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Europei sulla Rai: dilettanti allo sbaraglio

Il servizio offerto dalla Rai per gli Europei di calcio sotto tutti gli standard di qualità: telecronisti imbarazzanti, opinionisti scadenti, conduttori senza verve.

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Gli Europei di calcio sono un grande evento sportivo. Le migliori nazionali a livello continentale, uno spettacolo attesissimo, e praticamente l’ultima esclusiva della Rai. Lo ammetto candidamente: non guardo partite sulla Rai, ma quelle poche volte che mi ritrovo costretto (quando gioca la nazionale italiana) il confronto con i moderni standard di qualità offerti dalle pay tv, Sky, ma anche Mediaset Premium, è a dir poco imbarazzante. Rai Sport, tranne rarissime eccezioni, è composta da giornalisti e commentatori tecnici che ti fanno venir voglia di spegnere il televisore e ti fanno rimpiangere la passione del leggendario Francesco Marcozzi, la voce del commento di un Frosinone – Giulianova reso celebre dalla Gialappa’s Band.

Nella gara inaugurale di ieri fra Grecia e Polonia il primo saggio. Gianni Cerqueti non riuscirebbe a dare ritmo nemmeno alla gara più emozionante, Fulvio Collovati è semplicemente drammatico: mai un commento originale, l’impressione evidente che l’elemento tattico gli sia completamente sconosciuto. Gli attimi di imbarazzato silenzio quando l’allenatore della Grecia ha mandato in campo fra primo e secondo tempo Dimitris Salpigidis (attaccante rivelatosi poi decisivo nella ripresa) sono inenarrabili per quanti non avevano la sfortuna di essere sintonizzati in quel momento. Nessuno dei due al microfono aveva la minima idea del ruolo del calciatore e di dove si sarebbe potuto posizionare in campo.

L’intera struttura di Rai Sport si dimostra inadeguata: i pre e post partita con la conduzione di Paola Ferrari e Franco Lauro meriterebbero l’ascolto del monoscopio. Possibile che nel 2012 nessuno abbia ancora spiegato ai registi Rai che prima di qualsiasi commento i telespettatori gradirebbero vedere gli highlights del match con le azioni più pericolose (per intero) senza riquadri e con telecronaca? Oppure qualcuno pensa che ci siano persone interessate a conoscere le illuminanti opinioni di “talent” del calibro di Ivan Zazzaroni ed Enrico Varriale sul match? Possibile dover ascoltare telecronisti come Gianni Bezzi, oggi in Ucraina per raccontare Olanda – Danimarca, che non riconosce i primi piani dei calciatori, si esibisce in pronunce avventurose, non sa nulla dei protagonisti in campo se non “che milita nella squadra X” (con pausa obbligatoria per andare a pescare l’informazione su qualche foglietto)? Ammesso ci sia mai stata dov’è finita la preparazione dei giornalisti della tv pubblica? E’ pensabile che un telecronista pensi che la Ligue 1 francese si pronunci “Lig Uan” come se si giocasse oltremanica?

Rai Sport dovrebbe iniziare a capire che non lavora più in regime di monopolio, gran parte degli appassionati di calcio guarda le partite sulla pay tv dove può godere di telecronache puntuali, appassionanti, con giornalisti che conoscono vita, morte e miracoli dei giocatori in campo (o almeno sono capaci di fornire quell’impressione studiando prima di mettersi davanti al microfono) e un supporto tecnico di primissimo livello, regia personalizzata, replay, highlights a tempo di record.

Guardare una partita su una tv come Sky Sport è un piacere, guardarla sulla Rai è un’autentica tortura. Continui errori, con la pessima abitudine di non sentire mai pronunciare “scuse” nemmeno quando il successivo replay della regia internazionale smentisce la ricostruzione dell’evento appena offerta. L’incompetenza regna sovrana, con le facce (sempre le stesse) e le voci che non aggiungono mai nulla a quanto è semplicemente comprensibile limitandosi a guardare le azioni che scorrono sullo schermo.

La Rai dovrebbe avere le professionalità e le risorse per garantire ben altro servizio, la scusa della “gratuità” (che poi tanto gratuita non è visto che ci tocca pagare il canone puntualmente) non regge. Sarà egoista dirlo nei confronti di quanti non possono permettersi di pagare i costosi abbonamenti alla pay e sono giustamente abituati a guardare questo tipo di eventi sportivi senza dover sborsare altro denaro che non sia quello della “tassa sul possesso del televisore”, ma personalmente mi auguro che questi Europei siano gli ultimi in esclusiva Rai. La speranza che improvvisamente Rai Sport faccia largo ai giovani, alla nuova scuola di giornalisti (quelli che ad oggi lavorano da altre parti) è ormai vana.