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4 Ristoranti ad Asti è la conferma di un format di ferro (e se volete la guerra, rivedete la pizza a Napoli del 2016)

La puntata di 4 Ristoranti ad Asti non la più ‘disturbante’ o discutibile della storia del programma, anzi conferma la tenuta del format.

Da settimane si parla con un certo ‘sgomento’ della puntata di 4 Ristoranti dello scorso 12 dicembre, che ha visto Alessandro Borghese in giro tra i bricchi dell’Astigiano. Una puntata che molti hanno dipinto come la ‘notte dei lunghi coltelli’ e il punto più basso del programma a causa dei commenti particolarmente acidi di uno dei concorrenti, nel dettaglio Fabio Fassio, che ha distribuito 2 e 3 stupendosi poi di essere il più votato dai rivali, che hanno invece giocato con fair-play. Il tono dei commenti mi è apparso a dir poco apocalittico, come un de profundis per un format rodato come 4 Ristoranti e così ho recuperato la puntata per rendermi conto di quanto fosse caduto in basso un programma finora con pochi inciampi.

Inevitabilmente finisco per commentare anche io.

Ebbene, non solo il programma dimostra di non voler cavalcare le liti, con una scrittura che definirei ‘ecumenica’ visto che punta a ricondurre tutto alla sfida e ai punti di forza dei ristoratori più che ai loro difetti – caratteriali e gastronomici – ma chi l’ha criticato dimostra di non ricordare la micidiale puntata tra pizzaioli napoletani del 2016 (S02E08). Quella sì fu disturbante e da ‘pizze in faccia’ con un Ciro Oliva appena 22enne che contestava un’istituzione come il cavaliere Alfredo Forgione, mentre Giuseppe Vesi propugnava una visione ‘integrale/ista’ dell’impasto ai grani originari e una signora come la ‘Figlia del Presidente’ Maria Cacialli cercava di riportare tutti sulla retta via, senza commenti da maschi alfa impegnati a dimostrare di averlo più lungo… il sapere della pizza, of course.
In pratica la puntata di Asti non è diversa da molte altre andate in onda negli ultimi anni: nelle diverse stagioni non sono mancati concorrenti fastidiosi, così poco sicuri di sé e così convinti che tutti vivano la gara come loro pensano si debba giocare, da essere generosi di critiche pretestuose e avari di voti oggettivi. Non sono mancati neanche tavoli di confronto accesi nella storia del programma e quella di Asti non è, a memoria, neanche delle più controverse.
Anzi, se nel tempo è cambiato qualcosa nella scrittura del format (fatta eccezione per il sistema dei voti e l’inserimento della categoria special) è stato proprio l’ammorbidimento degli spigoli, con Alessandro Borghese sempre più nel ruolo del pompiere che in quello dell’incendiario per amore del conflitto a tutti i costi. 4 Ristoranti riesce da anni a gestire sfide senza premiare scorrettezze e conflitti, anzi riuscendo nel tempo a puntare sempre più su una rivalità sfumata, o comunque corretta, guidata da un ‘giudice-collega’ che è in fondo un CT giocatore e che quindi è consapevole dell’importanza del mestiere.
Se proprio volete indignarvi e sentire forte il profumo del sangue, nascosto da quello del pomodoro, recuperate . se potete – l’ottava puntata della seconda stagione di 4 Ristoranti, con Alessandro Borghese alla ricerca della Migliore Pizzeria del Futuro di Napoli. Ve la consiglio per Santo Stefano…