Adrai, la Leopolda di Viale Mazzini: gli interventi di Fo, Floris, Bernabei, Gubitosi al convegno sulla Rai

Il dg ha assicurato: “La Rai pur non essendo perfetta è libera e indipendente”. Il Premio Nobel ha confermato. Il conduttore di Ballarò ha evitato ogni riferimento al suo futuro professionale.

Si è tenuto ieri a Roma nello studio TV2 di via Teulada il convegno dal titolo Adrai, 100 parole e 100 mestieri per la Rai, evento che alcuni hanno già ribattezzato come la Leopolda di Viale Mazzini, visto il nuovo corso della tv pubblica intrapreso (per ora a parole) dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’associazione Adrai, che ha organizzato la giornata, è costituita dal 90% dei dirigente dell’azienda pubblica.
L’incontro, durato circa 9 ore, è stato chiuso dal direttore generale Luigi Gubitosi che ha spiegato:

Con il presidente Anna Maria Tarantola abbiamo avviato una fase di cambiamento e come tutti i cambiamenti a volte non si notano. Il passaggio al digitale permetterà di cambiare modo di lavorare per la Rai, non so bene da quando, ma permetterà di abbattere le barriere, si lavorerà per tematica e non più per testata.

Nel corso dell’incontro sono state esplorate 8 aree tematiche (mission, informazione, fiction e cartoni animati, cinema, crossmediale, culture, glocal, intrattenimento) con artisti, esperti, giornalisti (alcuni intervenuti via filmato) come Dario Fo, Umberto Eco, Andrea Camilleri, Gabriele Salvatores, Lucia Annunziata, Bruno Vespa, Marco Tullio Giordana, Vittorio Sgarbi, Paola Cortellesi, Giorgio Albertazzi, Milly Carlucci (che ha invitato Giorgio Albertazzi a Ballando con le stelle), Gianni Minà, Antonella Clerici, Antonio Pappano e Simona Ercolani. Tra le notizie emerse anche quella di una nuova produzione: l’adattamento in miniserie de Il nome della rosa di Eco, sei puntate per il 2016.

Tra un panel e l’altro, la Rai è stata raccontata anche attraverso i volti di cento dipendenti, dai registi ai truccatori, dagli attrezzisti agli autori. Si è parlato pure di politica in tv. Giovanni Floris, che non ha fatto alcun riferimento al suo possibile addio dalla tv pubblica, ha detto:

Può essere facile per i giornalisti ma anche per i politici, per loro da una parte c’è il bene dall’altra c’è il male. Per ogni cosa da fare si deve creare un nemico che la impedisca. Ogni politico che vedo passare per Ballarò si ritiene l’antibiotico del male che crea lui stesso.

Dario Fo, in riferimento alla messa in onda del suo spettacolo Francesco lo Santo Jullare domenica in prima serata su Rai1, ha ammesso:

Temevo arrivassero ripensamenti o dubbi e invece è andato tutto liscio. La Rai oggi è diventata autonoma finalmente. I dirigenti sono responsabili di tutto non ci sono più le alte sfere, specie quelle della politica, a cui chiedere.

Dichiarazione che ha fatto esultare Gubitosi:

Mi fa piacere che Dario Fo si sia accorto che la Rai pur non essendo perfetta è libera e indipendente. Manteniamo quello che in Rai va bene, cambiando le cose che non vanno.

Tornando al senso dell’iniziativa promossa da Adrai, sono state avanzate alcune proposte. Lo storico dg Ettore Bernabei ha auspicato “un’azienda pubblica per azioni, con una quota del 75% in mano alla Cassa Depositi e Prestiti e il 25% quotato in borsa”, mentre Vespa ha detto che nell’ottica di una privatizzazione “la presenza dei privati non dovrebbe superare il 49%, il controllo almeno in una fase intermedia dovrebbe restare pubblico. La Annunziata si è detta convinta che “tre canali siano troppi” ed ha proposto “una rete di intrattenimento, una di informazione e tutto il resto in rete”.

Suggestiva metafora di Camilleri, secondo il quale il servizio pubblico deve essere “come un autobus che serve tutti i passeggeri, qualunque siano il loro grado di cultura e stato sociale”.

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