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“Buona la prima”: meno direttive, più improvvisazione!

L’improvvisazione è un’arte difficile ma di grande presa sul pubblico. Più che una forma di spettacolo, è la prova del nove delle capacità attoriali di un gruppo di attori, o di un duo, come in questo caso. “Buona la prima” giunto alla sua seconda stagione con ascolti d’esordio molto buoni, si prepara alla seconda puntata

di aleali
pubblicato 25 Marzo 2008 aggiornato 6 Settembre 2020 04:50


L’improvvisazione è un’arte difficile ma di grande presa sul pubblico. Più che una forma di spettacolo, è la prova del nove delle capacità attoriali di un gruppo di attori, o di un duo, come in questo caso. “Buona la prima” giunto alla sua seconda stagione con ascolti d’esordio molto buoni, si prepara alla seconda puntata questa sera alle 21.10 con Claudio Bisio, l’attore e regista Maurizio Nichetti, Anna Falchi e Marco Mazzocchi.

L’evolversi imprevedibile delle scenette di venti muniti circa (come vuole la tipica scuola di improvvisazione) assume connotati a volte divertenti, a volte sconsolanti. E’ sempre curioso scoprire in quale modo più o meno geniale Ale & Franz reagiranno alle direzioni del suggeritore, ma sentirle da una viva voce rovina l’effetto imprevedibilità sulla quale questa forma di teatro si fonda. La sensazione è che ci si possa divertire di più non sentendo i suggerimenti, proprio come accade al pubblico in studio. Non si potrebbe solo ascoltarne alcuni e leggerne in grafica altri?

Confrontandolo con il lavoro dei celebri gruppi che da molti anni realizzano match di improvvisazione teatrale, si denota un ritmo sempre costante tra la messa in atto di idee, il “calo” emotivo che naturalmente si genera e l’immediata copertura con una nuova idea messa in campo da altri attori che si incastrano perfettamente senza alcuna direttiva, cosa che invece a “Buona la prima” rappresenta il sale della trasmissione.

Il problema è che questo “sale” viene usato in maniera eccessiva, come se gli attori non fossero in grado di portare avanti una provocazione teatrale per più di un minuto senza quel “calo” che chiama all’apertura di una nuova pagina dimenticando quella precedente. Il risultato finale è godibile, ma dovrebbe essere lasciato più spazio non arginato agli attori sul palco, in una sorta di “arrangiati!” che aumenti la tensione e spinga all’improvvisazione pura. Meno spazio quindi alla più banale reazione ad un’assurdità.