Chiara Gamberale fa il Grande Fratello che vorremmo (con qualche egomania di troppo) su LaEffe, Per dieci minuti

La recensione della prima puntata di Per dieci minuti, ogni sabato sera su LaEffe e tutti i giorni con la striscia quotidiana

Si può fare. Un Grande fratello senza tuguri, né docce né cretinate autorali varie da istigazione all’analfabetismo di ritorno. Ma a quanto pare il mondo di Canale5 non aveva il capitale umano sufficiente per un ritorno alle origini del reality, quello bignardesco senza fronzoli.

Il vero 1984, condito da una buona dose di “In Treatment”, ce l’ha invece il Grande Fratello di Chiara Gamberale, che dalla marchetta del suo libro ha portato su Laeffe un interessante esperimento di docu-reality introspettivo, Per dieci minuti.

La scrittrice, nonché sempre più rampante autrice tv, spia dal monitor del suo portatile le vite degli altri. O, meglio, di cinque cavie che hanno voluto sottoporsi al suo metodo “copiato” dichiaratamente da Steiner: movimentare la propria esistenza per dieci minuti, facendo qualcosa di “estremo”, soprattutto a livello psicologico, per mettersi alla prova.

I concorrenti che la conduttrice ha selezionato via social, o alla presentazione dei suoi libri, non sono dei coatti come quelli della tv commerciale, ma neanche dei saccenti à la Masterpiece. Sembrano quasi persone vere. E, soprattutto, persone con una spiccata vocazione all’autoanalisi.

La Gamberale gioca a fare l’analista, non si capisce a che titolo, dall’alto della sua esperienza metaletteraria (“questo è un percorso che ho fatto davvero, in un periodo a forma di pantano”) e decide cos’è vero e cos’è no prendendo posizione come narratrice (di Michele ha detto ‘io non ci credo, l’attore lo vedo’). Sembra un personaggio da Grande bellezza, insomma.

Tra i suoi pazienti c’è Michele, che ha paura di amare e di lasciarsi andare, perciò decide di cantare a squarciagola per strada. Rosy, che ha sempre lavorato e non ha mai fatto i conti con la sua età, decide di fare un vox populi tra i passanti su quanti anni dimostra.

Alessio, barista e ragazzo padre, riacquista leggerezza con la giocoleria. Marinella vuole ricominciare a 50 anni, ma non si capisce perché voglia farlo offrendo il caffè al marito della vicina di casa mentre la moglie è al lavoro. E, infine, Samanta, per alleggerire il suo senso di responsabilità, decide di piantare un albero.

Sono pillole di vita quotidiana, di persone che “a furia di fare, hanno perso di vista l’essere”. Insomma, Per dieci minuti è un po’ Ally Mc Beal, un po’ Siddharta 2.0, si presta a una confezione social con hashtag sintetiche ma sembra davvero la bella copia del Grande Fratello. Perché racconta, scava, fa emergere già dalla prima puntata le personalità dei personaggi, e non la loro predestinazione alla demenzialità, dura a morire su Canale5.

Del Big Brother ha anche la programmazione “a strisce”. E, soprattutto, la Gamberale, nonostante si riscaldi la manina con la tazza di tè nella sua casa foderata di libri, ha la stessa voce dell’Arcuri.

Tutto il resto merita di essere sbirciato su Laeffe, che finalmente ha un’autoproduzione un po’ più pop.