Raiwatch, Renato Brunetta lancia l’operazione trasparenza Rai sul web

Vuoi dire la tua sui programmi Rai? Da oggi c’è anche Raiwatch.it, sito promosso da Renato Brunetta che prosegue la sua campagna per un servizio pubblico equilibrato e rispettoso dei suoi doveri. Ma sul sito puoi esprimere giudizi solo su alcuni programmi. Se ne aggiungeranno altri?

Il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta non molla l’osso e da bravo cane da guardia del servizio pubblico lancia una nuova iniziativa per ‘monitorare’ e giudicare la Tv di Stato: si tratta di Raiwatch.it, sito già funzionante, che ha una sua philosophy e ha anche una sua mission, quella di dare la possibilità agli abbonati di esprimere le proprie opinioni sui programmi di Viale Mazzini appositamente divisi per genere.

“Uno degli slogan della RAI era ‘L’abbonato ha sempre un posto in prima fila’, ma è sempre mancato un canale interattivo che permetta a tutti, e non solo a chi possiede il dispositivo Auditel, di dire la propria sul servizio offerto, sulla serietà dei contenuti, sull’equilibrio e sul pluralismo delle trasmissioni RAI, cioè della coerenza della radio-televisione di Stato con la sua missione di servizio pubblico.

Da oggi noi colmiamo questa lacuna.

Da oggi, con questo sito, gli abbonati sono ‘in prima fila’ e con diritto di parola”

questo si legge sulla home di Raiwatch, a mo’ di benvenuto. Messa così sembra quasi che l’Auditel non sia un metodo (comunque) statistico ed esclusivamente quantitativo, ma quasi il ‘qualitel’, attraverso cui sia possibile “dire la propria sul servizio offerto” e che al momento questa possibilità sia offerta solo a chi possiede il “dispositivo Auditel”. Mi sa che si ingenera un po’ di confusione su cosa sia l’Auditel, mi sa non a caso…

In home, inoltre, si trovano sezioni di approfondimento sui Compensi, “dedicata alla pubblicazione degli stipendi di dipendenti e consulenti Rai”, ma per ora riservata a una lista di interrogazioni sul tema; quindi c’è una sezione sui Fornitori – anch’essa però (al momento?) farcita di interrogazioni -, un’altra sul Pluralismo (dedicata alle interrogazioni parlamentari sull’argomento) mentre quella dedicata all’Osservatorio di Pavia contiene il rapporto di Giugno 2013.

La ‘mission’ del sito è però descritta ed espressa nella pagina ‘Philosophy’ (ma come? Si usa l’inglese?):

RaiWatch è il diario di bordo di chi voglia in piena libertà raccontare la sua esperienza di telespettatore e radioascoltatore di reti e canali Rai.

È riservato ai cittadini, con il diritto di esprimersi e giudicare, creando una guida in continuo movimento. (…) In totale trasparenza, disvelando la logica e le tecniche dell’imbonimento o dell’incanto. Mostrando appartenenze ideologiche palesi o mascherate, onorando la bravura e smagando i ciarlatani.

 

Perché la Rai? Perché è “roba nostra”, di proprietà dello Stato e perciò – secondo la filosofia liberale – non possedimento dei burocrati e delle pedine che la occupano per conto di cordate di potere politico o sindacale, ma di te che leggi qui ed ora e dell’intera comunità che non è un’entità astratta, ma è fatta di individui e di libere comunità”.

Il resto lo lasciamo a voi, sennò che gusto c’è. Ma navigando nella home si nota subito il menu a tendina per generi: si scopre così che i talk della Rai sono In mezz’ora, Che Tempo Che Fa, Ballarò, Agorà e Virus (magari altri ne arriveranno, eh), ciascuno con una propria scheda nella quale vengono riassunti i dati relativi al programma. Ma non l’Auditel, la produzione, il numero di puntate prodotte e trasmesse, il team di redazione, niente di tutto questo; piuttosto ci sono le interrogazioni presentate a carico del programma, le eventuali disposizioni prese dall’Agcom e dossier di questo tipo.

Proseguendo la nostra esplorazione ci si imbatte nel menu ‘Informazione’, in cui troviamo solo PresaDiretta e Report, cui segue ‘Infotainment’, con (al momento?) aperte solo le pagine de La Vita in Diretta e Miss Italia, per arrivare alla ‘Fiction’, desolatamente vuota per adesso, e alla pagina ‘Radio Rai’.

Sotto la lente di ingrandimento che troneggia nel logo di Raiwatch ci siano, dunque, solo ‘alcuni’ programmi della Rai, quelli evidentemente ritenuti più vicini alle logiche ‘imbonitrici’ che non permettono al cittadino di pensare. In pratica l’intera (o quasi) programmazione di Rai 3. Almeno per ora, eh…

Interessante notare che dall”abbonato’ evocato in home si arrivi rapidamente al concetto di ‘cittadino’: anche perché se fosse richiesto il numero di abbonamento per poter esprimere il proprio giudizio, allora il sito sarebbe a disposizione di poche persone in Italia…

Ma come si può esprimere il proprio giudizio? Il primo, e più evidente modo, è un voto espresso tramite delle stelline (da 1 a 10) su ‘Qualità’, ‘Contenuti’ ed ‘Equilibrio’ su cui poi il sistema fa una media. Una cosa assolutamente rappresentativa del reale apprezzamento del cittadino verso i programmi proposti dal sito.

Si può commentare, si può condividere sui social network, si possono soprattutto leggere le tante interrogazioni (parlamentari, alla Vigilanza Rai, all’Agcom) presentate negli anni dal Pdl contro alcune trasmissioni Rai. Una bella ‘vetrina’ per mostrare al cittadino elettore (e telespettatore) quanto fatto per un’informazione libera, pluralista, equilibrata in Rai. E solo in Rai.

Il resto non conta perché non è concessionario di servizio pubblico e quindi non deve per forza

offrire un prodotto di qualità che rispecchi i valori di fondo su cui si regge la civile convivenza, rinunciando a qualunque forma di indottrinamento e faziosità, consentendo ad ogni famiglia culturale e politica di proporre, senza emarginazioni e o squilibri, il proprio punto di vista sul mondo”,

come invece deve fare il Servizio Pubblico.

Lo scrive Raiwatch.it nella sua ‘Philosophy’, quindi sarà così.