Se nel Wild West ci fosse andato Taricone?

taricone cavalli wild westMi ha molto colpito un articolo tratto dal sito Digital Sat, che ha analizzato l'insuccesso del reality Wild West alla luce di un dibattito ad hoc affrontato in sede universitaria (dagli esiti non molto diversi, in realtà, dal bilancio a posteriori della nostra Debora). Il nocciolo della questione è pressochè il seguente: possibile che un flop clamoroso in termini di audience venga considerato dalla produzione quasi un successo? Di questo ed altro si è parlato nel corso di una lezione di “Teorie e tecniche dei mezzi di comunicazione di massa” tenuta dal prof. Marco Lombardi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in cui ci si è avvalsi della testimonianza di un membro dello staff in qualità di special guest. Ebbene, di Wild West si sono messi in luce una serie di elementi innovativi, a partire dalla dimensione itinerante che ha visto ogni diretta realizzata in un luogo diverso complicando non poco il lavoro della troupe fino alla tipologia delle selezioni, eseguite inizialmente al telefono, poi richiedendo l'invio di clip autopromozionali per passare infine a una stress interview in cui mettere alla prova le condizioni psico-fisiche dei partecipanti (in genere, si è privilegiata l'esplosività).
Nonostante, però, queste e molte altre mosse strategiche per ottimizzare il prodotto, il pubblico ha dimostrato di non apprezzare Wild West e a detta di chi vi ha lavorato ciò è avvenuto per la scarsa percezione da casa del rischio, con una conseguente assenza di brivido che ha pregiudicato la comprensione effettiva del format, assimilato più a un Grande Fratello qualsiasi che al più vicino Survivor.
Di qui, obbligatoria è stata la sospensione della lacunosa puntata serale, ma, in occasione dell'incontro accademico, si è potuto rilevare che anche nel pomeriggio c'è stata un'inversione di tendenza e di target, visto che il cambio di collocazione ha imposto l'uso di nuovi linguaggi e una revisione degli intenti originari. Per fidelizzare un pubblico basato per lo più su casalinghe e studenti, si è puntato per lo più sui rapporti umani e le dinamiche interpersonali, anzichè sulle scene di sopravvivenza e la dimensione avventuriera.
Detto questo, io aggiungerei un'altra piccola provocazione, che non può che ripercuotersi sull'inadatta Alba Parietti. Perchè al suo posto non c'era Pietro Taricone, vero artefice dei discreti risultati dell'esordio e in grado di dare al reality un'impronta machista e decisamente più selvaggia?
Lui stesso, in una recente intervista, ha dichiarato che l'unico programma a cui avrebbe partecipato, magari proprio sulla scia della vecchia proposta di inviato per La Fattoria, era proprio il reality adventure Rai.
Al di là di ciò che stigmatizzano le stime apocalittiche, il reality non è affatto morto ma ho solo bisogno di essere ricollocato nella tv italiana. Ora, per dire, che a parte l'atipico Amici non ne va in onda neanche uno, la rete mostra degli evidenti segni di disarmo e perfino i blog non possono nascondere di risentire del calo di afflusso e di clamore generale suscitato dai protagonisti di questi programmi.
Insomma, del reality si sente la mancanza proprio nei mesi in cui non ne va in onda nessuno e si vorrebbe che almeno uno ci facesse compagnia. Se Wild West fosse stato trasmesso subito dopo l'Isola o dai primissimi di gennaio e in Arizona ci avessero mandato direttamente una figura carismatica e fortemente virile come quella di Taricone, forse i risultati potevano essere diversi, magari alternando esterne mozzafiato a più rassicuranti inserti in studio guidati dalla Leofreddi e Infante.
Un mix di lavoro autorale e audacia spettacolare non sarebbe stato male. Peccato che non sia particolarmente opportuno riprovarci. Come si dice in questi casi, ogni lasciata è persa e non resta che immaginare, tra sè e sè, come sarebbe andata con un vero cowboy alla guida della transumanza.

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