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Paolo Calissano – Il riscatto mediatico

Una premessa. Sarò cattivo.Paolo Calissano ha ottenuto di restare in ospedale sotto sorveglianza per qualche giorno. Poi chissà. Giusto, stava male, probabilmente avrà una perizia psichiatrica, è la prassi. Per la cronaca spicciola di ciò che è successo, vi rimando qui. Questi sono commenti, e come tali opinioni. Chiunque abbia letto l’intervista che oggi ha

di

Malaparte
Una premessa. Sarò cattivo.
Paolo Calissano ha ottenuto di restare in ospedale sotto sorveglianza per qualche giorno. Poi chissà. Giusto, stava male, probabilmente avrà una perizia psichiatrica, è la prassi.
Per la cronaca spicciola di ciò che è successo, vi rimando qui. Questi sono commenti, e come tali opinioni.
Chiunque abbia letto l’intervista che oggi ha pubblicato Repubblica a Paolo Calissano – immagino rilasciata mediante il suo avvocato – sa che l’attore ha dichiarato di essersi lasciato andare alla droga per depressione, ha detto che il mondo della fiction fa schifo e che vuole riabilitarsi e possibilmente utilizzare la sua immagine per far si che altri non cadano nel suo stesso errore.
Ora. A me non interessa che qualcuno pippi o meno. Lo faccia, se riesce a non farsi beccare, e lo faccia pure a suo rischio e pericolo. Non mi interessa nemmeno se viene beccato: in definitiva, ciascuno è responsabile delle sue azioni.

Mi interessa un po’ di più se il suo comportamento cagiona danni a altri, ma purtroppo non si può intervenire su certe cose, e chi si inoltra in determinati giri lo fa ben sapendo a cosa va incontro. Non mi interessa invece la pubblica ammenda, le canosse e i capi cosparsi di cenere, non mi interessa l’ipocrisia nè l’improvvisa scoperta del così fan tutti.
Ma per favore, che non si permetta a nessuno di venire a far la morale, di guadagnare sui propri errori e di farsi pubblicità con la propria redenzione. Il perdono non si accorda, quello è divino. Per la comprensione invece c’è posto, è umana e mi sta benissimo, finché non si somma all’ipocrisia iniziale in un orgia di moralismi che servono a pochi. Ai soliti noti.
La tv ha già troppi santoni e predicatori.

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