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Rugby Social Club, Maria Beatrice Benvenuti a Blogo: “Il mio obiettivo? Far conoscere regole e valori del mio sport (e senza moviolone)”

21 anni, da cinque arbitro internazionale di rugby: Maria Beatrice debutta in tv ed è quel che ci vuole per tenere a bada Rubio & Co durante il Sei Nazioni su DMAX.

 

Il torneo RBS 6 Nazioni di Rugby torna su DMAX (DTT, 52; Sky 136-137; TivùSat 28) a partire dal 6 febbraio con la diretta di tutti i match del torneo seguiti e commentati dal Rugby Social Club, uno studio live che, tra conferme e novità, schiera un team d’eccezione.

A Chef Rubio, già ‘cacciatore di tifosi‘ e testimonial della rete tra fornelli e mete, si affiancano Antonio Raimondi e Vittorio Munari, impegnati al commento e alla telecronaca, mentre in studio per le anticipazioni del pre-partita e le interviste a fine gara ci sono Daniele Piervincenzi e Paul Griffen. Per Rubio, come già in passato, l’onore di seguire in diretta dallo Stadio Olimpico i match in casa dell’Italia, alternando così l’atmosfera del campo ai commenti in studio.

Con loro anche una ragazza, giovane, bella, sorridente. Starete già pensando che si tratta della solita ‘trampolista’ da schedina. E invece siamo al cospetto del primo arbitro federale italiano di rugby femminile e maschile, reclutato per commentare le scelte dei colleghi in campo e per spiegare ai neofiti del rugby le complesse regole di questo sport.

 

Si tratta di Maria Beatrice Benvenuti, romana, classe 1993. A soli 21 anni, vanta ha già un lustro di carriera arbitrale alle spalle, maturato in un contesto a dir poco ‘rude”. Figlia di dirigenti sportivi nel settore rugbistico, sorella di due giocatori (Pietro, 19 anni, e  Leone, 11 anni, in campo da quando ne aveva 4) e di un altro arbitro (Maria Clotilde, 16 anni), Maria Beatrice ha iniziato ad arbitrare all’età minima consentita, 16 anni appunto, sui campi dell’Under 14. Ora è al livello di Serie A nel settore femminile e di Serie B in quello maschile, ma ha al suo attivo anche una puntatina da assistente in Serie A maschile. Da due anni, poi, è arbitro internazionale, principalmente per il rugby a 7. In ogni caso è la più giovane al mondo ed è anche l’unica italiana in campo internazionale.

Con questo pedigree non potevamo non intervistarla e farci raccontare da lei questo debutto televisivo e soprattutto uno sport tra i più amati d’Italia e paradossalmente tra i più ‘misteriosi’. Peccato non poter allegare l’audio: la voce di Maria Beatrice riesce ad essere nello stesso tempo dolce e decisa, affilata e affettuosa. Una bella sintesi tra il suo carattere e la sua giovane età.

Il mondo del rugby ti conosce, quello tv non ancora: tre aggettivi per presentarti al pubblico di DMAX.

Sono una persona sicuramente determinata, aperta alle critiche, che so bene arriveranno, e molto aperta al confronto, per cui saranno ben accettati i commenti.

Considerato il percorso, aggiungerei che non sei affatto sprovveduta e dalla prima risposta direi che sie ben conscia della sfida che questo debutto tv rappresenta. Come è nata questa collaborazione con DMAX?

E’ nata un po’ per gioco, come l’arbitraggio. L’anno scorso sono stata contattata, anche tramite la Federazione, da DMAX per fare delle riprese per la Festa della Donna con me e la Nazionale in campo. Per DMAX c’era Piervincenzi: abbiamo parlato del mio avvicinamento al rugby, della mia carriera da arbitro. Evidentemente la cosa è piaciuta e quando si è trattato di costruire il nuovo cast hanno pensato a me. In fondo nella squadra di commentatori mancava l’aspetto arbitrale e un po’ più tecnico a livello regolamentare e così sono ‘arrivati’ a me.

In più dai quel tocco femminile che mancava…

Penso che questo stessero cercando ed è anche per anche questo che penso mi abbiano scelta. Ma non solo: mancava, come dicevo, l’aspetto tecnico e penso che li abbia interessati anche la mia storia personale, piuttosto insolita.

Di fatto condensi una serie di caratteristiche non facili da trovare in una sola persona: giovane donna, arbitro con esperienza, con una storia da raccontare…

Beh, la cosa curiosa è che io non ho mai giocato a rugby. Ne ho fatti tanti di sport, ma mai il rugby, pur crescendo in questo ambiente. A forza di seguire i miei genitori sui campi ogni weekend, alla fine ho deciso di essere più coinvolta. E’ grazie a loro se sono entrata in questo mondo.

Il rugby è di certo tra gli sport più amati in Italia, ma anche il più misconosciuto in termini di regolamento. Quali sono le regole che i neofiti ti chiedono più spesso o che secondo te sono più difficili da capire?

Io dico sempre che il rugby è uno degli sport più complicati al livello regolamentare. Ha tante regole, con tante sfaccettature. In più è un gioco fisico, di contatto, con dinamiche all’interno del campo non facili da leggere. Il bello di questo sport, però, è che anche chi non ne capisce è coinvolto dal gioco, lo vive. E’ proprio bello da vedere.

Il tuo ruolo in Rugby Social Club, quindi, sarà far luce su questo ‘complesso’ mondo delle regole…

Sì. Ma non userò con un linguaggio molto tecnico, anche perché con DMAX si raggiunge un pubblico più vasto rispetto ad altre piattaforme. Molti, magari, si avvicinano al rugby per la prima volta. L’obiettivo è quello di spiegare le regole e punti fondamentali del gioco, come l’area del breakdown, e le diverse fasi, dalla mischia alla touche dal placcaggio alla mischia.

Beh, sarò sincera: non ho mai capito come facciano gli arbitri a giudicare una mischia…

La mischia è l’incubo di tutti. E’ uno dei momenti più difficili per un arbitro. E’ una di quella situazioni che se non hai mai vissuto direttamente, da pilone o da seconda linea, non capisci. Come dicono i piloni, la mischia è una filosofia di vita, è un mondo a parte. E’ impossibile da ‘decifrare’: è una fase di gioco che inizia statica e poi diventa dinamica, con cambi di peso, spostamenti. La palla ‘gioca’ sotto, ma l’arbitro è sopra. Tu puoi guardare le legature, come si intrecciano mani e piedi, ma quel che accade sotto, cazzotti o altro, è difficile vederlo.

Diciamocelo, però: la vita di un arbitro donna in un mondo di ‘maschi’ non dev’essere tutta rosa e fiori. Pregiudizi da parte di giocatori o dirigenti? Lascio stare i tifosi, perché quello è un mondo a parte…

No, ma ti dirò, a livello rugbistico il tifo, rispetto agli altri sport, è più tranquillo. Non ho mai avuto grossi insulti, ecco. Al massimo mi hanno invitato a tornare a casa a fare la maglia o a cucinare, ecco.

Beh, un pizzico sessisti lo sono…

Oltre quello però non vanno. Il rugby è uno sport basato sul rispetto, sulla condivisione di valori ed è e bello proprio per quello. Ma sia dentro che fuori dal campo ho sempre ricevuto grande rispetto. Come dico sempre, però, per averlo bisogna darlo. Bisogna guadagnarselo. E’ reciproco. Lo ripeto sempre: Non è perché sono una donna che bisogna portarmi più rispetto. No. Io sono l’arbitro, sono il 31esimo giocatore in campo, aiuto a rispettare il regolamento e come tale mi si deve portare rispetto, come io lo porto agli altri, giocatori, allenatori o dirigenti che siano.

Certo, non dev’essere stato facile guadagnarsi il rispetto da arbitro in campo a soli 16 anni.

Beh, ti trovi di fronte persone che potrebbero essere tuo padre, tuo nonno. Ma a livello personale e caratteriale è stata una grossa crescita per me. Mi ha dato tanto.

Una curiosità: partecipi mai al terzo tempo?

Sempre. Non è obbligatorio, ma fa parte della cultura del nostro sport. Io non me ne sono mai perso uno di terzo tempo. Mai.

dice sorridendo.

Uno dei momenti più spiacevoli della tua carriera di arbitro, invece?

Sono finita davanti alla Procura Federale a 16 anni, con il rischio di una squalifica per un anno e mezzo. Era la mia seconda o terza partita: io avevo assegnato un fuori, ma la palla era uscita e poi, di rimbalzo, era rientrata. Un giocatore l’aveva presa ed era andato a meta, ma io avevo già fischiato il fuori. L’allenatore allora ha iniziato a urlare e a insultarmi; io ho fermato il gioco, l’ho affrontato e gli ho chiesto cosa volesse dirmi. Lui ha continuato a insultarmi, mentre il giudice di linea contestava la decisione perché non aveva alzato la bandierina. Io ho cacciato il giudice di linea dal campo: per tutta risposta, mi ha tirato la bandierina dietro. Ho refertato tutto e così mi sono ritrovata a 16 anni in Procura Federale con gli avvocati per testimoniare. Ho iniziato così, per dire. Ma ora con colleghi e allenatori c’è ancora più stima di prima.

Beh, diciamo che hai fatto capire subito di che pasta sei fatta. A questo punto la tv per te sarà una passeggiata di salute…

E’ sempre una prima volta e come tale è normale che io sia un po’ emozionata. Guai se non fosse così. Vorrebbe dire che non mi interessa. Quello della tv è un mondo che non conosco, ma sono predisposta a tutte le novità. Sono positiva, perché è una sfida di cui sono molto contenta. Sarà però tutto live per cui non si nasconderà nulla. Nello stesso tempo però mi sento molto a casa, perché mi ritrovo in un bel gruppo, affiatato, simpatico. E poi sarà come se stessi in campo, perché non farò molto di diverso da quello che faccio sempre: osservare il gioco.

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Chef Rubio, che in tv è una macchina da guerra, ti ha dato qualche dritta per affrontare il live?

“Sii te stessa. Non devi far nulla che possa sembrarti strano”. Ed è la cosa più importante. Gli ho risposto che in fondo non devo neanche sforzarmi, perché io sono cosi: diretta. Anche in campo.

Anche la tv è un mondo in cui vivono e sguazzano pregiudizi: hai messo in conto che a primo acchito, vedendoti in studio, penseranno che tu sia la ‘bella di turno’?

Beh, sì….

(ride)

In fondo DMAX trovando te ha ottenuto un po’ la quadratura del cerchio: donna, bella, giovane e che ne sa anche di rugby. Una scelta perfetta…

Guarda, io sono pronta alle critiche. Sono certa che ci siano anche voci che girano, che magari dicono che sono raccomandata. Di certo non sto lì a fare la valletta. Ma la cosa fu messa in chiaro fin dal primo colloquio per il programma. In Rugby Social Club ho una missione: avvicinare le persone al rugby e far loro comprendere il nostro sport. E’ una sfida che accetto e che spero di portare bene a termine. E non vi aspettate la ‘moviolata’ in stile calcio: è una delle preoccupazioni che sono circolate nel mondo del ruby. Non ci sarà il moviolone, tranquilli.

Non mi è difficile immaginare che basterà sentirti parlare perché il pubblico spazzi via i suoi pregiudizi, come è accaduto in campo. Che tu sia determinata è indubbio. Ma temi che la popolarità tv possa modificare il modo in cui gli altri, anche in campo, ti percepiscono? Insomma, che possa avere conseguenze negative nel tuo lavoro di arbitro?

Io di certo non cambierò il mio atteggiamento in campo. Quello è il mio lavoro, la mia vita. Sotto quell’aspetto non cambio: sono una che sta sempre con i piedi per terra, lo sono sempre stata e lo sarò sempre. Per gli altri… beh, non posso saperlo. Magari ci sarà chi non lo capirà e farà battutine: magari ci rifletterò sopra e le prenderò come critiche, come un modo per riflettere su quello che posso aver sbagliato. Ma devo dire che non me ne preoccupo più di tanto.

Da arbitro, quale squadra, tolta l’Italia che deve vincere a prescindere ovviamente, pensi possa conquistare il Sei Nazioni 2015?

Difficile fare pronostici in questo sport perché tra un match e un altro cambia tanto. Sicuramente l’Inghilterra punterà molto sul Sei Nazioni perché ad agosto ospiterà la Coppa del Mondo e quindi vorranno far vedere a tutti quanto valgono. Quindi darà filo da torcere, o almeno dovranno darlo.

Il match che attendi di più?

Direi la prima partita dell’Italia, che gioca in casa contro l’Irlanda proprio questo sabato, 7 febbraio. L’Irlanda è una bella squadra e penso ci sarà un buon gioco. Ed è molto importante anche per capire come andrà la nostra Nazionale.

Oltre a questa avventura tv, quali sono i prossimi obiettivi di Maria Beatrice.

Arbitrare la Prima Categoria in Italia. E le Olimpiadi. Già ho avuto modo di arbitrare quest’anno nelle Olimpiadi giovanili, ma a Rio 2016 ci sarà il debutto del Rugby a 7 e mi piacerebbe arbitrare in Brasile.

E magari anche il Sei Nazioni?

A livello internazionale l’arbitraggio femminile è aperto sono per il rugby femminile. Sarebbe un sogno se aprissero alle arbitro donna anche il livello maschile: anche avere un giudice di linea donna avrebbe un grosso impatto. Ma per le donne è ancora difficile affermarsi nelle categorie più alte. Un po’ per cultura, per mentalità e un po’ per ragioni fisiche, perché una donna sì può essere all’altezza ma a livello fisico non sarà mai come un uomo.

A questo punto, un grande in bocca al lupo per la tua carriera da arbitro e per questa avventura tv.

Crepi. Ma all’estero c’è un’espressione che mi piace molto che viene usata prima di una partita: “Enjoy!”. E mi piace molto. Per la serie “Divertiti, comunque vada”.

E mi sembra perfetta anche per questa occasione.

Enjoy a Maria Beatrice Benvenuti e a tutto il pubblico tv, dunque, in vista di questo RBS Sei Nazioni 2015 su DMAX, da venerdì 6 febbraio alle 20.35 con lo studio live di Rugby Social Club pronto per il match d’esordio, Galles-Inghilterra, al via alle 21:05.

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