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L’arte non è Marte, il museo in tv è laboratorio creativo. Grazie a Mario Torre

Su Sky Arte prosegue la sfida a squadre tra giovani appassionati

Parlare di arte in tv è un’impresa talmente ardua, persino più che parlare di libri, che in pochi vi si sono avventurati. Ci ha provato Vittorio Sgarbi tra una polemica e l’altra, ma spesso la sua grande cultura in materia è stata oscurata dalla sua verve da opinionista.

La stessa Francesca Cavallin, oggi attrice di fiction famosa per Un medico in famiglia, ha condotto – in virtù della sua tesi in Storia dell’Arte – una rubrica sull’arte del Novecento, all’interno di Omnibus Estate su La7.

Ricordiamo, però, che il satellite ha un canale chiamato Sky Arte Hd (130), che ha partorito un esperimento incredibile, per quanto folle: coniugare tv dei ragazzi e educazione artistica insieme.

Il risultato è un programma bellissimo, una delle novità più encomiabili di questa stagione (prodotta dalla Except e ideata da Paola Bozzolo, già autrice di Adriana Tino e me su DeA Junior, e Nina Moreau): L’arte non è Marte, ancora in onda la domenica e il martedì alle 20.30 su Sky Arte Hd.

In ogni puntata due squadre, formate da tre ragazzini ciascuna, parte alla volta di tre missioni a regola d’arte. Nella prima, Caccia all’opera, le squadre vengono inviate in un museo, in cui devono trovare un capolavoro sulla base di alcuni indizi. Nella seconda, Tablaeu vivent, devono reinterpretare un’opera e ridarle vita, conoscendone prima di tutto le coordinate generali. Nell’ultima, intitolata All’opera, devono essi stessi realizzare una loro creazione artistica.

A guidarli e giudicarli per tutto il tempo in un studio coloratissimo è Mario Torre, un giovane artista e scenografo che in tv funziona tantissimo. Ha una buona capacità comunicativa, è simpatico e ci fare coi bambini (oltre a usare termini in buon italiano come ‘cianfrusaglie’, ‘taccuino’ e ‘ciarpame’).

Così la mission del programma è subito esaudita, l’arte smette davvero di annoiare e diventa non solo un gioco per i più piccoli, ma un laboratorio creativo per tutta la famiglia. Ancora una volta Sky realizza un gioiello tridimensionale, con la tavolozza di colori che esce dallo schermo e l’attacco d’arte che contagia persino più di quelli di Muciaccia.

L’auspicio, insomma, è che arrivino cento di queste trasmissioni (e siano vantate da Sky più di X Factor) per raccontare l’altra faccia dei preadolescenti, che amano anche trovare il lato ludico di un museo e si divertono davvero a fare “gli Indiana Jones dell’Arte”.

Bellissima l’immagine a fine puntata dell’Albero dell’Arte, che esibisce le fotografie simbolo di ogni puntata: un evidente tributo nostalgico all’Albero Azzurro di Dodò e a una tv che sapeva affabulare con la sola forza della manualità e del racconto. Qui, va detto, l’apporto grafico e tecnologico ha un certo peso nell’appeal complessivo.

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L’arte non è Marte: le foto della seconda puntata sull’arte povera
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