Danza in tv. Sì, ma con talenti veri. Anzi: stupefacenti!

Se la tv fosse lo specchio della società, sarebbe arrivato il momento di un tv meritocratica. Che fa sognare, certo, ma con grandi potenziali e nuove professionalità. E’ il caso dei bambini di “Ti lascio una canzone“, di alcuni nomi di “X Factor” e dei più consunti ragazzi di “Amici“. Il varietà sembra volersi muovere

di aleali

danza in tvSe la tv fosse lo specchio della società, sarebbe arrivato il momento di un tv meritocratica. Che fa sognare, certo, ma con grandi potenziali e nuove professionalità. E’ il caso dei bambini di “Ti lascio una canzone“, di alcuni nomi di “X Factor” e dei più consunti ragazzi di “Amici“. Il varietà sembra volersi muovere verso una direzione più viva, giovane ed emozionale. Ma soprattutto, competente. Spostiamoci su un terreno ancora poco battuto a livello di show, quello della danza, che a parte “Campioni di ballo” con la Cuccarini, “Ballo, amore e fantasia” della Folliero e “Amici“, in “Ballando con le stelle” ha visto grandi talenti sconosciuti e mezze tacche di legno con un nome da promozionare.

Così, si è tentato un viaggio alla cerca di un programma tv all’altezza di quest’arte. Andiamo in America a scovare un format americano terminato lo scorso 17 febbraio per un totale di 7 puntate dal titolo “Dance War: Bruno VS. Carrie Ann“. Cos’è? Né più ne meno che la versione peggiorata oltreoceano del talent show di Maria de Filippi, concentrato sull’aspetto (ma con altre persone) dell’eterna sfida Celentano-Garrison. Due gruppi di ragazzi metà uomini e metà donne, ballano (e cantano) su brani pop. Sfoltimento graduale dei due gruppi e vittoria finale di uno solo dei due insegnanti, tra l’altro giudici del “Dancing with the Stars” americano, diventando questo una specie di spin-off.

Grazie alla consulenza di un maestro di danza, scopriamo che i balletti sono di scarsissima qualità, “coreografie che potrebbero fare delle bambine”, sostiene. Poco spettacolo, tutti belli, ma non si balla. Proviamo allora ad avvicinarci al format inglese che ha dato origine a Dance War, sempre con lo stesso Bruno Tonioli (coreografo di origine italiana) dal nome non dissimile “Dance X“, dove il concetto originario è pessimo e usurato: quello di formare un gruppo di ballerini da lanciare nel mercato musicale con un brano pop, tipo Pussycat Dolls. Opinione del nostro esperto: “Un po’ meglio, ma rimaniamo sempre in coreografie senza idee e senza contemporaneità”. Tra l’altro un programma fallimentare nel suo paese d’origine. Ancora non ci siamo.

Ritorniamo in America e ci fermiamo a guardare il più conosciuto reality interattivo “So you think you can dance“, programma nato nel 2005 che fa proprio al caso nostro. Ballerini di un talento imbarazzante, pronti ad esibirsi su qualsiasi genere di danza esistente e con una certa disinvoltura. A livello tecnico, il nostro esperto dice: “Le coreografie di questo programma sono decisamente innovative, anche negli stili più classici. I ballerini sono incredibili, niente a che vedere con quello che abbiamo visto in precedenza. La qualità dei ragazzi è nettamente superiore rispetto agli emergenti di Amici”.

Da questo piccolo viaggio insieme al nostro maestro di danza Alessandro Lusian siamo arrivati ad alcune conclusioni: il format “So you think you can dance”, dedicato a semi-professionisti e professionisti è lo spettacolo tecnicamente e televisivamente più interessante tra quelli osservati, conservando una particolare predilezione per il formato della sfida di “Dance War” tra insegnanti di ballo con i propri gruppi seguiti in maniera indipendente.

Giusto per capirsi, ecco cosa succede quando i finalisti delle tre edizioni di “So you think you can dance” ballano per i ragazzi di American Idol, format equivalente del nostro X Factor importato dall’Inghilterra. A seguire i video di riferimento della nostra analisi dei reality dedicati al ballo.

American Idol – Speciale con ballerini finalisti di “So you think you can dance”


Dance War

Dance X

So you think you can dance