After Life 3, la dark comedy giunge al finale con emozione e qualche momento non riuscito

Ricky Gervais chiude la storia del suo Tony dando a lui ed agli altri personaggi una consapevolezza semplice ma che è in linea con il senso della serie

Basta dire il titolo e subito il primo pensiero va ai fazzolettini che abbiamo consumato nelle prime due stagioni. Sarà lo stesso per After Life 3, la terza ed ultima stagione della dark comedy firmata e diretta da Ricky Gervais, che ha debuttato su Netflix oggi, venerdì 14 gennaio 2022. La risposta, scontata, è sì: After Life continua ad emozionare ed a fare riflettere, anche se la stagione finale non raggiunge le vette che gli episodi passati avevano raggiunto.

La trama di After Life 3

La storia non fa particolare balzi in avanti del tempo e prosegue nel racconto di quel presente infinito in cui si ritrova il protagonista Tony (Gervais), reporter di un giornale locale nella fittizia cittadina di Tambury. La morte dell’amata moglie Lisa (Kerry Godliman) continua a farlo soffrire: se nella prima stagione Tony aveva deciso di dare sfogo ai propri pensieri senza filtri, pensando spesso al suicidio e se nella seconda, invece, inizia ad intravedere un barlume di vita grazie alla vicinanza del cognato Matt (Tom Basden) e dell’infermiera Emma (Ashley Jensen), nella terza ed ultima stagione il protagonista sviluppa una maggiore consapevolezza che la vita ha ancora qualcosa da offrirgli.

Nel cercare di capire come adattarsi a questa nuova condizione, si fa trasportare dagli insoliti personaggi che, per lavoro, deve intervistare, e dai colleghi, di cui seguiamo sempre più le vicende personali e che regalano a Tony la certezza che non è da solo.

After Life, la recensione: lo sguardo di Gervais sulla vita comune

Nella prima stagione, il personaggio di Tony considerava la possibilità di dire tutto ciò che gli passava per la testa, anche con il rischio di offendere chi si trovava davanti, una sorta di superpotere. Solo alla fine di questo viaggio nel dolore e di ricerca di una ragione per non arrendersi che è After Life, Tony si rende conto che no, non è quello il superpotere che gli è stato donato.

Gervais non fa comicità da sbellicarsi dalle risate: il suo After Life strappa qualche sorriso, ma se è diventata così apprezzata non è per la sua ironia, quanto piuttosto per l’onestà con cui affronta il tema del lutto e della perdita, senza fronzoli e soprattutto senza trovarne una via d’uscita.

After Life 3
© Netflix

Il finale di After Life, piuttosto, riprende quanto aveva già iniziato a mostrare nella seconda stagione, ovvero l’importanza della comunità che ci circonda per affrontare una solitudine di cui siamo tutti, chi più chi meno, vittime. Tony sembra farsi carico di un mondo di sofferenza: il riguardare continuamente i filmati della moglie sul suo computer diventa un modo per non darsi quell’opportunità che è la stessa Lisa a chiedergli di mettere in pratica in uno dei suoi video-saluti, ovvero l’opportunità di vedere, di essere se stesso.

Come abbiamo scritto sopra, i sei episodi finali di questa serie non sono tutti riuscitissimi: alcuni sembrano voler prendere tempo prima di giungere alle considerazioni finali, quelle sì in piena sintonia con la serie intera. Ed ancora una volta, è il personaggio di Anne (Penelope Wilton), la vedova che diventa amica di Tony durante le loro visite al cimitero, a farsi carico di dare alla serie una ragione per essere vista.

After Life 3
© Netflix

Sbaglia chi crede che After Life sia una serie tv deprimente: Gervais vuole semplicemente essere diretto con il pubblico, così come lo è nei suoi ormai mitici spettacoli e monologhi. Di storie in cui il dolore magicamente svanisce o si trasforma in opportunità che conducono al lieto fine ce ne sono abbastanza. After Life diventa il manifesto con Gervais riporta i temi esistenziali al loro essere basici: si può superare un dolore? La solitudine è sempre la risposta giusta?

Solo nell’ultimo episodio, Tony (e noi con lui) si renderà conto che dopo la vita c’è altra vita: un’illuminazione, se vogliamo, che rivestirà anche tutti i suoi compagni di viaggio in queste tre stagioni. Personaggi non straordinari, ma straordinariamente comuni, tutti portatori di sensibilità, paure e desideri che non puntano chissà quanto in alto, ma solo ad avere una vita che sia degna di essere chiamata così.