Sogno e son desto, Massimo Ranieri se la canta e se la suona (da maestro)

Ranieri è un mostro, ma tre settimane così sono televisivamente dure da reggere. Il finale della prima puntata, però, è da manuale.

 

Sgombro subito il campo da qualsiasi equivoco: Massimo Ranieri è un maestro, un mostro, un alieno. Per citare un altro napoletano di lusso, "la faccia mia sotto i piedi suoi e si può pure muovere"*.

Altro che one-man-show: Ranieri sul palco fa tutto e di tutto e non escludo che dietro le quinte faccia anche il trovarobe, oltre a curare scene, regia, luci e cerimoniale di sala.

Ecco perché dico che se la canta e se la suona da solo. Arriva persino a farsi le domande e a darsi le risposte, a mo' di Marzullo (che peraltro era tra il pubblico).

In tv però c'è bisogno di qualcosa 'in più', o meglio in meno. Per me l'istrione Ranieri, al quale "la teatralità scorre nelle vene" - come insegna Aznavour - in tv diventa 'eccessivo'. I grandi teatri richiedono l'eccesso e l'esagerazione del movimento, del racconto, dell'interpretazione, ma la tv esalta tutto, anche il minimo dettaglio. E non sempre è un bene.

Gusti? Può essere. Ma la tv ha le sue leggi. Non si può negare, però, che il 'Maestro' abbia asciugato molto rispetto allo spettacolo teatrale. E sono consapevole che all'istrione Ranieri non si può togliere il gusto del coup de théâtre (rigorosamente studiato e provato per settimane): vorrebbe dire snaturarlo. Ma il rischio in tv è che poi tutto prenda un sapore 'manierista'.

La voce quella no, non si discute: e non nascondo che sentirlo cantare, senza vederlo, per me è il 'massimo'. Sarà una bestemmia per molti, ma il troppo - e troppo a lungo - mi stanca.

A proposito di stanchezza, è un 'male' di cui Ranieri non soffre. Ma tre ore di show tv di questo tipo - pensando che si debba 'ripetere' per altre due settimane - mi sembra davvero eccessivo, parlando da telespettatore. Ma in questo caso, purtroppo, entrano in gioco logiche di Auditel e quindi bisogna tirare avanti finché si può (e con Ranieri si potrebbe fare il veglione di Capodanno fino alle 6 del mattino), a scapito della piacevolezza della narrazione. Un atto di coraggio da parte di Rai 1 potrebbe aiutare, ma se dall'altra parte c'è la corazzata De Filippi il coraggio, cui si appella per tutto lo show Ranieri, vien meno alla dirigenza. Anzi per certi versi chiudere alle 00.10, mentre la De Filippi alle 00.43 sta ancora dando la buonanotte è in fondo già un segno di buona volontà...

Ma Ranieri e Pierce conoscono il loro mestiere e hanno saputo girare la terza parte in un manuale della canzone italiana e napoletana. Dopo la Bosè (a mio avviso evitabile, ma i ricongiungimenti aiutano lo share), sono venute in rapida successione Il Nostro Concerto (che alle 23.33 era perfetta per chiudere la puntata), Marinariello, Rose Rosse (again), ‘Na sera ‘e maggio, Lontano Lontano, In cerca di te (sola me ne vo per la città) (in memoria di Mariangela Melato), con gran finale con Tu si’ ‘na cosa grande. Roba da incatenarsi alla poltrona per gli amanti del genere.

Ma se il finale è stato un crescendo, l'inizio non è stato semplice.

Partiti con una barzelletta, poi con una canzone, poi con l'avanspettacolo: un inizio frammentato, una specie di 'menu della serata' di impianto molto teatrale, molto narrato che mi ha fatto onestamente tremare. Lo schema ripetuto 'annoia'. Tre ore così non le avrei rette.

A dare una prima svolta la presenza di Francesco De Gregori: l'ospite ci voleva, anche se Ranieri ha la capacità unica di intervistare se stesso e non gli altri.

Da lì la serata è iniziata a trovare una sua identità, con il climax nella partecipazione di Bocelli, che incredibilmente ha sciolto una situazione fin troppo ingessata. Bocelli ha dato quel tocco di spontaneità che mancava. Da lì è stata in discesa, per quanto comunque lunga. Ma il fatto di aver per lo più cantato nella seconda e terza parte ha aiutato, a mio avviso.

Dare consigli a Ranieri per la seconda puntata? Jamais. Ma posso dire, in sintesi, quel che mi è piaciuto e quel che non ho sopportato di questa prima serata (al netto della incommensurabile bravura di Ranieri, ovviamente).

Pro: preziose le luci di Ivan Pierri, capace di costruire scene raffinate in ogni occasione; bella la scaletta dei brani; piacevoli i duetti con Bocelli; belli gli inserti lirici con Shakespeare e Totò.

Contro: televisivamente pesanti i passaggi narrativi tra canzoni e prosa, essenziali per la 'trama' del racconto ma con un retrogusto artificioso che in tv spicca; la ripetizione (non il bis) di Vent'anni e Rose rosse nella stessa serata; il duetto con Francesco De Gregori (la sagra della freddezza); la lunghezza.

Ma c'è una cosa che più di tutte mi ha irritato: le continue, ripetute, insistenti, spesso inopportune standing ovation. Ok, il pubblico era evidentemente composto da fan del cantattore e un po' di calore in studio serve, ma questo continuo ricorso alla standing ovation a un certo punto ha sfiorato il ridicolo. Anzi, lo è stato.

Che dire? Ah, sono curiosa di capire la distribuzione geografica degli ascolti (sulla composizione anagrafica pochi dubbi). E nello stesso tempo mi aspetto la solita (inutile) polemica sulla Rai 'parziale' e 'terrona-centrica' di qualche forza politica.

Appuntamento a sabato prossimo. Massimo Ranieri c'è, già è pronto a ricominciare...

* Cit. dalla Lettera a Savonarola di "Non ci resta che piangere", di Massimo Troisi e Roberto Benigni. 



Sogno e son desto, foto prima puntata - 11 gennaio 2014

Sogno e son desto, 11 gennaio 2014, live prima puntata



00.07

E termina ora, con l'ennesima standing ovation, la prima puntata di Sogno e son desto. Ranieri potrebbe continuare altre due ore, ma dà l'appuntamento alla prossima settimana. Il pubblico in studio ha bisogno di riposare...


00.03 Comunque ultima parte della scaletta da manuale. Ora è la volta di "Tu si' 'na cosa grande". Il pubblico in studio sta decisamente godendo. Toh, i titoli di coda.


00.00 Ranieri ricorda sul filo della mezzanotte l'11 gennaio dell'anno scorso, quando scomparve Mariangela Melato. E in suo onore canta In cerca di te (sola me ne vo per la città). E alla fine scatta il 'Ciao, Mariù".


23.53 Passeggiatina fuori programma tra il pubblico, prima di "Lontano, Lontano" di Luigi Tenco.


23.48 Standing Ovation (ormai e di default), grida scomposte del pubblico e ancora una canzone, che scuote la platea: 'Na sera 'e maggio ("Quann' tien' appuntamento... Quann' si dice sì, tienilo a mente"). Con Enrico Rava alla tromba.


23.44 Ancora Rose Rosse. L'ha fatta un'ora fa con Bocelli. E no, dopo Vent'anni anche Rose Rosse. Anche se credo che la sentiremo almeno una volta alla settimana.


23.43 Altri addominali, eh.


23.39 La storia del nonno pescatore prima di Marinariello. Che canta tutto lo studio Dear 5.


23.35 Standing ovation. Intanto Ranieri è fradicio. Secondo me col microfono piglia anche la scossa... Comunque Il Nostro Concerto era una chiosa perfetta, da terzo atto. E invece pare sia solo la fine del secondo.


23.33 E si canta ancora: Il Nostro Concerto, di Umberto Bindi. "E troverai un po' di me in un concerto dedicato a te" cantava Bindi. Perfetto per la chiusura, no?


23.32 Ranieri/Pinocchio nella pancia del pescecane. Ok Ranieri, sei un mostro, ma non vorrai fare un'altra ora di show, vero?


23.29 "Dicono che una donna di 80 anni blu è ridicola": ma la 'fata turchina' legge per l'amico Massimo proprio un brano di Pinocchio. Interpretato da Ranieri...


23.25 "Quanto parli!": Lucia Bosè, la voce della verità. E insieme cantano Parole Parole, con la Bosè nel ruolo di Alberto Lupo. Ora, a parte tutto (la Bosè nun se po' senti') fanno tenerezza.


23.23 Si torna sull'aneddoto della loro prima scena insieme, a letto.


23.19 Massimo Ranieri non molla. Siamo al momento dell'incontro con Lucia Bosé che dice di non vedere dal 1970. "Sono sempre stato innamorato di lei". Si apre la busta ed entra Lucia Bosè, con il suo inconfondibile capello blu. Standing ovation, ça va sans dire.

23.16 L'aneddoto sui provini di Bill Goodson me lo sono praticamente perso. Sono stanca io per lui. Ma arriva una super-rossa anche da Massimo Ranieri (su Twitter domina una rossa innaturale a C'è posta per te e Massimo contrattacca subito). Canta Rosalina, di Concato.


23.13 Mancavano le donne? Comunque questo momento può essere archiviato come 'Ma anche no!".

23.12 Ed entra Clizia Fornasier che 'miagola' Amapola per un mash-up...


23.09 E dopo 'A cunzegna, poesia di Totò, ecco Malafemmina.


23.05 Salta e canta ancora Ranieri per cantare Pino Daniele, Tutta 'n'ata storia. Ma non c'è da stupirsi: quest'uomo regge centinaia di repliche all'anno e 'se non canta 'more'...

23.03 Ricorda di quando a 13 anni disse no a un contratto che l'avrebbe portato in America. 5000 $ a settimana, avrebbe anche accettato, ma era minorenne e non poteva cantare nei night. Ma se fosse partito sarebbe "Tutta 'n'ata storia".

23.02 "Chiederei al pubblico in sala di alzarsi per una standing ovation..." MA CHE, DAVERO?? Ah, questa volta è per ricordare Arnoldo Foà, scomparso oggi.


22.55 E si canta Io che amo solo te, di Sergio Endrigo, ormai uno dei suoi cavalli di battaglia. Bellissima.


22.51 Ranieri rivolge un pensiero al maestro Strelher, che lo scritturò per un ruolo in una pièce di Brecht. Il pubblico applaude timidamente: Strehler forse non è proprio nel target dei tutti gli astanti. Il tutto per recitare il sonetto n.75 di Shakespeare.

22.50 Comunque Ranieri se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Anche se mi domando che ascolto farà il programma al di sopra di Roma.

22.47 E sul palco arriva Badarà Seck, cantante senegalese che Ranieri ha portato a lungo con sé in tour. Il pubblico chiede il bis. "Ueeee', I' so' viecchie". Ma si bissa.


22.25 La stavo aspettando. 'A Rumba de' scugnizzi. E qui balla anche il tip tap.

22.43 Aneddoti di vita vissuta di Gianni Calone, che all'alba soffriva il freddo nella nebbia e andava dagli amici del 'vascio'.


22.38 Ora che i due principali ospiti della serata sono andati via la cosa inizia a farsi complicata... Ma per tenere i fans a sé legati, Ranieri sfodera La Voce del Silenzio. Miracolo, niente standing!


22.29 Prima di cantare, Bocelli chiede scusa preventivamente per l'accento: e il duetto è su Core 'ngrato. Standing ovation (ma va?) e pubblicità.


22.25 Fate stare seduta 'sta gente! Non se ne può più!


22.23 Standing ovation (ancora) e Bocelli si trova così bene da fare anche un'altra canzone, Rose Rosse (ma era già annunciata...).

22.22 Ma la finezza delle iniziali davanti ai maestri d'orchestra come i grandi crooner americani?

22.21 E per non sbagliare si ricanta Vent'anni, con cui Ranieri ha aperto la puntata. Perché due volte nell'arco di un'ora? Eppure il repertorio è sterminato...


22.15 E si inizia cantando Erba di casa mia.

22.15 "Andrea, noi ci siamo visti un po' di tempo fa...". Uhm.


22.12 E siamo al momento di Bocelli, chiamato per far contenta la mamma 89enne. E qui i toni sono più confidenziali. (e altra standing)

22.11 Ormai siamo a una canzone, una standing. Come media non è male. E tra il pubblico c'è Marzullo.


22.05 Si torna all'avanspettacolo. Ranieri intona Sul tram di Posillipo (E allora?). E hai capito la signora! (PS. Sopra Gaeta si capisce?)

22.05 Ranieri per me è eccessivo, soprattutto per la tv. Ma se lo senti cantare (e chiudi gli occhi) resta imbattibile.


22.03 Vorrei far notare che in pratica ha fatto la cyclette sullo sgabellino. Anche questi so' addominali. E quarta standing.


21.58 E Ranieri omaggia Battisti, con Io vivrò (senza te). E gli viene bene (quest'uomo ha una voce pazzesca, comunque, diciamolo).

21.56 Si riparte dalla storia del marito cornuto con cui si è aperta la puntata.

21.54 Ancora una standing ovation prima della pubblicità. Sì, ma non si può fare questo per tre settimane, suvvia. E non mi riferisco solo alle standing, ma alla struttura del programma. Una cosa è il teatro, una cosa la tv (come disse Lapalisse).


21.49 Subito subito Ranieri si gioca la carta de L'Istrione di Charles Aznavour, che credevo si riservasse per il gran finale. "La teatralità scorre dentro me...". Una canzone per modesti (se non la si fa con quel pizzico di autoironia...).

21.48 Niente spot. Ma l'intervento di De Gregori ha aiutato a far partire lo show. Un sobrio spettatore urla dalla galleria: "Si' 'a fine ro' munno, Massimo!".

21.45 Comunque le luci di Pierri sono una garanzia, non c'è niente da fare. Trasformano un bilocale in una reggia...

21.43 E insieme cantano Viva l'Italia. Beh, ci sta bene.


21.39 Hai una faccia stupenda, perché non reciti? chiede Ranieri. "Non sono capace, ma da giovane mi sarebbe piaciuto fare il cow-boy. Ranieri, abilmente, ricorda che hanno tutti e due 63 anni, ma che lui si è fermato alla quinta elementare e non ha mai studiato musica, mentre De Gregori ha frequentato l'Università senza laurearsi. Ranieri riesce a intervistare se stesso...


21.37 E c'è anche l'intervista. Ranieri confessa che il verso delle canzone che gli è sempre piaciuta è "tra il manifesto e lo specchio", il manifesto che non cambia mai e lo specchio che riporta al tempo che passa. Toh, non ci avevo mai pensato...


21.33 Eccolo De Gregori, che entra per cantare La Valigia dell'attore. E parte il duetto. Freddino.

21.31 Il pubblico che ondeggia le braccia come quello di Pomeriggio Cinque non si può vedere.


21.28 Ranieri intona "La Leva Calcistica del '68" per il duetto con Francesco De Gregori. Ma De Gregori non c'è.

21.27 "Chi nun ten' 'o curaggio, nun se cocca ch'è femmine belle": parte dal sottotitolo del suo spettacolo teatrale per spiegare l'idea portante dello show, e per avviare una gag col maestro. Ma si canta subito, ancora.


21.23 E canta Vent'anni.

21.22 Come in teatro, Ranieri accompagna il passaggio da una scena all'altra con i suoi ricordi. Era giovane, gli avevano proposto tanti soldi per una pubblicità e il papà rispose: "Mi raccomann' 'a papà, fatti 'ra nu poco 'e pasta". Pragmatico.


21.18 Giacchetta da avanspettacolo per interpretare Nicola Quagliarulo, celebre macchietta dello spettacolo popolare napoletano.

21.17 “Vado in tv ogni sette anni, come il Presidente della Repubblica”. E parte con una barzelletta su un marito cornuto.


21.16 Entra in smoking Ranieri. Il pubblico sembra uscito dal Festival di Napoli: in piedi e rumoroso. Una standing ovation, che però sa di preparato.


21.14 Si poteva forse non iniziare il programma ballando e cantando? Si parte con un musical. Coreografie di Bill Goodson e, scusate se è poco, Ivan Pierri alle luci.

20.46 Il Tg1 ha annunciato il ritorno di Massimo Ranieri, che appare ormai sempre più scavato. Lo diciamo subito: ognuno è libero di fare quel che vuole, ma il capello tinto inizia a gridare vendetta (appunto tricologico). A tra poco per il live.

Ospiti della prima puntata Francesco De Gregori, Lucia Bosè e Andrea Bocelli

Va in onda questa sera, sabato 11 gennaio, alle 21.10 su Rai 1 la prima delle tre puntate di Sogno e son desto, il one-man-show di Massimo Ranieri tratto dall'omonimo spettacolo teatrale che il 'cantattore' partenopeo ha scritto con Gualtiero Peirce.

Tra ricordi, omaggi, canzoni e poesie, Ranieri porta in scena i sogni (realizzati) da bambino e quelli da realizzare sul palcoscenico, con duetti e sketch che lo vedono accanto ad alcuni dei nomi della musica e dell'arte italiana e internazionale.

Ospiti della prima serata, anticipati già da tempo da TvBlog, sono Francesco De Gregori, col quale Ranieri duetterà - tra l'altro - ne "La leva calcistica del '68" e Lucia Bosè, sua partner in Metello, film del 1969 di Mauro Bolognini in cui l'attrice, già affermata e già diva del cinema italiano, si ritrovò al fianco un giovin attore al debutto sul grande schermo.

Da non dimenticare, ovviamente, la partecipazione di Andrea Bocelli, che canterà con Ranieri alcuni dei cavalli di battaglia del repertorio dell'artista partenopeo, come "Rose rosse", "Erba di casa mia" e "Vent'anni".

Coraggio, dignità e sogno, quindi, sono i tre assi narrativi su cui Ranieri e Peirce hanno costruito questo spettacolo, che ora approda in tv e deve vedersela con Maria De Filippi tornata a C'è Posta per Te. Appuntamento per il live della prima puntata di Sogno e son desto questa sera dalle 21.10 su Rai 1.

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