Alessandro Bonan a TvBlog: “Il mio Calciomercato rifugio di libertà. Potrei fare anche altro, ma non dipende da me”

Bonan: “Informeremo con uno stile sciolto e allegro. Fare altro? Mi piacerebbe, ma non dipende da me”. Sui diritti tv: “Regole fissate da altri”

Come prima, più di prima. Calciomercato L’Originale è pronto a tornare in onda con lo stesso slancio della prima volta. Anzi maggiore. “Può sembrare strano ma ho più motivazioni degli altri anni, parto con le intenzioni migliori”, confida Alessandro Bonan a TvBlog.

Il conduttore pistoiese sarà al timone della trasmissione da lunedì 6 giugno (ore 23, canali 200 e 202 di Sky) per una immersione che si prolungherà fino al 15 luglio. Poi la tradizionale pausa e il ritorno il 12 agosto alla vigilia della ripartenza del campionato di Serie A. “E’ una trasmissione che si costruisce giorno dopo giorno, non tutto è precostituito. Cerchiamo di tagliarla in modo sempre diverso. Qua e là vedo un po’ di televisione e credo che non ci siano tante opportunità di costruire con creatività un programma come Calciomercato. E’ davvero un rifugio di libertà”.

In pista dal 2004, Calciomercato L’Originale è ormai maggiorenne. Diciannove edizioni, da moltiplicare per due dal momento che va considerata pure la versione invernale. “Ho la sensazione che quest’anno ci sia moltissima voglia di calciomercato, più di altre volte”, prosegue Bonan. “La avverto nell’aria, non so perché. Con uno stile sciolto, disincantato e allegro informeremo le persone su ciò che sta succedendo, con digressioni qua e là”.

Sigla e scenografia saranno nuove di zecca.

La sigla si intitola Il Fantacalcio dell’Originale, è carina e sono molto contento. Per quel che riguarda la scenografia, l’ambientazione sarà una spiaggia notturna. Ci saranno una chitarra e un musicista, Leonardo Lagorio, con cui proveremo a realizzare delle clip live. Prepareremo delle immagini su un personaggio e lui canterà dei brani che avranno attinenza col contenuto. Insomma, ho immaginato quel clima, il falò. L’idea è quella di riproporre un qualcosa che non si fa più. Una volta si poteva andare in spiaggia di notte, oggi è più difficile, sono tutte sorvegliate.

Il programma fornisce da sempre la percezione di essere indipendente. Anche senza colpi di mercato, una sua scrittura autonoma ed extra-calcistica ce l’ha.

Parlare di scrittura forse è sbagliato. Diciamo che vive di un clima positivo e giocoso garantito da Gianluca, Fayna e da tutta la squadra che lavora dietro le quinte. Mi aiutano nelle serate in cui non si intravedono grosse notizie. Ma le notizie, alla fine, ci sono sempre. Da questo punto di vista possiamo stare tranquilli.

I club torneranno a spendere?

La pandemia ha ingegnato le persone. Chi è interessato al business si avvicina al calcio utilizzando formule diverse. Oltre alle famiglie tradizionali, vedi Agnelli, De Laurentiis, Berlusconi, Commisso, Lotito, si sono aggiunti i fondi di investimento, gestioni dove intervengono operazioni finanziarie tese a generare movimento di denaro.

E’ un appassionato di musica e ha scritto due libri. In tv le piacerebbe slegare la sua figura dal racconto prettamente calcistico?

So che potrei fare altro e farlo anche bene, ma non dipende da me, dipende dagli altri. Dovrebbero essere gli altri a farmi delle proposte, non sono uno che va a bussare alle porte. Un po’ per pigrizia e forse per un pizzico di insicurezza che mi contraddistingue. Non vivo di certezze, vivo di dubbi. Se qualcuno mi proponesse qualcosa, magari ci rifletterei e la farei pure. In questi anni non è capitato, probabilmente la gente pensa che non ne sia all’altezza.

Nella stagione appena conclusa ha condotto L’Originale il sabato sera, con gravi limitazioni derivanti dalla questione dei diritti tv.

Sono soddisfatto per come è andata, secondo me è stata una trasmissione gradevole. Non ho fatto alcuna fatica perché il gruppo costituito era buonissimo e affiatato. Ho condotto il programma con grande scioltezza e quando lavoro così le cose possono andare solo bene. Ho solo un rammarico.

Quale?

Che non sempre abbiamo avuto partite all’altezza di un sabato sera come accadeva un tempo. Ma non è dipeso da Sky, bensì da chi ha acquistato il campionato e ha fissato regole che abbiamo dovuto subire.

Sky ha potuto trasmettere solo tre match, con una forte penalizzazione sull’offerta degli highlights.

Non ho sentito alcuna fatica. Ho trovato una formula che mi ha permesso di parlare del campionato cercando di valorizzare le parole e ciò che avevamo a disposizione. Mi pare che il risultato finale sia stato ottimo, non era facile. Mi riferisco anche alle altre trasmissioni. Sky non ha perso la centralità nel racconto del calcio. Era un rischio enorme che correvamo, che però non si è rivelato tale. Ce la siamo cavata bene. Ma la domanda andrebbe fatta agli spettatori, anziché a noi. Dal mio punto di vista ho cercato di ragionare come se tutto fosse come prima, pur cambiando alcune modalità di racconto che prima prevedevano l’uso delle immagini.

Non ha mai prevalso l’insofferenza?

No. Queste sono le circostanze in cui lavoro meglio. L’Originale è stato un appuntamento con degli amici che si ritrovavano a parlare di calcio. Non erano le partite più importanti del mondo, ma sempre di Serie A parlavamo. Attorno a quelle gare si è potuto imbastire un discorso su quello che ruotava attorno. Il calcio è calcio.

Nei suoi programmi raramente si verificano scontri con dirigenti e allenatori. Un tratto che la contraddistingue.

Se devo fare una domanda scomoda, la faccio. Ci sono toni, modi e tempi per porla, affinché comporti una risposta e non una sollevazione. A volte mi sorprendo del modo gentile con cui mi rispondono allenatori che in quel momento sono nervosi e stressati. Penso ci sia un rapporto di fiducia nei mei confronti, una considerazione tale che chi riceve la domanda sa che non l’ho fatta per stuzzicare o provocare una polemica da dare in pasto ai social. Credo esista un modo per fare una domanda scomoda. Se poni in modo educato una domanda che solleva un problema pruriginoso, questa educazione ti torna indietro sotto forma di risposta.

Negli ultimi tempi ha puntato su Walter Zenga e il pubblico ha scoperto un lato ironico e divertente fino ad allora noto a pochi.

Ho sempre creduto che Walter fosse un animale televisivo notevole, nato per fare la tv. E’ uno dei pochi calciatori che ha fatto televisione nel pieno della carriera, non alla fine. Sa come ci si comporta dentro ad uno studio, conosce le regole dello spettacolo. A volte la sua generosità lo porta a fare cose che lo mettono in cattiva luce. Ma è appunto generosità, non arroganza. A me è sempre piaciuto, ho sempre intravisto delle qualità anche quando commetteva delle sciocchezze, gliel’ho detto, lui lo sa.

I suoi programmi sono l’habitat giusto?

Ha capito che con me poteva trovare una casa giusta, una dimensione ideale, un luogo dove potersi esprimere senza incappare in quelle imprudenze che in passato lo avevano penalizzato. E’ un ragazzo buono, intelligente, ironico, con una storia importante alle spalle. Quando ci relazioniamo con personaggi del passato c’è sempre un atteggiamento positivo nei suoi confronti.

Prima di lui era stata la volta di Corrado Orrico, Paolo Condò, Marco Bucciantini, persino Federico Buffa. Si sente un talent scout?

No. Suppongo che osservare le potenzialità altrui sia qualcosa che fa parte di me. Sono sensibile e questa sensibilità mi porta a cercare di capire la persona che mi ritrovo davanti. Tento di cogliere i suoi sentimenti, la sua intelligenza. Tendo un po’ a psicanalizzare le persone che incontro e questo mi porta a tirare delle conclusioni. Sono molto più contento quando faccio un regalo che quando lo ricevo. Aver valorizzato altre persone ha valorizzato pure me.

Buffa lo pescò da Milan Channel.

Era un talento che il pubblico associava esclusivamente agli sport americani, soprattutto al basket. Inizialmente ero titubante, non capivo se messo in altri contesti avrebbe funzionato ugualmente. Mi accorsi che ogni tanto faceva deviazioni sul Milan sul canale tematico del club. Lo sentii parlare e mi appassionai. Capii che poteva parlare di calcio. Venne in trasmissione e funzionò da subito.

Di programmi su trasferimenti e trattative ne esistono a volontà. Come definirebbe il suo?

Un programma che si sforza di essere intelligente. Magari non lo è, ma fa uno sforzo. A volte noto che questo sforzo non viene fatto. Che ci si accontenta di lisciare il pelo a chi ti guarda.

Tanti programmi di Sky vengono proposti anche in chiaro. Le piacerebbe che avvenisse pure per Calciomercato?

Ne sarei curioso, quindi sì. Abbiamo provato a sapere se ci fosse un interesse in questa direzione, ci hanno risposto che Calciomercato è un programma a cui Sky tiene particolarmente. Non andare in chiaro è pertanto un merito. L’esclusività di questa trasmissione è una delle discriminanti che portano le persone a sottoscrivere l’abbonamento. Almeno così mi piace pensare.