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Franco Bragagna, Alex Schwazer e il ciclismo “sport uso al doping”: proteste su Twitter

Franco Bragagna parlando della positività all’Epo di Alex Schwazer si lascia scappare una frase poco felice relativa al ciclismo: il web si ribella

Promettiamo che non parleremo più di Franco Bragagna, o rischiamo di procurarvi un’overdose, però quello che è successo poco fa nel Tg Olimpico di Raisport merita di essere raccontato, anche perché ha provocato una mini-sollevazione popolare sul web.

Tutto parte dall’annuncio della positività all’Epo riscontrata in seguito a un controllo anti-doping cui è stato sottoposto il marciatore italiano Alex Schwazer, escluso per questo motivo dalle Olimpiadi di Londra 2012. La notizia su Raidue viene data da Valerio Iafrate, che ospita in studio Franco Bragagna, il telecronista dell’atletica.

Bragagna, però, nell’illustrare agli spettatori la situazione, si rende protagonista di una frase piuttosto infelice (nel video, a partire dal minuto 3.00).

E’ vero che lui [Schwazer] aveva praticato il ciclismo, che è sport uso [sottinteso: al doping, ndr]. Pareva anche che lui ne fosse venuto fuori, dal ciclismo, anche per certe ragioni… il suo modo di vedere la vita sportiva non si conciliava…

Come dire: Schwazer aveva lasciato il ciclismo in quanto sport avvezzo alle pratiche dopanti.

Queste dichiarazioni hanno suscitato immediatamente la ribellione di molti appassionati delle due ruote, che soprattutto su Twitter hanno sfogato la propria rabbia nei confronti del giornalista Rai (per esempio così, così e così).


Per altro, nel collegamento successivo, in diretta dallo stadio dell’atletica, Bragagna ha immediatamente specificato il proprio pensiero (dopo essere stato contattato – pare – da Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo): quel che voleva dire, molto semplicemente, è che Schwazer aveva lasciato il ciclismo anche a causa della diffusione di pratiche a lui poco gradite.

La morale non televisiva? Il ciclismo è uno degli sport in cui si registrano più casi di doping, forse anche perché è quello in cui ci sono più controlli (e più volontà di fare pulizia).

La morale televisiva? Nell’epoca di Internet, e soprattutto di Twitter, bisogna fare attenzione a ogni singola parola che si pronuncia, o si rischia di venire linciati pubblicamente. Non è bello, ma è così.

Come ha scritto il giornalista Enzo Vicennati, “nel mondo prima dei social network, Bragagna sarebbe stato richiamato e costretto alla rettifica? Viva i moderni canidaguardia”.

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