché ex compagna di classe ritrovata – Mimì capisce subito che è la donna perfetta per suo padre. Ma la domanda è: Mimmo lo capirà? O si farà distrarre dalle lusinghe della bella Eleonora Lagonegro, primo amore liceale, peraltro mai corrisposto? Senza contare che Mimmo, messo piede nell’ufficio di Lucca, viene travolto da così tanto lavoro da non avere tempo per pensare ad altro.

Affiancato dal simpatico carabiniere Mariotti e dalla sessantenne Vincenzina, archivista dalla memoria prodigiosa, Mimmo non deluderà le aspettative legate alla fama che lo precede: saprà affrontare i casi più disparati grazie al suo infallibile metodo o, come lo chiama lui, il sapersi porre le domande giuste. Per poi indossare le cuffie antirumore, isolarsi dal mondo circostante e trovare le risposte che sfuggono agli altri perché gli incidenti sul lavoro quasi mai sono opera del caso. Mimmo capirà che a volte è molto più difficile del previsto venire a capo di un’unica verità. Come quella che ha a che fare con la morte di suo padre, che dalle carte ritrovate nell’ispettorato, sembra nascondere altro. È stato davvero un incidente sul lavoro come gli hanno sempre raccontato? Una domanda, questa, più difficile di tutte, che metterà in discussione tutte le certezze di Mimmo e che si rivelerà molto pericolosa.

Le parole della regista Paola Randi

“Sono molto grata di avere avuto l’opportunità di lavorare a “L’altro ispettore”. È stato un privilegio potermi mettere a servizio di un progetto come questo, perché innanzitutto mi ha permesso di entrare in mondi non sempre conosciuti, di visitare i luoghi di lavoro e di vedere la passione e l’orgoglio con cui le lavoratrici e i lavoratori raccontano la propria professione, ma anche perché mi ha consentito di dare corpo e raccontare un personaggio inedito per il grande pubblico. Siamo abituati ai polizieschi, all’azione, ma invece qui ci troviamo di fronte ad un ispettore le cui indagini si svolgono, con discrezione, sul campo, perché il compito principale dell’ispettore del lavoro è quello di proteggere le lavoratrici e i lavoratori, ovvero impegnarsi affinché i luoghi di lavoro siano sicuri e le cosiddette “morti bianche” non si verifichino più.

Il nostro Domenico Dodaro è dunque un ispettore senza pistola, che per risolvere i suoi casi non usa la violenza, ma la gentilezza, la competenza, lo studio, l’intelligenza, l’empatia. Credo che sia un approccio esemplare, interessante e attuale non solo per la tematica, ma perché penso anche che di gentilezza, di questi tempi, ne abbiamo disperatamente bisogno. E sono proprio persone come queste che è importante che la gente conosca, perché sono proprio loro che, lontano dai riflettori, si battono giorno dopo giorno affinché il lavoro, che è un diritto, non debba mai più costare l’incolumità o la vita delle persone”.

Alessio Vassallo a TvBlog: “Faticavo a comprendere come sia possibile che una persona vada a lavorare e non torni più a casa

La serie mette in luce le storie di chi subisce gli infortuni o perde un caro sul lavoro. Come attore, in che modo si è connesso emotivamente al dolore delle vittime e dei familiari, e quanto questo ha influenzato la sua interpretazione?

Da un punto di vista interpretativo, all’inizio non è stato semplice, perché non riuscivo a capacitarmi di come una persona possa perdere la vita durante le ore lavorative. Queste vicende le ho vissute in prima persona nella fiction, e ogni volta faticavo a comprendere come sia possibile che una persona vada a lavorare e non torni più a casa. Era lì la mia grande fatica emotiva, anche perché le ore lavorative non sono spesso le otto ore canoniche: c’è il tempo di andare e tornare dal luogo di lavoro. Se ne parla sempre troppo poco di quanti pendolari prendano il treno e di quante persone si muovano con l’auto. Anche lì possono accadere degli incidenti.

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L’altro ispettore in arrivo su Rai 1 – tvblog.it

All’inizio ho avuto un blocco emotivo e ho avvertito una grande responsabilità. Quando ho vestito i panni di Mimmo Todaro, sono però riuscito a rimanere serio, ad approfondire i casi, ad imparare un linguaggio tecnico totalmente nuovo e diverso. Un linguaggio da cui è scaturita molta ironia durante il racconto. Far partire la macchina è stato però inizialmente molto duro: era una domanda alla quale non trovavo risposte, e non riesco a trovarne nemmeno ora che ho girato la fiction. Purtroppo è un’emorragia che sembra non fermarsi mai.