Ricorso Rai contro i tagli, Todini lascia: dimissioni immediate

La Rai ricorre contro il prelievo di 150 mln deciso dal Governo, ma l’Azienda si spacca.

Il CdA Rai ricorrerà contro il Governo per il prelievo di 150 mln sul Canone e l’azienda si spacca. Il ricorso, proposto dal consigliere Antonio Verro (FI), è passato con i voti favorevoli di Rodolfo De Laurentiis (UDC), Guglielmo Rositani (AN), Marco Pinto – rappresentante in Consiglio del Ministro dell’Economia -, Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, esponenti ‘civili’ del centrosinistra. Astenutasi la presidente Anna Maria Tarantola, si sono opposti Antonio Pilati (PDL) e Luisa Todini (PDL-Lega), entrambi di area centrodestra.

Ma la Todini – nominata sei mesi fa da Renzi alla guida di Poste – dopo aver detto no al ricorso contro il decreto del Governo ha deciso di dimettersi dal CdA Rai. Con una nota diffusa subito dopo la riunione di fuoco del CdA, la Todini ha dunque rimandato il mandato, ritenendo:

“inaccettabile e irresponsabile tale decisione del CdA, a cui ho sempre dato durante il mio mandato un contributo autonomo e in una pura logica di interesse dell’azienda e del servizio pubblico. Ho ritenuto doveroso dissociarmi in modo definitivo annunciando le mie dimissioni immediate. Mi auguro che questa sia l’occasione finalmente per imboccare un processo di radicale revisione della governance di Rai che porti gli amministratori (inclusa la figura, ora non prevista, dell’AD) a rispondere all’azionista e non ai partiti”.

 

Intervistata da la Repubblica, la Todini ha quindi approfondito le ragioni del suo addio. Addolcisce la rottura, ricordando che la decisione di lasciare il CdA era stata presa già a maggio, all’indomani della nomina a Poste Italiane, e che la deadline era stata fissata nell’autunno per avere il tempo di votare i budget e i piani imprenditoriali. Certo è che la circostanza le ammanta di forti connotazioni politiche.

“Mi sono dimessa perché mi si chiede di fare ricorso contro il mio azionista. È per una questione di moralità che lascio la consiliatura Rai: quella del CdA è una decisione irresponsabile, che io non accetto. (…) Il governo è il nostro azionista, la sua richiesta è legittima”

ha risposto l’ex consigliera Rai che rimanda al mittente i sospetti di ‘renzianismo’ post nomina alle Poste Italiane:

“Io sono uscita dai partiti da tempo, appartengo ad un’area liberale e credo che anche Matteo Renzi sia in fondo un liberale. Lui fa una politica liberale, basta vedere come affronta i sindacati”.

Fuori dai partiti, quindi, anche se fu nominata in area PdL-Lega nel 2012: negli ultimi anni, però, tanta acqua è passata sotto i ponti della politica italiana. Tanta da vedere il forzista Verro appoggiato da Colombo e Tobagi e ‘ostacolato’ dai compagni di ‘schieramento’. Ma la Todini precisa che

“non è una questione di schieramenti. Io sono entrata in Rai in quota “società civile”, grazie a una lettera di Confindustria del presidente Squinzi. È vero, il Pdl e la Lega mi hanno votato, così come Colombo e Tobagi hanno avuto i voti della sinistra”.

Todini - Gubitosi

 

Ora, dunque, potrà dedicarsi a Poste Italiane. Precisa però che le sue dimissioni, già annunciate e ora decise, non nascono dalle ‘rimostranze’ del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico sul suo ‘doppio incarico’ e sul doppio compenso. Nonostante questo nella sua nota di ‘addio’ ha tenuto a sottolineare che

“in merito al compenso percepito in qualità di consigliere Rai a decorrere dalla mia nomina a presidente di Poste Italiane, comunicherò a breve, come ho già dichiarato, l’elenco delle liberalità da me erogate in beneficenza, di pari importo all’emolumento ricevuto quale membro del CdA”.

Intanto si vedrà se procedere a una sostituzione della Todini o far terminare il mandato del CdA, in scadenza tra tre mesi, con un membro in meno. La decisione spetta alla Vigilanza.