Storie Maledette, Franca Leosini a TvBlog: "Racconto i delitti senza giudizi né pregiudizi"

TvBlog intervista Franca Leosini, autrice e conduttrice di Storie Maledette, programma cult per gli amanti del noir, da 20 anni in onda su Raitre.

A partire da domani, in seconda serata su Raitre, torna l'atteso appuntamento con Storie maledette, programma cult per gli appassionati del noir. Ideatrice, autrice e conduttrice è Franca Leosini, Signora del giornalismo d'inchiesta della Rai, che negli ultimi venticinque anni ha portato in televisione trasmissioni che hanno fatto storia e che sono state le apripista del genere crime. TvBlog ha avuto il piacere di intervistarla e, come potrete constatare voi stessi, la giornalista si è prestata con grande generosità.

Quasi 20 anni di Storie Maledette e sempre lo stesso successo di pubblico. Cosa dobbiamo aspettarci quest’anno?

Quest’anno c’è un piccolo ritocco, nel senso che ci saranno più spezzoni filmati. Il motivo è che la televisione è fatta soprattutto di immagini e comunque ci sono delle storie, in particolare storie forti come quelle di questa stagione, che vanno proprio raffigurate, che hanno bisogno di una presenza maggiore di schegge di immagini, di fiction. Questa nuova serie è molto forte e sarà incentrata sul personaggio femminile, che sia vittima o colpevole. Nella prima puntata, ad esempio, che ha un titolo che è volutamente un ossimoro - “L’ho ucciso, sono innocente” – mi occuperò di un caso che ha fatto giurisprudenza, quello di Luciana Cristallo, processata per l’omicidio dell’ex marito. Un caso che ha fatto giurisprudenza, come dicevo, perché è la prima volta nella storia della giustizia italiana che una persona, pur avendo ucciso, viene assolta in quanto ha agito per legittima difesa, senza che però ci siano stati testimoni.

Quali sono le caratteristiche principali della sua trasmissione?

Io frequento tre verbi: capire, dubitare, raccontare. Ma innanzitutto capire: i miei protagonisti non sono mai professionisti del crimine, ma persone comuni che a un certo punto della vita cadono nel buio, nel baratro di una storia maledetta. Gente nella cui coscienza si è spalancato il vuoto, e in quel vuoto sono cadute, senza essere dei criminali. Capire non vuol dire giustificare: i delitti non si giustificano mai, però si interpretano. Storie maledette non è una semplice intervista, è una struttura narrativa, è un percorso nella vita, nella psicologia, nel percorso giudiziario. Inoltre mi avvicino a queste persone con un rispetto infinito, senza giudizio e senza pregiudizio. Poi parlo di storie che non sono mai state trattate prima in altre trasmissioni, e che non vengono neanche trattate dopo. E ancora, io non baro mai, non invento, non faccio sensazionalismi. Questi sono gli elementi caratterizzanti di Storie maledette.

Come sceglie le storie da affrontare e le persone da incontrare?

In generale le scelgo per tematiche. Però per me conta moltissimo la forza della storia e anche la forza del personaggio. Mi è accaduto, ad esempio, in serie precedenti, di voler incontrare dei personaggi con una storia molto forte, ma quando poi li ho incontrati in carcere mi sono resa conto che non erano in grado di esprimersi, non tanto per una questione di linguaggio, quanto per una povertà interiore. In quei casi rinuncio.

C’è un delitto o una vicenda giudiziaria, tra quelle degli ultimi anni, che non ha ancora trattato e che le piacerebbe conoscere da vicino?

Ce ne sono tante, tra quelle che hanno però già concluso il secondo se non il terzo grado di giudizio, e che abbiano quindi un percorso giudiziario concluso. Storie del passato anche, in particolare una, quella di un magistrato di Cassazione che aveva un'amante e ne ha ucciso il marito, pure lui magistrato, perchè non voleva rinunciare a lei. Ho anche incontrato questo giudice, ma lui ha preferito sottrarsi e non comparire in video.

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