Le mani dentro la città evita il clona di Squadra Antimafia: sceneggiatura nuova, ma contorno poco contemporaneo

Le mani dentro la città è una fiction che racconta una storia nuova ed originale, ma viene proposta con alcuni difetti di produzione che abbassano il livello della serie tv

Il rischio di “Le mani dentro la città” era quello di avere una versione al Nord di “Squadra antimafia”. Per fortuna, stando alla prima puntata, la fiction di Canale 5 si allontana dalla copia della serie tv prodotta sempre dalla Taodue ed ambientata al Sud, sebbene lo schema sia lo stesso: una squadra di poliziotti indaga sui traffici di una famiglia della criminalità organizzata.

Ad allontanare il rischio del clone è, innanzitutto, una sceneggiatura che alterna al lavoro di squadra del commissariato le vicende dei singoli personaggi: il Commissario Viola Mantovani (Simona Cavallari), che sarebbe potuta essere la protagonista assoluta della serie tv, è stata pensata per legare le indagini della sua squadra alla guerra combattuta dalla famiglia Marruso.

Il ritmo, quindi, riesce a prendere di sorpresa il telespettatore, con varie scene e flashback che permettono alla regia di Alessandro Angelini di avere numerosi spunti ed idee su come raccontare la storia. “Le mani dentro la città” riesce così a dare una visione di Milano che va oltre lo stereotipo della città di grandi lavoratori, entrando nelle pieghe di chi, questa città, vuole comandarla.

Il marchio Taodue si vede nelle intenzioni di voler prendere spunto da una realtà ormai ben nota al pubblico, rendendola fruibile al pubblico dei polizieschi e della caccia al criminale. Una tradizione, quella di Pietro Valsecchi, che cerca di rinnovarsi attraverso personaggi che cercano alternative diverse rispetto ai poliziotti duri e tosti che siamo abituati a vedere in serie di questo genere. In particolare, piace il personaggio di Giulia Ventura (Viola Sartoretto), che riesce a leggere il labiale ed ad anticipare le mosse dei nemici, oltre che avere la necessità di svolgere un doppio lavoro per arrivare alla fine del mese, o l’ispettore Michele Benevento (Giuseppe Zeno), deciso a scoprire la verità ma anche affetta da una dipendenza.

C’è qualcosa che, però, non ci permette di dire che “Le mani dentro la città” sia completamente riuscita: si tratta di una confezione che non rispetta il senso di contemporaneità che la sceneggiatura vuole dare al racconto. Effetti speciali approssimati, riprese panoramiche della città che sembrano di repertorio, scenografia che sembra risentire di un budget ridimensionato rispetto al passato. “Le mani dentro la città” pare non avere beneficiato della stessa attenzione al dettaglio che le altre fiction Taodue solitamente hanno: un difetto che abbasso il livello della serie che, nelle intenzioni, vuole essere qualcosa di nuovo ma che non ci riesce.


Le mani dentro la città