Breaking Bad, Damon Lindelof: “Il finale mi ha fatto rendere conto di quello che ho fatto con Lost, non ne parlerò più”

Damon Lindelof, in un articolo, apprezza il finale di Breaking Bad, ed ammette di sapere che ai telespettatori non è piaciuto il finale di Lost.

Il successo di una serie tv si misura anche nel confronto con gli show andati in onda in passato. Si possono apprezzare più telefilm, è chiaro, ma quando un finale è fatto bene, questo andrà a scalzare per forza tutti gli altri finali di serie tv che abbiamo seguito. Quando, però, a rendersene conto è un autore di quegli stessi finali che ci hanno fatto discutere e che abbiamo apprezzato o odiato, si deve fare un discorso a parte.

Il finale di “Breaking Bad” di domenica scorsa ha messo d’accordo tutti: la critica ha confermato la qualità del racconto della serie tv di Amc, ed il pubblico ha seguito uno dei finali più attesi di questi anni. Tra quel pubblico, c’era anche Damon Lindelof, l’autore di “Lost” il cui finale è stato bersaglio in questi anni delle critiche più varie (e non sempre positive).

Sfruttando la possibilità offerta dal “The Hollywood Reporter” di commentare il finale dello show con Bryan Cranston, l’autore ha finito per ammettere che il finale del telefilm cult degli anni Duemila sarebbe potuto essere migliore, anche se, spiega, non lo cambierebbe di una virgola.

“E’ tv spettacolare”, ha detto Lindelof a proposito di “Breaking Bad”, “con un racconto spettacolare, e sono fortunato ad averlo visto. Tutta la storia è riflessiva, strutturata per illuminare i personaggi ed i temi che li riguardano. Quando uno show è brillante come ‘Breaking Bad’ non riguarda più i suoi personaggi, ma coloro che lo guardano. Riguarda noi. In altre parole, migliore è lo show, più a fondo ti costringe a guardare. Domenica sera, ho guardato a lungo in me stesso”.

Il finale dello show avrebbe quindi spinto Lindelof a parlare del “suo” finale, trovando alcune differenze tra le due serie che porterebbero “Lost” a perdere in una possibile sfida:

“Ho accettato di scrivere questo pezzo perchè sono profondamente ed morbosamente ossessionato al pensiero di trovare dei modi per rivedere il finale di Lost e l’improvvisa tempesta di mxxxa che l’ha seguito. E questa mattina? Sono Walter White. Arrogante. Presuntuoso. Egoista. In cerca di modi per incolpare tutto e tutti tranne che me, anche se è chiaro che la situazione nella quale mi trovo si deve al mio lavoro. Ed ecco la parte peggiore: sono ancora abbastanza ingenuo da credere di poter arrivare ad un livello di redenzione”.

Lindelof non ci va piano, e ricorda le giornate seguenti alla messa in onda del finale della serie tv della Abc:

“Tre anni dopo, sembra che adorare il finale di Breaking Bad non sia abbastanza. Dovete anche odiare il nostro. Sì, lo so. Buuuuuuh per me. Dovrei mettermi a piangere dentro i miei barili pieni di soldi. Ma vi giuro, non cerco empatia. Cerco solo un modo per fermare la questione. E non posso. Gli alcolisti sono abbastanza furbi da non entrare in un bar. Il mio bar è Twitter, il Comic-con, è tutte le volte che qualcuno mi chiede di scrivere qualcosa legato a Lost”.

Di fronte a continue critiche ed opinioni, l’unico modo per affrontare ogni genere di commento è quello di stare al gioco:

“Ho provato ad insultarmi ed ad essere acuto, ma c’è un elaborato meccanismo di difesa che permette alla gente di sapere che sono consapevole dell’elefante nella stanza e mi va bene che mi si dicano queste cattiverie”.

Lindelof si rende conto che il pezzo che sta scrivendo non è più un elogio a “Breaking Bad”. “Ma non è ciò che vi aspettatave da me?”, sostiene. “Non dovevo farlo? E’ possibile per me non commentare qualsiasi cosa che adori senza fare l’occhiolino e dire ‘Ma che ne so, non ho rovinato Lost?'”.

Per Lindelof non si può andare avanti così. “Ci sono fan che hanno davvero amato il mondo in cui è finito Lost”, spiega, “e sento come sono trattati per avere un’opinione ampiamente non popolare, il che me li fa voler bene. Sfortunatamente, queste persone sono sovrastate da altre”. Insomma, Lindelof non ne può più:

“Sono stufo di dover continuamente parlarne, quindi non posso immaginare quanto voi lo siate. E’ spiacevole e stancante per me continuare a difendere il finale di Lost, voi non siete stanchi di odiarlo?”.

Ecco, allora, l’idea:

“Vorrei fare un patto, tra me e voi. Ecco la vostra parte: sapete che io so cosa ne pensate del finale di Lost. Ho capito, vi ho sentito. Pensero alla vostra insoddisfazione sempre. Sarà con me fin quando non mi sdraierò per morire e la telecamera si allontanerà da me, sia che ci sia un cane o un’intera squadra di Swat. Ed ecco la mia parte: finalmente smetterò di parlarne. Lo faccio perchè accetto di non poter farvi cambiare opinione. Non vi convincerò che non erano mai morti, nè mi starete antipatici se lo credete nonostante le mie dichiarazioni. Facciamo questo patto. Mi fiderò di voi. Manterrò la mia parte. Ho chiuso”.

Può davvero Lindelof smettere di parlare di “Lost”? Ovviamente no, ecco che quindi si riserva per il finale un appunto:

“E’ la storia che volevamo raccontare, e l’abbiamo raccontata. Non ci sono scuse. Mi guardo indietro con tanto affetto quando guardo l’intero processo di realizzazione dello show. E sebbene mi preoccuperò sempre di ciò che dite, non posso più esserne schiavo”.

Lo sfogo di Lindelof ci ricorda che “Lost” resta una delle serie tv più importanti degli ultimi anni, se riesce ancora a far discutere con il suo finale. Trovare uno show che riesca ad avere questa conseguenza è difficile. E se “Breaking Bad” è riuscito a superarla, vuol dire solo che la lezione è servita, ed a guadagnarci sono stati tutti.

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